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YouTube e X fomentano l’ecosistema della nudificazione

YouTube e X fomentano l’ecosistema della nudificazione

Un rapporto dell’Institute for Strategic Dialogue mappa il ciclo di vita dei contenuti inappropriati dal luogo in cui vengono creati ai mezzi con i quali vengono diffusi e monetizzati

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I dati rivelano che il mercato della nudificazione è sofisticato e tanto maturo da mettere in condizione chi lo gestisce di eludere i controlli e le politiche delle piattaforme attraverso le quali i contenuti vengono distribuiti.

Non è solo questione di aspetti tecnici o economici, queste pratiche sono alimentate da dinamiche di potere, di controllo e di misoginia. L’obiettivo ultimo, infatti, stando a quanto ricostruito dal report curato dall’Institute for Strategic Dialogue (ISD), è l’esposizione delle donne alla pubblica umiliazione e la volontà smaccata di avere un impatto negativo sulle loro vite.

C’è quindi un ecosistema online nel quale la nudificazione la fa da padrona e le politiche delle piattaforme social, per quanto pubblicamente dichiarate, difettano nell’intercettare i contenuti che sostengono di disapprovare e di impegnarsi per debellare.

Cosa è la nudificazione

Termine mutuato dall’inglese nudify, la nudificazione è una tecnica di deepfake che trasforma un contenuto innocente in uno relativo alla sfera più intima e privata. Così, per esempio, la foto in cui una persona appare vestita, viene elaborata tramite modelli IA e trasformata in una versione falsa che la ritrae nuda o impegnata in pratiche sessuali. I risultati sono contenuti falsi ma realistici, creati quasi sempre senza consenso e, in virtù di ciò, rappresentano una forma di violenza digitale.

Il ruolo delle piattaforme social nella nudificazione

A marzo del 2026, l’ISD ha individuato 181 siti che permettevano di caricare immagini di persone e produrre fotografie o video sessualizzati mediante nudificazione, face swap (sostituzione dei volti) o altre tecniche di intelligenza artificiale.

Questi 181 siti ricevevano complessivamente più di 40,1 milioni di visitatori unici al mese, calcolati come media tra dicembre 2025 e marzo 2026, ossia l’intero periodo preso in esame dal rapporto. Il sito più visitato superava, da solo, i 9 milioni di visitatori unici mensili mentre, nei quattro mesi coperti dall’indagine ISD, i dieci siti più gettonati hanno raccolto, insieme, 161 milioni di visite.

Di queste, e occorre evidenziare la criticità della diffusione dei contenuti, 84,5 milioni di visite sono avvenute per accesso diretto ai siti mentre 40,3 milioni di visite (il 25%, una su quattro, ovvero oltre 40 milioni) provengono da persone che hanno trovato i servizi di nudificazione tramite risultati non sponsorizzati sui motori di ricerca.

Al di là di questi dati c’è un valore che assume un significato particolare: circa 5,8 milioni di visite ai siti di nudificazione (il 3,6%) sono state instradate dai social media, quelle piattaforme che si impegnano, sul piano dialettico almeno, a combattere il proliferare di tutto ciò che – secondo le rispettive policy – è da demonizzare.

Le visite generate dalle piattaforme social

Come scritto sopra, le piattaforme social hanno prodotto complessivamente 5,789 milioni di visite ai dieci maggiori siti di nudificazione tra dicembre 2025 e febbraio 2026. Ogni piattaforma ha contribuito in modo diverso e, sul podio, spiccano YouTube, X (Twitter) e Reddit che, per sua natura, consente agli utenti di usare uno pseudonimo e non richiede il loro nome reale, a patto che non si spaccino per altre persone.

Reddit ammette contenuti pornografici tra adulti consenzienti, purché opportunamente contrassegnati come non adatti a una platea di minorenni e pubblicati in comunità che li consentono.

Tuttavia, le policy di Reddit vietano molestie, odio, minacce e incitamento alla violenza, spam, violazioni della privacy, materiale sessuale riguardante minori, immagini intime senza consenso, contenuti illegali e transazioni proibite. Ciò significa che, al di là dei discorsi di facciata, Reddit – come del resto YouTube – è veicolo di contenuti che si impegna a intercettare e a cancellare.

Questi numeri non rappresentano la quantità di immagini prodotte o pubblicate. Misurano le visite arrivate ai primi dieci siti di nudificazione attraverso collegamenti presenti sulle diverse piattaforme.

L’ISD fa anche notare che Telegram, WhatsApp, Discord e i gruppi privati di Facebook e Instagram risultano necessariamente sottostimati, perché i sistemi di monitoraggio utilizzati per allestire il report hanno potuto osservare soltanto i contenuti pubblici. Ciò ha escluso le conversazioni cifrate, i gruppi chiusi e molti server privati risultavano invisibili.

La diffusione dei link

In misura diversa le piattaforme social consentono agli utenti di conoscere i siti di nudificazione mediante contenuti che promuovono gli stessi siti, che recensiscono gli strumenti per manipolare le foto o che offrono tutorial sul come usarli al meglio.

Non di meno, l’ISD ha anche intercettato contenuti che offrono collegamenti diretti ai siti e che diffondono informazioni sull’ottenimento di codici promozionali per provare questi servizi a prezzi scontati, anche al costo di un solo dollaro (88 centesimi di euro). Stando ai ricercatori, questo materiale – contrario alle policy delle piattaforme – era comunque facilmente individuabile e accessibile.

