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Dagli anni Settanta sono triplicati i giorni di acqua alta (per colpa nostra)

Acqua alta a Venezia
Acqua alta a Venezia 

I livelli del mare si innalzano, e così anche gli episodi di acqua alta considerati “estremi”. Uno studio su Science Advances ha stimato il contributo umano a questi fenomeni

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I giorni di acqua alta sono un problema non solo a Venezia. Stando a quanto racconta oggi una nuova ricerca pubblicata su Science Advances, l’innalzamento dei mari di cui siamo stati autori e testimoni negli ultimi decenni ha fatto crescere abbondantemente gli episodi di acqua alta nei siti costieri. Dagli anni Settanta a oggi, scrivono gli autori - un team sparso tra Australia, Usa e Cina - questi episodi sono triplicati (o meglio, sono triplicati i giorni in cui si verificano). Ma andiamo con ordine.

Tecnicamente nella ricerca non si parla di “acqua alta” ma di extreme water levels (EWLs), ovvero di quegli episodi che si realizzano quando i livelli di acqua superano i valori medi. Non ci sono dubbi che questi eventi siano aumentati, spiegano gli autori, il punto piuttosto è comprendere quanto c’entra il fattore umano in tutto questo. “La risposta a questa domanda - scrivono - ha implicazioni per la capacità delle comunità di pianificare in previsione di un futuro innalzamento del livello del mare e di intraprendere azioni legali per affrontare i danni che stanno subendo”. Perché i livelli del mare che si innalzano minacciano la sopravvivenza e l’economia delle comunità costiere, rimarcano gli esperti. Nel loro studio i ricercatori hanno cercato una risposta che potesse fotografare la situazione globale, e non solo di alcune regioni. Per farlo hanno utilizzato dei modelli complessi, che a partire da raccolte storiche, dati di emissioni, e database per il monitoraggio dei livelli del mare, stimassero il contributo umano - ovvero imputabile al cambiamento climatico dovuto alle nostre azioni, attraverso espansione termica o scioglimento dei ghiacciai per esempio - all’innalzamento delle acque.

Le analisi hanno riguardato 519 diversi siti per cui erano disponibili dati sui valori del livello del mare. In tutti i casi o quasi, scrivono gli scienziati, era possibile risalire al contributo umano, ritenuto responsabile a sua volta di più della metà dei casi degli estremi dei livelli dell’acqua osservati dal 2000 al 2018. Gli impatti più elevati del contributo umano si hanno negli oceani Indiano e Pacifico ed è possibile anche rintracciare il contributo delle diverse componenti ad effetti macroregionali. Ovvero, per esempio la perdita dei ghiacci della Groenlandia pesa molto nelle regioni sud atlantiche e del Pacifico settentrionale, mentre il fenomeno dell’espansione termica - dovuto all’assorbimento del calore - pesa di più nelle regioni dell’emisfero settentrionale e nel Sud America. Non solo: in media, il numero di giorni in cui si sono avuti livelli di acqua eccezionali sono triplicati dagli anni Settanta, ma in alcune aree i valori sono aumentati anche 5-10 volte tanto. Secondo i ricercatori il metodo da loro sviluppato potrebbe essere utilizzato per identificare le aree più a rischio e bisognose di un monitoraggio più stretto.