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Il reportage
Viaggio nella città degli orsi: la ricetta rumena per la convivenza fra umani e plantigradi

Viaggio nella città degli orsi: la ricetta rumena per la convivenza fra umani e plantigradi

Bãile Tusnad, una cittadina della Transilvania, ha elaborato un modello per rendere pacifica la convivenza con i moltissimi orsi presenti sul territorio. In pochi anni cassonetti sigillati, recinti elettrificati - ma anche ricerca scientifica e formazione - hanno ridotto drasticamente i conflitti

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Bãile Tusnad sembra essere stata strappata al bosco. Guardandosi intorno dal suo piccolo lago Ciucas non si vedono altro che sconfinate foreste. E anche se sono passati più di 150 anni da quando qui abitazioni e centri benessere vennero costruiti in tutta fretta dopo la scoperta di una promettente fonte termale, la natura ancora oggi si prende la sua rivincita inghiottendo le case abbandonate. Questa che, con appena 1374 abitanti, è la più piccola città della Romania (in una zona della Transilvania dove si parla ungherese), sorge nel bel mezzo di un importante corridoio ecologico dei Carpazi, utilizzato da diverse specie animali. Tra cui gli orsi: si tratta di una delle zone europee con la più alta concentrazione di questi animali. Si potrebbe pensare che la popolazione locale sia spaventata o magari addirittura esasperata da questa presenza. Eppure chiedendo agli abitanti si scopre che è tutto il contrario. “Se non trovano spazzatura da mangiare, non si avvicinano”, dice perentorio Tibor Becze, che lavora all’ufficio turistico.

Passeggiando in giro salta all’occhio come la stragrande maggioranza delle case e degli alberghi abbiano recinzioni elettrificate. È solo uno tra i tanti cambiamenti avvenuti di recente. “Qualche anno fa la situazione era molto diversa, gli orsi venivano in città e talvolta si verificavano incidenti, le persone avevano paura di uscire quando faceva buio, ora invece rimangono nella foresta”, racconta Erdély Bálint, che lavora come receptionist in uno dei principali hotel della città. Fino al 2021, tra aprile e ottobre, era normale vedere gli orsi aggirarsi tra le case in cerca di cibo e non di rado riceverlo direttamente da turisti o albergatori. “Capitava anche che venissero accidentalmente investiti dalla auto”, fa notare il giovane poliziotto Stefana Viorel, rassicurandoci sul fatto che ora invece non capita più.Tutto è cambiato da quando l’amministrazione locale, insieme a esperti e associazioni, ha lanciato un progetto per creare una ‘bear smart community’, ovvero un luogo dove uomini e orsi possano convivere, pacificamente.

I cassonetti antiorsi
I cassonetti antiorsi 

Un rapporto complicato

Secondo l’ultimo censimento del governo (2025), gli orsi presenti in Romania sarebbero tra 10 e 13mila (la più ampia popolazione in Europa dopo quella russa), un numero che è cresciuto costantemente negli ultimi decenni. Le associazioni ambientaliste sospettano però che questa stima sia eccessiva, visto che è il risultato di una ricerca genetica dalla metodologia opaca. In ogni caso, è indubbio che il numero di plantigradi nel Paese sia il più alto dell’Unione Europea. Non per niente, questo è l’animale simbolo della nazione: lo si può trovare ritratto sulle calamite per il frigorifero o sotto forma di peluche e per chi cerca di avvistarlo in sicurezza esistono diversi capanni fotografici pensati ad hoc. Allo stesso tempo, però, le notizie anche più recenti parlano di persone rimaste vittime di aggressioni e di animali uccisi dopo essere stati protagonisti di un attacco. Soltanto all’inizio di luglio, sulla nota strada panoramica Transfagarasan DN7C, il motociclista Omar Farang Zin, 48enne del Varesotto, aveva perso la vita dopo essersi avvicinato ai cuccioli di un’orsa, che lo aveva ferito e trascinato in un burrone. L’animale, individuato, era stato poi abbattuto. Alcuni credono che incidenti come questo siano dovuti al numero eccessivo di orsi presenti in alcuni territori, ma in realtà molto spesso sono la diretta conseguenza di comportamenti scorretti da parte dell’uomo, su tutti quello di fornire cibo.

