Un girasole spaziale progettato da quattro giovani ingegneri aerospaziali per fornire energia solare continua ai satelliti e alle attività di manutenzione nello spazio. E' la storia di Revolv Space, startup nata tra Torino e l'Olanda su intuizione di quattro giovanissimi – all'epoca 24enni – che hanno progettato un dispositivo innovativo in grado di funzionare a 36mila km da Terra. Oggi, la space economy non prevede solo missioni di ritorno sulla Luna, come Artemis o progetti ambiziosi di raggiungere Marte, ma anche servizi essenziali alla vita terrestre: telecomunicazioni, previsioni del meteo, osservazione della Terra. Attività svolte da soggetti pubblici e privati che si svolgono in orbita e che hanno bisogno di energia, ma anche di manutenzione.
Uno dei servizi in rapida crescita nello spazio, è il cosiddetto In-Orbit Servicing (IOS), l'insieme di tecnologie, manovre e operazioni spaziali volte a riparare, rifornire, aggiornare, spostare o recuperare i satelliti e le infrastrutture già presenti nello spazio, senza doverli sostituire con nuovi lanci. Fino a pochi anni fa, un satellite con un pannello solare guasto diventava automaticamente spazzatura spaziale, anche se tutti i suoi sistemi informatici erano ancora perfettamente funzionanti. L'In-Orbit Servicing cambia radicalmente questo paradigma in quell'ottica di sostenibilità che dalla Terra ha raggiunto lo spazio. Dopo decenni dominati da agenzie governative e grandi contractor, oggi possono operare nello spazio anche aziende giovani e specializzate, che costruiscono alleanze e uniscono competenze complementari per affrontare missioni sempre più ambiziose.
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Nel 2022, all'università di Delft nei Paesi Bassi ha inizio la storia di Marco Sala e Filippo Oggionni, due giovani provenienti dal Politecnico di Torino che insieme ad altri due colleghi originari della Polonia, intuiscono la necessità di nuovi sistemi per alimentare satelliti privati di piccole dimensioni. Sviluppano il loro girasole spaziale, chiamato SARA Pro, che consente di alimentare con l'energia solare i satelliti in orbita. Rientrati a Torino, danno avvio a Revolv Space ed a quattro anni dallo start, l'avventura è un successo.
“Le tecnologie di alimentazione usate per i satelliti sono pannelli solari fissi, ma i satelliti devono eseguire una serie di operazioni complicate mentre ruotano intorno alla Terra ed il risultato è che non hanno molta energia disponibile proprio perché non sono sempre orientati verso il Sole. Il sistema che abbiamo inventato permette ai pannelli solari di ruotare e inseguire la luce solare, consentendo a chi coordina la missione di non preoccuparsi più dell'aspetto energetico coperto da SARA Pro” ci spiega Marco Sala, oggi 28enne, co-founder ed attuale Ceo di Revolv Space.
Come il girasole insegue il Sole per assorbire più luce possibile, i sistemi di Revolv Space orientano i pannelli solari verso la sorgente primaria, per produrre energia in modo continuo e stabile. Eseguono decine di migliaia di rotazioni, in assenza di atmosfera e sfidando escursioni termiche di più di 100 °C per tutta la missione, che può durare tra i 5 e i 7 anni. L'intuizione dei quattro ingegneri aerospaziali è piaciuta, tanto che ora la startup italiana guarda al mercato europeo, ma anche a quello americano. Nel frattempo è salita di un altro gradino importante: il raggiungimento dell’orbita geostazionaria che non è soltanto più lontana dalla Terra, ma pone condizioni più dure, visto che le radiazioni sono molto più intense. Sopravvivere lassù richiede una tecnologia matura e resiliente.
“Revolv Space si occupa di tutti i sistemi e componenti necessari a generare potenza all'interno dei satelliti. Mettiamo insieme i vari pezzi del puzzle: l'ala solare, il meccanismo di rotazione e la gestione della potenza” spiega ancora Marco Sala, orgoglioso che un'azienda francese, Infinite Orbits, abbia scelto il loro prodotto per operare in orbita e fare manutenzione dei satelliti. Ed eccoci di ritorno sul concetto iniziale,l’in-orbit servicing, servizio di riparazione effettuato da un satellite su un altro satellite.
Immaginiamo quanto possa essere complesso permettere a due oggetti, i satelliti, che viaggiano a velocità altissime di incontrarsi con precisione millimetrica. Per questo si tratta di missioni altamente automatizzate per sostituire componenti guasti, sblocco di antenne o pannelli solari inceppati durante il dispiegamento. Un’interruzione di energia elettrica sarebbe fatale.
“Ogni satellite monta solitamente due meccanismi - uno a destra e uno a sinistra -, ognuno dei quali gestisce un'ala composta da due o tre pannelli solari. Revolv Space si concentra in modo iper-specializzato sulla prima parte: ricevere la luce, convertirla in elettricità e trasferirla in modo sicuro all'interno del satellite dove viene stoccate nelle batterie” spiega ancora Sala.
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"L’in-orbit servicing è la direzione verso cui si sta muovendo l’infrastruttura spaziale: noi vogliamo essere il partner che trasforma energia solare in potenza su cui i produttori di satelliti possono contare e che possono usare per le missioni più ambiziose", ha aggiunto Filippo Oggionni, Chief Commercial Officer e Co-Founder, Revolv Space. D'altronde, l'IOS è il mattone fondamentale per la futura Space Logistics e per la produzione industriale nello spazio, fondamentale per la costruzione di grandi strutture o stazioni spaziali commerciali.
Per competere nella corsa allo spazio, servono ottime idee e capitali importanti, ma una visione chiara e ottimizzazione dei processi industriali possono fare la differenza. Dice ancora Sala: “La nostra innovazione è soprattutto nell'approccio industriale, ci rivolgiamo ad aziende private che hanno logiche commerciali stringenti, chiedono tempi di consegna di pochi mesi non più anni e costi ridotti, per questo abbiamo utilizzato soluzioni mutuate dal settore automotive. Questo ci permette di avere una filiera molto più snella, veloce ed economicamente competitiva”.