Osservarle, e ancor di più fotografarle, è spesso interpretato come un vero e proprio colpo di fortuna. Così, sui social, gli incontri con le mantidi nelle nostre città, nei parchi e nei giardini di tutta Italia, sembrano negli ultimi anni moltiplicarsi. Indice di salute della biodiversità? Macché. La storia è molto meno incoraggiante: si tratta spesso di esemplari di specie aliene del genere Hierodula, introdotte recentemente dall’Asia e, a quanto pare, protagoniste di una vera e propria invasione biologica, con impatti consistenti sui competitor autoctoni. Tra loro anche la mantide gigante asiatica, inizialmente localizzata nelle campagne cremonesi e parmigiane, con densità di individui tuttavia considerevoli: gli esemplari adulti possono arrivare fino ai nove centimetri di lunghezza. A “fotografare” il fenomeno è ora un nuovo studio scientifico coordinato dal Museo di Archeologia e Scienze Naturali “Giuseppe Zannato” di Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza, che ha messo insieme collezioni, reperti e citizen-science. E che ora offre un primo modello concreto per valutare gli impatti delle mantidi aliene. La ricerca, pubblicata sulla rivista internazionale Journal of Orthoptera Research, partita con una collaborazione tra il Museo Zannato e l'Università degli studi di Padova, integra sperimentazione di laboratorio, analisi comportamentali, modellazione ecologica e – soprattutto - oltre 2.300 segnalazioni raccolte tramite citizen-science da cittadini e appassionati da ogni parte dell'Italia. Un case study interessante, in quanto in grado di ricostruire il processo di diffusione di una specie aliena, una volta stabilizzata, e la capacità - raggiunte elevate densità – di interferire con la biologia delle specie autoctone, alterando le reti trofiche e incidere su servizi ecosistemici chiave. Con buona pace di chi esulta per uno scatto fotografico acchiappa-like.
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“Beh, è innegabile che le mantidi siano animali curiosi e affascinanti ma quando vengono spostati dal loro luogo d'origine possono creare problemi e prima del nostro studio non era ben chiaro quali. - spiega Roberto Battiston, conservatore naturalista del Museo Zannato e coordinatore scientifico della ricerca - Ora sappiamo che queste specie esotiche sono in grado di predare un gran numero di impollinatori, persino piccoli vertebrati e specie minacciate di estinzione, modificando equilibri ecologici costruiti in migliaia di anni. Sono una spia di una globalizzazione che sta compromettendo in modo pesante diversi ecosistemi, spesso in modo silenzioso”. Lo studio lascia così in consegna l’idea che “la gestione delle specie aliene non possa limitarsi al semplice monitoraggio, ma debba basarsi su una reale valutazione degli impatti, in linea con i criteri internazionali dell’IUCN, (l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) con cui da anni collaboriamo e con le direttive europee. – aggiunge il ricercatore - Solo così si possono definire priorità di intervento e strategie di controllo efficaci, soprattutto nelle aree più sensibili dal punto di vista della conservazione”.
Determinante, ancora una volta, il contributo della citizen science: la maggior parte dei dati di campo proviene infatti dal Progetto Mantidi Aliene – l’acronimo è PMA - una piattaforma coordinata a livello nazionale che ha raccolto migliaia di osservazioni georeferenziate da parte di cittadini, fotografi naturalisti e appassionati. Insomma, per gli appassionati è diventata una vera e propria caccia alla mantide aliena. “Senza il coinvolgimento diretto delle persone sul territorio non avremmo mai potuto ottenere una visione così ampia e dettagliata”, sottolineano William Di Pietro e Antonio Fasano del GRIO, il Gruppo di Ricerca sugli Insetti Ortotteroidei, coautori della ricerca. “La citizen-science non è solo divulgazione, ma uno strumento scientifico vero e proprio, capace di intercettare precocemente le invasioni biologiche, di documentarne gli effetti su scala spaziale e temporale, ma soprattutto di arrivare alle persone, coinvolgerle e sensibilizzarle su problemi ambientali in modo efficace”. E se l’invasione in atto delle mantidi aliene non è propriamente una buona notizia, sembra esserlo l’idea che un approccio integrato – musei, università, associazioni scientifiche e cittadini – e perfettamente replicabile per altri gruppi di organismi invasivi (dalle piante agli invertebrati, fino ai vertebrati esotici) possa aiutare ad affrontare una delle principali sfide del nostro tempo: il contrasto alla diffusione delle specie aliene. Comprese le mantidi giganti.