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L’analisi

“Il mercato del gas è troppo vulnerabile: ecco perché i prezzi oscillano”

Il trasporto via mare del gas diventa uno dei temi centrali della crisi energetica
Il trasporto via mare del gas diventa uno dei temi centrali della crisi energetica 

Non è solo una questione di domanda e offerta: entrano in gioco fattori geopolitici e infrastrutturali. Intervista a Marzia Sesini ricercatrice: “L’Europa non deve andare in ordine sparso. Il sistema energetico deve basarsi sulle fonti rinnovabili locali”

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“Il sistema energetico europeo è rimasto esposto. Ma le sue vulnerabilità sono cambiate: se prima avevano a che fare con la quantità di gas disponibile sul mercato, oggi che le quantità di questo combustibile fossile ci sono, siamo comunque soggetti a forti oscillazioni del suo prezzo”. Marzia Sesini, ricercatrice presso lo European University Institute di Firenze, dove guida un team specializzato in “energia, molecole e materiali”, ha appena evidenziato l’apparente paradosso in un breve saggio pubblicato su The Conversation, dal titolo: Perché l'Europa può ancora dover fare fronte a una crisi del gas senza che ci sia una carenza di gas.

Mercato globalizzato con pochi fornitori

“L'oscillazione dei prezzi ci riguarda perché, dopo esserci affrancati dal gas russo, abbiamo aumentato il ricorso al gas naturale liquefatto rispetto al passato e così siamo entrati in un contesto più globale, in cui il gas si dirige verso i mercati che offrono condizioni economiche più favorevoli”, continua Sesini. “Se una nave gasiera salpata per esempio dal Qatar si vede fare da noi una offerta troppo bassa, invece di dirigersi verso l’Europa, magari farà rotta sul Giappone che ha un’offerta più vantaggiosa per il gas che trasporta”. L’aver puntato sul gas naturale liquefatto (una scelta abbracciata dall’Italia con tanto di nuovi rigassificatori sulle nostre coste) non ci espone sono alle impennate dei prezzi innescate dalla crisi mediorientale, ma anche alle pressioni americane: “Poiché le forniture energetiche mediorientali si sono dimostrate vulnerabili alle interruzioni, l’Unione europea dipende sempre più da fornitori globali di gas naturale liquefatto, tra cui gli Stati Uniti”, sottolinea Sesini. Questa maggiore integrazione nei mercati globali può avere implicazioni anche più ampie sul piano economico”.

L’Europa corre ai ripari, ma in ordine sparso

In Italia, per esempio, c’è chi (sia tra i politici che tra i top manager) propone di riaprire i gasdotti russi. E il governo tratta con Algeria e Paesi del Golfo per garantirsi forniture di combustibili fossili. Proprio mentre tutte le analisi dimostrato che è proprio la nostra dipendenza da gas e petrolio a farci pagare le bollette più care d’Europa. Giorni fa perfino il New York Times ha stigmatizzato il caso italiano, con la nostra Penisola di colore rosso acceso su una mappa europea (insieme alla Moldova, per la verità) essendo la nazione che paga di più il megawattora a causa della dipendenza dal gas. Poco più avanti un impietoso confronto tra le politiche energetiche di Italia e Spagna. Un primo grafico mostra “con quale frequenza il gas naturale ha influenzato i prezzi dell’energia”: la Spagna è scesa dal quasi 50% del 2021 a circa il 15% del 2026, l’Italia nello stesso periodo è salita dal 70% dei casi a quasi il 90%. Il secondo grafico racconta per i due Paesi l’andamento dei prezzi medi del megawattora: la Spagna è passata dai circa 90 euro del 2021 ai 40 del 2026, l’Italia è salita da 100 a ben oltre 120. Dopo Madrid, anche Parigi ha scelto l’elettrificazione per garantirsi la sicurezza energetica presente e futura. La scorsa settimana anche il governo francese ha svelato le misure contro i rincari: tra l’altro, la manovra prevede l’obiettivo di 2 nuove macchine elettriche su 3 entro il 2030 e un milione di nuove pompe di calore all’anno fino al 2030.

Le scelte politiche italiane

“L’Italia ha una dipendenza energetica dall’estero ben superiore alla Francia, storicamente oltre il 70% del fabbisogno complessivo. Ma nonostante questa vulnerabilità, le scelte politiche nazionali sono state spesso meno coerenti e tutt’altro che lungimiranti”, dice Pierpaolo Cazzola, direttore dell'European Transport and Energy Research Centre presso l'Università della California, Davis. “L’Italia ha spesso adottato una logica difensiva, orientata alla gestione delle emergenze più che alla creazione di opportunità di sviluppo attraverso il progresso tecnologico. Ciò si è tradotto anche in strategie di diversificazione fortemente orientate verso il gas naturale, aumentando l’esposizione alla volatilità dei prezzi dei combustibili fossili”.

“La questione centrale non è più solo come sostituire il gas russo”, gli fa eco Marzia Sesini, “ma come un sistema sempre più organizzato attorno ai mercati globali del gnl trasmetta gli shock ai prezzi europei e, attraverso di essi, alla competitività industriale, all'inflazione e all'economia in generale. Al centro del piano REPowerEU originario c'era la missione a lungo termine di trasformare il sistema energetico europeo in uno basato su energie rinnovabili locali, pulite, competitive e sicure. Quattro anni dopo, la crisi energetica mediorientale del 2026 ha ulteriormente rafforzato la rilevanza di questo percorso”.