OpenAI, l’azienda che ha creato ChatGpt, disegnarto una roadmap che suggerisce alcune linee guida per ridurre gli impatti delle IA sulla società e guidare le democrazie verso un futuro caratterizzato da superintelligenze che assisteranno gli esseri umani.
Il documento intitolato “Industrial Policy for the Intelligence Age: Ideas to Keep People First”, assume un senso particolare se si considera che, lo scorso 20 marzo, la Casa Bianca ha pubblicato un quadro legislativo nazionale sull’IA chiedendo al Congresso di trasformalo in legge, avviando così discussioni e prese di posizione che stanno dividendo sia la Camera dei rappresentanti, sia il Senato.
L’amministrazione Trump sta cercando di consolidare il sostegno alle politiche tecnologiche favorevoli alle imprese e OpenAI entra di prepotenza nel dibattito.
Occorre una prima considerazione: a febbraio del 2026 Anthropic, rifiutando la richiesta del Pentagono di potere usare modelli AI senza limitazioni, ha ribaltato l’equilibrio secondo cui toccherebbe agli organi statali e governativi sorvegliare che le aziende private applichino regole etiche, e non il contrario.
E oggi OpenAI, un’altra azienda privata, suggerisce al governo come dovrebbe comportarsi in materia di politiche fiscali, sociali e del lavoro.
Un fondo pubblico
OpenAI auspica la creazione di un fondo pubblico nazionale finanziato in parte dai contributi versati dalle aziende IA e destinato a investire in società tecnologiche, per versarne poi i rendimenti ai cittadini.
Il modello di riferimento è l’Alaska Permanent Fund, fondo sovrano creato nel 1976 dallo Stato dell’Alaska per gestire e investire parte dei proventi derivanti dal petrolio versando i profitti ai cittadini, una somma che per il 2026 è di mille dollari l’anno e che cambia a seconda delle performance del fondo stesso.
Un parere simile è già stato espresso nel 2025 da Vinod Khosla, fondatore di Khosla Ventures e primo investitore istituzionale di OpenAI, che ha suggerito al governo di comprare il 10% di tutte le aziende quotate in borsa per ridistribuire i dividendi agli americani.
Tassare i capitali
Spostare il carico fiscale dal lavoro al capitale perché, sostiene OpenAI, la crescita guidata dalle IA rischia di erodere il gettito con cui vengono finanziati il sistema pensionistico, quello sanitario e diversi ammortizzatori sociali.
OpenAI suggerisce quindi imposte più elevate sui redditi societari e sui rendimenti legati all'IA, convergendo ancora una volta con le idee di Khosla, secondo il quale gli Stati Uniti dovrebbero eliminare l’imposta federale sui redditi inferiori ai 100mila dollari l’anno (86.500 euro circa).
Khosla ha una visione nera del futuro e teme che l’80% dei posti di lavoro potrebbe scomparire entro il 2030, fatto che – a suo dire – potrebbe mettere in ginocchio la politica americana.
Per il miliardario, insomma, l’IA favorirà il capitale e penalizzerà il lavoro ed è proprio dal capitale che il governo dovrà incamerare gettito.
Il senatore indipendente (ma vicino ai Democratici) Bernie Sanders sposa il pessimismo di Khosla, convinto che le IA elimineranno circa 100 milioni di impieghi negli Stati Uniti, pure essendo più propenso all’introduzione di una “robot tax” a carico delle aziende che sostituiscono i lavoratori.
Anche l’idea di Sanders non è del tutto nuova e trova conforto nel parere di Bill Gates, convinto che robot e lavoratori umani sono da tassare nello stesso modo. Il fondatore di Microsoft si è pronunciato in questo senso nel 2017 – quindi prima che le IA diventassero diffuse su vasta scala – incassando i pareri avversi di molti economisti – convinti che i carichi fiscali sono nemici dell’innovazione.
Ci sono però divergenze abissali tra Sanders e OpenAI. Per il primo, infatti, la transizione non può essere guidata da aziende private.
La settimana corta e i benefit aziendali
Lavorare meno per lo stesso stipendio. OpenAI suggerisce una settimana lavorativa di quattro giorni senza riduzioni salariali, chiedendo alle aziende anche di aumentare i contributi pensionistici e di coprire una quota maggiore dei costi sanitari.
In questi ambiti OpenAI fa leva sulla responsabilità delle aziende e meno su quelle governative, sulle cui spalle scarica però la necessità di stabilire sistemi per monitorare gli impatti delle IA sull’occupazione, attivando misure proporzionali al tasso di senza lavoro.
Gli scenari estremi come leva politica
Il documento di OpenAI si apre e si chiude citando scenari di trasformazione radicale nei quali figura la possibilità che, entro pochi anni, si arrivi a una superintelligenza capace di ristrutturare l’intera economia e nei quali, non di meno, traspare il rischio che la Cina domini il mondo se non sarà l’America a conquistarla per prima.
Proiezioni non supportate da dati certi che creano un senso di urgenza tale da sacrificare le necessarie cautele regolatorie.
L’American Enterprise Institute, centro che produce studi su economia e lavoro, sposa argomenti opposti a quelli sostenuti da OpenAI e da Bernie Sanders, dichiarando che non ci sono evidenze di una massiccia sostituzione di impieghi.
Il paradosso è presto servito: OpenAI e Sanders disegnano scenari catastrofici per giustificare le rispettive agende politiche.
Per OpenAI sono necessari meno ostacoli e più sussidi, mentre il senatore indipendente auspica maggiori regolamentazioni e protezioni per i lavoratori.
Il conflitto d'interessi
OpenAI è un’azienda che sviluppa e produce le tecnologie di cui enumera i pericoli. Volersi ritagliare il ruolo di comprimaria nel proporre soluzioni è – nel migliore dei casi ipotizzabili – una strategia per modellare la regolamentazione prima che quest’ultima imponga norme che le sono invise.
In aggiunta, è opportuno considerare che OpenAI si prepara a una Ipo, ha chiuso un round di finanziamento privato da 122miliardi di dollari e ha acquisito un talk show con l’intento di esercitare un certo controllo sulla narrazione mediatica del fenomeno delle IA.
Non va inoltre dimenticato che la sua struttura ibrida (no-profit e for-profit) è oggetto dell’attenzione politica e mediatica, così come lo è il Ceo Sam Altman la cui immagine è messa in discussione e sembra conciliarsi male con quella di un’azienda che vuole ritagliarsi un posto nella governance delle IA.
Il documento di OpenAI non risolve la domanda centrale. Non chiarisce con quale legittimità le IA, così pervasive, possono essere governate da chi ha il maggiore interesse economico nello svilupparle in modo pressoché incontrollato.