Zone della Romania come quella di Bãile Tusnad hanno convissuto con gli orsi per secoli. Anche per questo la popolazione è consapevole dell’imprescindibile ruolo che questi animali giocano tanto per l’economia locale, attraendo molti turisti, quanto per l’ecosistema: essendo all’apice della catena alimentare contribuiscono a evitare squilibri al suo interno, oltre a promuovere la biodiversità e prevenire la diffusione di malattie (come l’influenza suina) attraverso il consumo delle carcasse degli animali. Il comportamento degli orsi, però, è cambiato negli ultimi decenni. “Fino a 30 anni fa, vivevano ad altitudini più elevate, ora invece li si trova in zone collinari, dove sono stati attratti anche dalle mangiatoie usate dai cacciatori per catturare le prede”, spiega Cristian Remus Papp, biologo esperto di grandi carnivori di Wwf Romania. La spazzatura facilmente accessibile e l’abitudine a essere nutriti dalle persone li hanno spinti fino in città. “La causa dei conflitti che si verificano è sempre da ricercare nell’assenza di misure di prevenzione e di educazione della popolazione locale e dei turisti”. Consapevole di queste problematiche, l’amministrazione di Bãile Tusnad ha cercato un rimedio. Così, grazie alla collaborazione con il Wwf e altre associazioni locali, è partito il progetto che ha trasformato la cittadina e, soprattutto, il rapporto tra i suoi abitanti e gli orsi.

La cittadina romena con la sua foresta
La cittadina romena con la sua foresta 

Il modello Bãile Tusnad

Dopo un’analisi sulle feci lasciate dagli animali, che rivelava come si nutrissero nei frutteti locali, è stata presa la prima, drastica, misura: tagliare tutti i meli e pruni presenti sui terreni pubblici, sostituendoli con altri alberi che non li attraessero. Allo stesso tempo sono state ripulite le aree verdi che potevano costituire dei nascondigli. L’approccio per ridurre i conflitti, poi, è diventato sistematico coinvolgendo attivamente la popolazione, che ha provveduto a dotarsi di recinti elettrici (presenti nel 90% delle proprietà), ma anche a gestire i rifiuti organici diversamente, evitando di lasciarli all’aperto. L’amministrazione ha anche predisposto cassonetti e cestini dei rifiuti a prova di orsi, che si sono rivelati cruciali nello scoraggiarli ad avvicinarsi al centro abitato. Per formare locali e turisti, è stata creata la ‘Eco bear cave’, un centro che offre - anche ai bambini - un programma educativo integrato sul tema della coesistenza uomo-orso, indicando, ad esempio, come comportarsi nel caso di un incontro. In aggiunta, la cittadina è diventata sede di due eventi a cadenza annuale: il Tusnad ecobear festival, aperto al pubblico, e la Tusnad ecobear conference, rivolta agli specialisti.

Alcuni atteggiamenti sono cambiati solo in seguito a maggiori controlli da parte della gendarmeria (una delle due principali forze di polizia romene) e all’uso di telecamere. “Nel 2021 c’erano clienti degli hotel che lasciavano cibo nel parcheggio per attrarre gli orsi e poi fotografarli dalla loro camera ai piani alti; mentre un turista, ubriaco, aveva cercato di accarezzare un cucciolo, venendo attaccato dalla madre e rimanendo ferito, per fortuna solo in modo lieve”, racconta il sindaco Zsolt Butyka. “Ora con la videosorveglianza cose del genere non sono più possibili”. Un ruolo molto importante all’interno del progetto è svolto dalla ‘bear emergency team’, formata da specialisti che intervengono per prevenire eventuali conflitti. “Li abbiamo dotati di walkie-talkie, per comunicare anche dove non c’è segnale, oltre a bodycam e camere a infrarossi, per documentare gli interventi, anche di notte”, spiega Cristian Remus Papp del Wwf. Gli spostamenti degli animali vengono monitorati attraverso fototrappole e, nel caso di quelli considerati più problematici, anche con collari Gps. “Abbiamo delineato un recinto virtuale e ogni volta che un orso dotato di collare ci entra, la nostra squadra ottiene la sua precisa posizione, potendo, se necessario, recarsi sul luogo per allontanarlo”, continua il biologo. “In questo modo, nella maggior parte dei casi, la popolazione nemmeno si accorge della presenza degli animali”.

