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Biodiversità

Tonno, come sceglierlo senza danneggiare il mare

Tonno, come sceglierlo senza danneggiare il mare

Specie, area di pesca e metodo di cattura: ecco gli elementi da considerare per un prodotto sostenibile, che mantenga l’equilibrio degli ecosistemi

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Può essere usato come condimento della pasta, come ingrediente di un’insalatona oppure come secondo piatto per un pranzo veloce e leggero. Il tonno è un alimento molto amato in Italia, dove il 57% delle famiglie lo porta in tavola almeno una volta alla settimana, con un consumo annuo di circa 2,5 chili per persona. Nel 2023 la produzione mondiale è stata di ben 5,2 milioni di tonnellate. Cifre di rilievo che inducono a porre l’attenzione sulla sostenibilità di tale mercato, considerando vari elementi, tra cui specie, area di pesca e metodo di cattura.

Dallo striato al pinna gialla

Tra le specie principali, si annovera anzitutto il tonnetto striato (Katsuwonus pelamis), il più pescato, che vive negli oceani tropicali e subtropicali. Ci sono poi il pinna gialla (Thunnus albacares), che nell’oceano Indiano occidentale soffre a causa della pesca eccessiva, e l’alalunga (Thunnus alalunga o tonno bianco), anch’esso sovrasfruttato nel medesimo oceano. E ancora, il tonno obeso (Thunnus obesus), ricercato per sushi e sashimi, vulnerabile perché spesso pescato giovane: già nel 2010 Greenpeace ne segnalava il profondo declino in tutti gli oceani. Infine, il tonno rosso (Thunnus thynnus), pregiatissimo, una prelibatezza di nicchia soggetta a severi controlli.

Zone e metodo di pesca

Oltre alla specie, occorre analizzareanche il luogo in cui il tonno viene pescato: problemi ricorrenti emergono nelle popolazioni dell’oceano Indiano e, in misura minore, dell’Atlantico occidentale. Le valutazioni scientifiche più recenti evidenziano che, considerando le 23 principali popolazioni di tonni, il 9% è ancora sfruttata oltre misura. Ma l’impronta ecologica dipende anche dal metodo di cattura. Il sistema preferibile resta la pesca con canna o lenza, molto selettiva, dato che preleva un pesce alla volta, il che garantisce il rilascio di eventuali esemplari vivi non bersaglio: non a caso questa tecnica è consigliata dalle guide alla pesca sostenibile. Al contrario, risultano assai impattanti le reti a circuizione utilizzate con dispositivi di aggregazione, gettate attorno ai branchi, che finiscono per intrappolare tutto ciò che nuota nei pressi, tra cui squali, razze, delfini e tartarughe. Medesimo problema per i palangari, lunghe lenze con centinaia di ami che galleggiano nella colonna d’acqua per prendere tonno obeso, pinna gialla e alalunga. Preziose ma poco produttive le tonnare tradizionali a reti fisse, usate per catturare il tonno rosso.

Fresco, surgelato o in scatola

Considerando tutte queste variabili, è bene controllare l’etichetta, anche se le leggi cambiano a seconda del prodotto. Per il tonno fresco intero o refrigerato, il regolamento europeo numero 1379 del 2013 impone alcune informazioni obbligatorie: denominazione della specie e nome scientifico, zona di prelievo, tipo di attrezzi da pesca. Facoltative le indicazioni riguardanti data di cattura e porto di sbarco. Analoghe norme valgono per il prodotto surgelato non trasformato. Per il tonno in scatola o in conserva,si applica invece il regolamento europeo generale numero 1169 del 2011, sull’etichettatura degli alimenti. L’etichetta obbligatoria deve riportare la denominazione del prodotto e l’ingrediente primario. Nel caso di versioni altamente processate (per esempio, cotte, in olio, spezzettate), il più delle volte è presente solo il nome commerciale, visto che non sussiste l’obbligo di indicare denominazione scientifica o zona di pesca.

Passi avanti e problemi irrisolti

Uno spiraglio di speranza è dato dal fatto che, negli ultimi anni, sono state adottate varie misure per ridurre l’impatto di questo alimento. A cominciare dalle quote massime di pesca internazionali, stabilite dall’International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas, e dalle limitazioni imposte alle reti a circuizione, per il cui tracciamento sono in sperimentazione sistemi satellitari e biotelemetria. È stato poi implementato un metodo di tracciabilità digitale chiamato Catch, introdotto nel gennaio 2026 dall’Unione europea con l’obiettivo di sostituire i tradizionali documenti cartacei, per rendere più difficile l’ingresso di tonno illegale nel nostro continente. Infine, sono stati effettuati miglioramenti tecnologici e controlli, con programmi di osservazione a bordo e telecamere elettroniche sui pescherecci. Nonostante i progressi, permangono, tuttavia, alcuni problemi irrisolti, come etichettatura poco trasparente, persistente sovrasfruttamento, distruzione di habitat, pesca non legale.

Raccomandazioni per il consumatore

In base a quanto emerso, possono essere formulate brevi regole per orientare l’acquisto di tonno amico dell’ambiente. Davanti agli scaffali del supermercato, sono da privilegiare in generale il tonnetto striato e l’alalunga pescati nell’Atlantico o nel Pacifico (zone della Food and Agriculture Organization of the United Nations 71, 77, 81), mentre quelli provenienti dall'oceano Indiano (FAO 51 e 57) richiedono maggiore cautela. Buona regola anche scegliere marchi dotati di certificazioni sottoposte a verifiche da parte di terze parti: tra le più note c’è Marine Stewardship Council, riconoscibile grazie a un marchio blu, ma esiste anche il bollino Friend of the Sea. Da ultimo, fare attenzione al tonno fresco nei ristoranti o nei sushi bar: se il menù non indica provenienza né certificazione, è consigliabile chiedere delucidazioni al personale di sala.