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Rama: “Ho vinto le elezioni perché gli albanesi hanno voglia di Europa”

(reuters)

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Intervista al primo ministro che domenica ha trionfato alle elezioni, diventando il leader più longevo del Paese dopo Enver Hoxha
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TIRANA – Ha vinto anche questa partita, il socialista Edi Rama: a più di metà dei seggi scrutinati era al 52,6 per cento contro il 34 del suo avversario Sali Berisha, del Partito democratico, di destra.

Per la quarta volta è primo ministro dell’Albania. Questo fa di lei il leader più longevo del Paese dopo Enver Hoxha. Se lo sarebbe immaginato, quando da studente delle Belle Arti scese in piazza contro la dittatura?

«Se qualcuno me l’avesse detto gli avrei detto di andare dallo psichiatra».

Ora è uno dei pochi socialisti vincenti in Europa.

«Sì, non siamo molti. La nostra forza qui in Albania è legata a due pilastri: la nostra ambizione di trasformare l’Albania e seguire una visione coraggiosa di modernizzazione senza mai mollare. E il partito vero, molto bene organizzato ovunque nel Paese, una macchina da guerra imbattibile nel territorio».

TIRANA – Ha vinto anche questa partita, il socialista Edi Rama: a più di metà dei seggi scrutinati era al 52,6 per cento contro il 34 del suo avversario Sali Berisha, del Partito democratico, di destra.

Per la quarta volta è primo ministro dell’Albania. Questo fa di lei il leader più longevo del Paese dopo Enver Hoxha. Se lo sarebbe immaginato, quando da studente delle Belle Arti scese in piazza contro la dittatura?

«Se qualcuno me l’avesse detto gli avrei detto di andare dallo psichiatra».

Ora è uno dei pochi socialisti vincenti in Europa.

«Sì, non siamo molti. La nostra forza qui in Albania è legata a due pilastri: la nostra ambizione di trasformare l’Albania e seguire una visione coraggiosa di modernizzazione senza mai mollare. E il partito vero, molto bene organizzato ovunque nel Paese, una macchina da guerra imbattibile nel territorio».

Però Berisha e i suoi hanno denunciato brogli.

«Sono abituato. In 35 anni di pluralismo non hanno mai riconosciuto veramente un’elezione persa. Ci sono stati casi isolati di voti fotografati e pubblicati nei social da albanesi all’estero che hanno votato per la prima volta con grande entusiasmo. Le uniche denunce che contano sono quelle riferite alla nostra procura speciale, la Spak, che deve verificare tutto. Il resto sono chiacchiere da bar dopo una partita persa. Dove la colpa è sempre degli avversari o dell’arbitro».

Di presunte intimidazioni e condizionamenti parlano anche gli osservatori dell’Osce. Ma mettono in evidenza anche le misure messe in campo per prevenire.

«È un rapporto preliminare, migliorabile con contributi fattuali. Ci sono criticità che non condividiamo e lo metteremo per iscritto. Ce ne sono altre che dobbiamo correggere per migliorare ulteriormente. Ma il punto più importante è che gli osservatori hanno apprezzato molto gli sforzi fatti finora e di questo andiamo orgogliosi».

Test superato, insomma?

Queste elezioni sono state un referendum sull’Europa. Abbiamo vinto perché qui c’è una gran voglia di Europa che noi incarniamo meglio di tutti. La gente vuole arrivarci. Stiamo negoziando a velocità impressionante».

È finita l’anticamera?

«Dopo un’ eternità, siamo a un passo e bisogna sfruttare il momento: la Ue è una casa di ricchi e non apre la porta quando bussi. Devono avere l’interesse a farlo e ora l’hanno aperta. Ma non è detto che lo sarà per sempre».

Il sogno europeo però nel Vecchio continente non interessa più a tanti.

«Gli europei hanno vissuto a lungo il benessere senza mal di testa e hanno dimenticato tante brutte cose del passato. Diventando ricchi si perde la capacità di avere lunga memoria. Per noi è una questione di dignità e di diritto di cittadinanza in un continente dove siamo un popolo antico, ma siamo trattati sempre come stranieri. Essere europei non solo per diritto naturale, ma anche europeo, è per noi un traguardo storico».

Venerdì ospiterà i capi di Stato del Consiglio politico europeo e lei ha siglato un accordo con Kosovo e Croazia che non è piaciuto al premier filorusso serbo. Vi sentite il fronte europeista nei Balcani? Come si arriva alla pace in Ucraina?

«Sarà un incontro molto importante: è il primo dopo gli sviluppi tra Russia, Ucraina e Usa. Penso che l’Europa debba avere la sua idea chiara su questa nuova partita aperta nel mondo e cercare di essere unitissima. E dobbiamo tenere anche i Balcani il più possibile coesi nel cammino europeo. Ci stiamo provando, con relazioni positive con tutti, Serbia inclusa. Imparare a guardare il passato con gli occhi del futuro è fondamentale per non ricascare nelle trappole della Storia».

Ci saranno sviluppi nell’accordo con l’Italia per il rimpatrio dei migranti siglato con Giorgia Meloni?

«Sono stanco di ripetere la stessa risposta. Noi abbiamo fatto la nostra parte, sta all’Italia gestire i centri».

La sinistra italiana però l’ha criticata: l’operazione, dice il Pd, non è in linea con i valori del socialismo europeo.

«Io ho la mia idea di socialismo europeo. Per me non ci sono confini ideologici che impediscono di lavorare con altri che possono pensarla diversamente su certe cose. Non credo alle caricature che ci dividono in campi nemici».

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