Una recinzione elettrificata antiorso
Una recinzione elettrificata antiorso 

I risultati

“Il 90% dei conflitti era causato da noi uomini, non dagli orsi”, è la conclusione del primo cittadino. “In generale le azioni umane stanno interferendo molto con il comportamento della fauna selvatica, non è normale vedere gli orsi camminare ogni giorno per strada”, nota Cristian Remus Papp. “La situazione a livello nazionale, comunque, benché problematica, può essere gestita e persino gli esemplari abituati a essere nutriti possono essere rieducati”. A dimostrarlo sono i risultati raggiunti a Bâile Tusnad, dove in poco tempo il numero di conflitti uomo-orso si è drasticamente ridotto. “Non si registrano più nemmeno danni alle proprietà e le chiamate al numero di emergenza 112 da parte di chi avvista un orso sono passate dalle 218 del 2021 alle sette del 2025”, afferma il sindaco. Va detto che il progetto prevede che alcuni esemplari vengano abbattuti dai cacciatori del posto. “Qui hanno capito il loro ruolo, che consiste nel gestire gli animali problematici”, spiega Cristian Remus Papp. “Quest’anno nessun animale è stato ucciso, ma normalmente si arriva a un massimo di uno-due individui all’anno”.

La domanda sorge spontanea: se in pochi anni una cittadina tra le più problematiche in Europa rispetto alla gestione degli orsi, vista l’altissima concentrazione (il Wwf ne conta 12.4 ogni 100 km2), è riuscita ad azzerare i conflitti, perché in altri luoghi non si adotta un piano analogo? “Dove non viene fatto nulla è perché non c’è interesse a cambiare la situazione”, è la risposta, tranchant, del biologo. “Anzi ci sono alcuni gruppi, come la lobby dei cacciatori, che sono felici se si verificano incidenti, perché questo li autorizza a chiedere misure più radicali per il contenimento degli orsi”. In Romania la caccia al trofeo (la pratica di uccidere gli animali per conservare una parte del loro corpo, appunto, come trofeo) di orsi, ma anche lupi, linci e gatti selvatici, è stata vietata nel 2016. Tuttavia, ai cacciatori è consentito uccidere un numero prestabilito di animali considerati pericolosi. Quota che è aumentata nel 2024 dopo la morte di una ragazza di 19 anni in seguito all’aggressione di un orso su un sentiero dei monti Bucegi.

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In Romania, una delle zone dove si verificano più incidenti è quella di Vidraru, sulla Transfagarasan, la stessa dove a luglio era morto il turista italiano. Percorrendo questa strada è facile imbattersi in persone di ogni nazionalità che lanciano cibo agli orsi dai finestrini, per poi poterli fotografare e osservare. “Sembra una barzelletta”, commenta amaro il sindaco di Bãile Tusnad. “Ogni anno lì si verificano aggressioni, alcune anche mortali, ma nessuno interviene. Né lo Stato né la gendarmeria o le amministrazioni locali. Ma quando non si fa nulla sono sempre i cacciatori ad approfittarne”. Qualche segnale positivo, però, rimane: oggi alcune città della Romania, come Odorheiu Secuiesc, hanno iniziato a contattare l’amministrazione Butyka per chiedere aiuto nella gestione degli orsi. E chissà che il progetto lanciato nella cittadina non varchi i confini nazionali. “Il mio consiglio, ad esempio per i governatore del Trentino Alto Adige, dove so che ci sono problemi con questi animali, è di rivolgersi a dei professionisti”, aggiunge Zsolt Butyka. “Se non si sa come affrontare la situazione, bisogna avere l’onestà di ammetterlo e coinvolgere chi possa proporre soluzioni basate sulla ricerca scientifica”. L’ultimo giorno in questa piccola località termale, dalla torre panoramica Apor scrutiamo fitti boschi di abeti senza intravedere nulla della vita che si svolge al loro interno. È a questa foresta, protetta anche dallo sguardo dell’uomo, che hanno fatto ritorno gli orsi scomparsi dalla città.