Il ruolo di Grok

Grok è il chatbot basato sull’intelligenza artificiale sviluppato da SpaceXAI, società fondata da Elon Musk. È integrato anche nel social network X e può rispondere alle domande degli utenti, cercare informazioni, analizzare contenuti e generare testi e immagini.

Lo studio ha rilevato che gli utenti rispondevano alle fotografie pubblicate da donne menzionando l’account @grok e chiedendo di spogliarle, ridurne gli abiti o modificarle sessualmente. Tra novembre 2025 e il 1° aprile 2026 sono stati individuati più di 428.000 post contenenti richieste rivolte a Grok per cambiare l’abbigliamento o l’aspetto di donne.

La maggior parte delle richieste è stata pubblicata tra la fine di dicembre 2025 e l’11 gennaio 2026, durante il massimo dell’attenzione pubblica sulla leggerezza con cui Grok consentiva agli utenti di elaborare immagini.

Il 9 gennaio 2026, X ha limitato ai clienti paganti l’accesso alle funzioni coinvolte e, il 14 gennaio, ha introdotto ulteriori protezioni contro le richieste di ridurre o rimuovere i vestiti delle persone ritratte nelle foto. Secondo ISD, Grok sembra avere successivamente smesso di eseguire molte di queste richieste, ma le immagini sessualizzate create precedentemente risultavano ancora accessibili alla fine di marzo 2026.

Il ruolo delle app di messaggistica

Marginale per le quantità di traffico generato, consentono la diffusione di link e materiale mediante i canali, che sono a loro volta coacervi difficili da monitorare. Celebre il caso di Telegram che ha coinvolto anche donne italiane e altrettanto tristemente famoso il gruppo Facebook Mia moglie.

L’economia sottostante

Al di là delle tecnologie per la nudificazione e delle immagini create c’è un giro finanziario bene organizzato. Ne fanno parte i reclutatori che trovano persone disposte a prestare le proprie coordinate bancarie per elaborare i pagamenti, promettendo guadagni extra tra i mille e i 5mila dollari al mese (tra gli 880 euro e i 4.400 euro). L'indagine ha individuato che 24 dei 181 siti esaminati consentivano pagamenti in criptovalute e, 12 di questi, avevano pagine dedicate a programmi di affiliazione o referral; un dato che l'ISD stessa considera sottostimato. Un sito dichiarava di avere pagato più di 2,6 milioni di dollari in commissioni, offrendo agli affiliati fino al 40% dei ricavi pagati settimanalmente in Tether, una criptovaluta ancorata al valore del dollaro americano.

I messaggi dichiarati e il non detto

Il rapporto ISD scandaglia in profondità piattaforme e app di messaggistica, ma il tenore è sempre il medesimo. Sono tutte risorse che informano sull’esistenza e sui rischi della nudificazione, così come ne amplificano la portata, li rendono più facilmente individuabili e forniscono il know-how necessario per usarli.

Rimane il problema delle applicazioni che non si presentano apertamente come strumenti di nudificazione ma possono essere impiegate allo stesso scopo e, tra queste, c’è un nutrito emisfero di editor fotografici basati su intelligenze artificiali, applicazioni pronte all’uso per rimuovere abiti o sostituire volti. Tutte applicazioni il cui uso è impossibile da monitorare ma che contribuiscono ad alimentare il problema.

In molti casi, stando a quanto ricostruito dall’Institute for Strategic Dialogue, l’obiettivo è umiliare pubblicamente le donne, degradarle e danneggiarne deliberatamente la vita privata, sociale o professionale.

Le immagini manipolate vengono utilizzate anche come strumenti di vendetta, punizione e intimidazione, per esercitare un dominio sull’immagine pubblica delle vittime e condizionarne il comportamento.

La diffusione nei forum e sui social aumenta inoltre il rischio di molestie, stalking e produzione di ulteriori contenuti abusivi, mentre gli autori possono essere spinti anche dall’approvazione delle comunità online nelle quali vengono celebrati. Secondo il report, questa dinamica trasforma i deepfake intimi non consensuali in una vera e propria arma misogina, capace di riprodurre strutture sociali fondate sul dominio maschile e sulla pretesa di disporre sessualmente delle donne.

Il vuoto normativo

Il report descrive soprattutto il Regno Unito, dove oggi è reato creare, commissionare, condividere o minacciare di condividere deepfake sessuali senza consenso. Il Crime and Policing Act 2026 colpisce anche chi fornisce strumenti di nudificazione e impone la rimozione dei contenuti segnalati entro 48 ore.

La lacuna britannica riguarda soprattutto gli app store, che non ricadono pienamente negli obblighi dell’Online Safety Act - la legge britannica sulla sicurezza dei servizi online - e la frammentazione dei controlli su piattaforme, pagamenti e infrastrutture.

In Italia, l’articolo 612-quater del Codice penale punisce con la reclusione fino a cinque anni chi diffonde deepfake ingannevoli senza consenso e provocando un danno. La norma italiana, diversamente da quella britannica, non punisce espressamente la sola creazione o commissione privata del contenuto riguardante un adulto e si concentra soprattutto sulla diffusione di tali contenuti. Aspetto questo che non è sfuggito al dibattito giuridico nostrano, che invoca maggiore coerenza tra le leggi nazionali e quelle europee.