Le barriere coralline coprono meno dell'1% dei fondali oceanici, eppure ospitano circa un quarto di tutte le specie marine conosciute. Sono tra gli ecosistemi più fragili e minacciati del pianeta: lo sbiancamento dei coralli, causato dall'innalzamento delle temperature e dall'acidificazione degli oceani, sta procedendo a un ritmo che le previsioni scientifiche definiscono allarmante. Il problema non è solo rilevarlo: è farlo in tempo, con precisione, senza disturbare ulteriormente un ambiente già sotto pressione.
I sistemi di monitoraggio tradizionali spesso falliscono proprio su questo punto. Le eliche dei droni sottomarini convenzionali sono rumorose e invasive, capaci di spaventare la fauna e alterare i comportamenti che si vorrebbero osservare. Serviva un approccio diverso.
Evan Budz aveva 15 anni, era in campeggio, e stava osservando una tartaruga marina muoversi nell'acqua con grazia e silenzio. In quel momento ha capito che la natura offriva già una soluzione perfetta: il nuoto efficiente e a basso impatto di una tartaruga era esattamente ciò che mancava ai robot sottomarini esistenti. Preoccupato per le previsioni sulla scomparsa delle barriere coralline, lo studente ha trasformato quell'intuizione in un progetto concreto che nel 2025 gli è valso il primo premio al Concorso dell'Unione Europea per Giovani Scienziati (EUCYS) e numerosi riconoscimenti alla Canada-Wide Science Fair.
Come si costruisce una tartaruga robot
Prima di disegnare un singolo componente, Evan ha studiato come si muove davvero una tartaruga: guardato ore di video e parlato con esperti del suo acquario locale, imparando come i rettili usano le pinne anteriori per spingersi in avanti e quelle posteriori per sterzare. Solo dopo è passato alla progettazione stampando in 3D ogni parte del prototipo.
Il robot ha quattro pinne — le anteriori garantiscono la propulsione, le posteriori gestiscono stabilità e direzione. Il corpo è un tubo in acrilico che alloggia un microcomputer Raspberry Pi, il quale esegue modelli di intelligenza artificiale per rilevare minacce ambientali e trasmettere dati in tempo reale. Un modulo GPS permette alla tartaruga robot di seguire autonomamente percorsi a griglia predefiniti, mentre una telecamera frontale e sensori esterni gestiscono navigazione, controllo della profondità e monitoraggio di pericoli ecologici come microplastiche e coralli sbiancati.
BURT: Bionic Underwater Robotic Turtle
Evan ha dato un nome alla sua invenzione: BURT, acronimo di Bionic Underwater Robotic Turtle. Il robot mantiene le stesse proporzioni di una tartaruga marina reale, ma è più compatto per muoversi con agilità in ambienti diversi. Pesa circa cinque chili, in buona parte grazie al metallo aggiunto per consentirgli di scendere in profondità: “Per ottenere una galleggiabilità neutra in acqua avevo bisogno che la tartaruga fosse più pesante della forza di galleggiabilità che la spinge verso l'alto”, spiega lo studente.
L'autonomia raggiunge le otto ore con batteria al litio, estendibili grazie al pannello solare integrato. La velocità è regolabile modificando la frequenza di oscillazione delle pinne, anche se al momento BURT nuota a circa 0,8 km/h, la velocità tipica di una tartaruga. I primi test si sono svolti nella piscina dei nonni, profonda poco più di due metri e mezzo.
Un progetto pensato per scalare
La piattaforma oggi identifica i coralli sbiancati con una precisione del 96% e rileva le specie invasive. In futuro raccoglierà campioni d'acqua per individuare microplastiche e inquinanti, utilizzerà l'imaging olografico per analizzare particelle fino a 100 micron e si muoverà in acque più profonde grazie a luci frontali e un trasduttore a ultrasuoni.
L'obiettivo è costruire flotte di tartarughe robotiche capaci di sorvegliare simultaneamente diversi ecosistemi, fornendo dati in minuti anziché giorni. Le tartarughe rilevano una minaccia e allertano le organizzazioni locali di conservazione, supportando interventi tempestivi. “Ho già studiato lo sbiancamento dei coralli, le specie invasive e le microplastiche”, dice Budz, “ma ci sono così tanti posti diversi dove la mia tartaruga può essere usata”.
Evan Bud, con i premi vinti intende finanziare la propria formazione universitaria in ambito STEM, consapevole che trasformare un prototipo in uno strumento su larga scala richiederà competenze e partnership strategiche. I test in ambienti naturali e a diverse profondità restano il passo necessario prima di immaginare operazioni su scala globale. Eppure qualcosa è già cambiato. Un ragazzo di 15 anni ha dimostrato che l'innovazione nella conservazione marina non deve nascere per forza nei grandi laboratori universitari o nei centri di ricerca delle multinazionali. Può nascere in una piscina, con una stampante 3D, un Raspberry Pi e una domanda semplice: e se potessimo mandare una tartaruga a proteggere le altre?