Qualcuno salvi gli insetti. Noi, per esempio. Perché il crollo inesorabile delle popolazioni, che investe anche riserve naturali non antropizzate, non è una buona notizia per il pianeta e per le specie che vi dipendono, uccelli in primis. “Non possiamo che definire allarmante il ritmo con il quale registriamo il declino di alcune specie e non c’è dubbio che stiamo esaurendo il tempo a nostra disposizione”, ha sottolineato a Green&Blue la biologa inglese Vicki Hird, già autrice di “Rebugging the planet”.
Meno insetti sul parabrezza, addio biodiversità: cosa ci stiamo perdendo
Tra i fattori alla base del declino di molte specie di insetti la perdita di habitat, il cambiamento climatico, l’inquinamento luminoso e, naturalmente, un uso ancora troppo diffuso di pesticidi.Ma se la loro sopravvivenza dipende, su scala globale, dall’efficacia delle misure che i governi intenderanno mettere in atto per proteggerli dall’estinzione, non mancano le azioni di comprovata efficacia e facilmente realizzabili che ciascuno può realizzare, nel proprio piccolo, a casa o nel piccolo giardino. Del resto, in natura esiste circa 1 milione di specie di insetti descritte scientificamente, l’80% di tutte le specie animali conosciute, ma si stima che il numero reale possa arrivare a tra 5 e 10 milioni. Di qui l’idea, rilanciata dal The Guardian, di un accurato vademecum per chi voglia dare un piccolo o grande contributo alla tutela di un così imponente scrigno di biodiversità.Un esempio?
Spegnere le luci
Già, perché l’inquinamento luminoso notturno altera il comportamento di molte specie, falene in primis, e può persino modificare la consistenza delle foglie di cui gli insetti si nutrono. “Usare con parsimonia l’illuminazione notturna risolve un problema agli insetti”, annuisce Brett Seymoure, ecologo comportamentale della Washington University di St. Louis. Utile oscurare le finestre che affacciano su spazi verdi, ma anche indurre le amministrazioni pubbliche a spegnere una parte dei lampioni per una parte della notte.
Scegliere piante autoctone
Per favorire una ripresa delle popolazioni degli insetti è utile anche coltivare piante autoctone, quelle con le quali gli insetti si sono evoluti e di cui si cibano, preferendole a piante ornamentali di importazione.
Evitare pesticidi
Tema cruciale è, naturalmente, la riduzione dei pesticidi, anche quelli che usiamo in casa per tenere alla larga le tarme dei vestiti e che finiscono fatalmente per uccidere anche gli altri insetti nelle vicinanze. E c’è anche chi, costretto a evitare l’utilizzo di sostanze chimiche, si rivolge ad alleati naturali: alcuni musei hanno sperimentato con efficacia l’ausilio di piccole vespe parassite (ordinabili anche online), che depongono le uova nelle larve di altri insetti nocivi. Dopo la schiusa, le larve della vespa parassita si sviluppano all'interno del corpo dell'ospite, nutrendosene e uccidendolo.
Allo stesso tempo, andrebbero evitate le pozioni antipulci per cani e gatti: un trattamento mensile per un cane di grande taglia può uccidere, secondo un recente studio, fino a 25 milioni di api.E non meno cruciale è il tema di antibiotici e farmaci, classificato tra le prime cinque minacce emergenti per gli impollinatori. Non ci sono solo quelli disseminati sui campi, ma anche i farmaci per uso umano che in grandi quantità entrano negli ecosistemi attraverso i corsi d'acqua: fondamentale smaltirli correttamente quando scaduti, evitando di gettarli nel wc.
Benvenuto compost
A favorire il proliferare di insetti è anche il compostaggio, che migliora la struttura e la fertilità del terreno, ma fornisce anche cibo e habitat per altri insetti da giardino. Con il riscaldamento globale, aumenta inoltre la siccità, che mette a dura prova diverse specie di insetti: aiutarli creando piccole fonti d’acqua – una pozzanghera artificiale, una ciotola, una bacinella – può così essere decisivo.
Non tagliare il prato
Ma è anche utile evitare di tagliare il prato, soprattutto dove crescono fiori selvatici autoctoni, e resistere alla tentazione di rastrellare cortili e giardini quando gli alberi perdono le foglie: quella lettiera è un habitat cruciale per gli insetti. Eliminarla riduce il numero di falene e farfalle del 45%, quello dei coleotteri del 24% e quello dei ragni fino al 67%. Buona prassi sarebbe anche lasciare che le cose marciscano: la morte fa parte del ciclo vitale degli ecosistemi, fornendo cibo e habitat vitali agli insetti e nutrienti al terreno. Alberi morti, rami e tronchi caduti – persino piccoli mammiferi morti – forniscono così cibo importante per gli invertebrati.
Stiamo cambiando gli equilibri della natura
Ancora: chiunque può costruire una piccola ‘riserva’ per le farfalle, che comprenda aree cespugliose con vegetazione rada e alta, che le riparino dal caldo intenso.
L’orto amico degli insetti
Più semplice, ma non meno proficuo, installare fioriere e piccoli orti sul balcone.Per favorire gli impollinatori, è utile poi utilizzare il cosiddetto metodo 3x3x3: piantare nel proprio giardino tre specie di piante autoctone che fioriscono in ogni stagione di crescita – primavera, estate e autunno – fornendo così agli insetti cibo e habitat durante tutto l'anno.
Creare ombra e spargere la ghiaia
Importante anche creare zone d’ombra e spargere pietre e ghiaia sul terreno, dove nidificano più di 20 mila specie di insetti nel mondo.Anche atteggiamenti consapevoli e responsabili negli acquisti aiutano gli insetti a sopravvivere: il crollo delle loro popolazioni è legato del resto all'introduzione dell'agricoltura intensiva e dall'uso di pesticidi e dunque acquistare alimenti biologici, prodotti senza l'uso di pesticidi sintetici, può aiutare a garantire agli insetti lo spazio giusto per riprendersi.
Vietata la plastica
Ancora: un rapporto sulle minacce agli impollinatori ha classificato le microplastiche come la seconda minaccia emergente più significativa per gli insetti. Andrebbe così limitato l’uso di abiti in poliestere, nylon, spandex e acrilico, che rilasciano milioni di frammenti durante il lavaggio e l'uso: un singolo carico di bucato contenente poliestere può rilasciare 700.000 fibre di microplastica. Meglio le fibre naturali, come lana, seta e lino, non c’è dubbio. Stesso discorso per borse, imballaggi, bottiglie e giocattoli.
Attenzione alle specie “aliene”
Altro tema caldo è la presenza di specie invasive, competitor agguerriti per le popolazioni di insetti autoctone e minaccia per la biodiversità: una singola colonia di calabroni asiatici, ad esempio, può sterminare 90.000 insetti impollinatori in una sola stagione.
Un aiuto dalla citizen science
Infine, chiunque può diventare un citizen scientist. Come? Offrendosi volontario per uno dei progetti di monitoraggio delle farfalle, per esempio.