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Biodiversità a rischio

Crisi climatica, anche le farfalle si spostano più in alto

Farfalle in fuga dal clima
Farfalle in fuga dal clima 

Alcune conquistano altitudini maggiori, altre attraversano confini geografici che un tempo sembravano invalicabili. Il riscaldamento globale e la perdita di habitat spingono 1.700 specie verso nuovi territori: in 32 Paesi almeno una su quattro ha modificato il proprio areale

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Le farfalle non aspettano i bollettini sul clima. Se la primavera arriva troppo presto, un’ondata di calore altera le fioriture o un prato viene sostituito dal cemento, fanno l’unica cosa che possono: si spostano. Il loro volo, apparentemente leggero, sta così ridisegnando una parte della geografia del pianeta. Più di 1.700 specie, distribuite in 105 Paesi, non vivono più soltanto nei territori in cui erano state osservate storicamente: è quanto emerge da un’ampia ricerca pubblicata su Nature Ecology & Evolution. Circa una farfalla su dieci tra quelle conosciute ha modificato il proprio areale, avanzando verso zone nuove, arretrando da quelle originarie o facendo entrambe le cose contemporaneamente. Non si tratta, dunque, di una grande migrazione collettiva verso nord, ordinata e facilmente leggibile.

I sensori biologici registrano i cambiamenti

Alcune specie conquistano altitudini maggiori, altre attraversano confini geografici che un tempo sembravano invalicabili. Altre ancora perdono terreno nelle aree più calde senza riuscire a compensare altrove ciò che hanno lasciato.In 32 dei Paesi esaminati, almeno un quarto delle specie autoctone ha cambiato distribuzione. In dieci nazioni la quota supera la metà. “Le farfalle stanno modificando i propri confini in tutti i continenti in cui sono presenti”, spiega al New York Times Shawan Chowdhury, ecologo della Monash University di Melbourne e coordinatore dello studio. Del resto, le farfalle sono tra le specie più sensibili al climate change: il loro ciclo vitale dipende da una combinazione delicata di temperatura, umidità, presenza di piante nutrici e disponibilità di fiori. E non basta che un ambiente appaia ancora verde perché continui a essere abitabile. Una fioritura anticipata di poche settimane può lasciare gli adulti senza nettare, la scomparsa di una sola pianta può privare i bruchi del loro alimento, una sequenza di giornate torride può alterare tempi e possibilità della riproduzione. Si tratta, in altre parole, di “sensori biologici” molto raffinati: registrano cambiamenti che il paesaggio, a uno sguardo distratto, riesce ancora a nascondere.

Le prime osservazioni

Chowdhury aveva cominciato a rendersene conto vicino alla casa in cui era cresciuto, in Bangladesh. “Quando ho iniziato il lavoro sul campo, in un piccolo spazio verde urbano era facile incontrare sessanta o settanta specie”, racconta. “Pochi anni dopo era diventato difficile trovarne anche soltanto quindici”. Da quell’assenza è nata una domanda più grande: stava accadendo soltanto lì o il fenomeno aveva dimensioni globali? La risposta non era semplice: perché le conoscenze disponibili presentavano uno squilibrio evidente. Gran parte degli studi sugli spostamenti delle farfalle si è da sempre concentrata in Europa, continente che ospita meno del 3 per cento delle specie mondiali. Circa il 90 per cento vive invece nelle regioni tropicali, dove monitoraggi, archivi e pubblicazioni sono spesso più frammentari e meno accessibili alla comunità scientifica internazionale. Per colmare il vuoto, il gruppo di ricerca ha raccolto anche lavori pubblicati in lingue diverse dall’inglese e coinvolto studiosi attivi nei Paesi tropicali. “Questo ha cambiato tutto”, commenta Chowdhury. La geografia delle farfalle è apparsa improvvisamente più vasta, ma anche più inquieta.

Dove volano le farfalle

I risultati, a una prima lettura, potrebbero sembrare persino incoraggianti. L’80 per cento delle specie considerate ha ampliato almeno in parte il proprio areale, raggiungendo territori che in passato non offrivano condizioni adatte. Acraea terpsicore, una farfalla arancione segnata da macchie nere, un tempo era associata soprattutto a India, Bangladesh e Sri Lanka. Negli ultimi decenni è arrivata fino all’Australia. Ma c’è un punto chiaro ai ricercatori: espandersi non significa necessariamente prosperare. Una specie può comparire in un’area nuova e, nello stesso tempo, scomparire da una parte consistente del proprio territorio storico. È per questo che le percentuali si sovrappongono: il 27 per cento delle farfalle esaminate ha subito anche una contrazione dell’areale.Cupido minimus, per esempio, ha perso oltre il 40 per cento della propria distribuzione dal 1983. Altrove, specie abituate a climi più freschi avanzano verso quote maggiori, fino a incontrare un limite molto concreto: oltre la cima di una montagna non esiste un altro piano a cui trasferirsi. La migrazione, inoltre, ha successo soltanto quando lungo il percorso esistono habitat utilizzabili.

Spinte dal cambiamento climatico e gli eventi estremi

Un ambiente favorevole può trovarsi a pochi chilometri di distanza e restare comunque irraggiungibile se tra il punto di partenza e quello di arrivo ci sono strade, città, monocolture o territori privi delle piante necessarie. Per una farfalla, la frammentazione del paesaggio può essere una frontiera più rigida di un oceano. Di più: insormontabile. Nel 79 per cento dei casi analizzati, i principali responsabili degli spostamenti sono risultati il cambiamento climatico e gli eventi meteorologici estremi. Ma il clima non agisce da solo. Si somma alla perdita degli habitat, all’agricoltura intensiva, all’uso di pesticidi, allo sfalcio frequente dei prati e all’espansione urbana. Pressioni diverse e in parte concatenate che finiscono per produrre lo stesso risultato: rendere inospitali luoghi che per secoli avevano sostenuto intere popolazioni.“Sapevamo già che le farfalle stavano modificando i propri areali in risposta al cambiamento climatico”, spiega al New York Times Candace Fallon, biologa della Xerces Society for Invertebrate Conservation, non coinvolta nella ricerca. “Ma questo è il primo studio a documentarlo su una scala geografica e tassonomica così ampia”. È un passaggio importante, perché il movimento può facilmente mascherare il declino.

Negli Usa la loro presenza è diminuita del 22%

Vedere una farfalla nuova in un giardino non significa che, nel complesso, le farfalle stiano aumentando. Negli Stati Uniti, tra il 2000 e il 2020, la loro abbondanza totale è diminuita del 22 per cento. Alcune specie arrivano, altre partono, molte diventano semplicemente più rare. “Le farfalle sono come canarini nella miniera del pianeta: i loro movimenti segnalano trasformazioni ecologiche profonde”, ha spiegato al New York Times Chris Grinter, responsabile delle collezioni entomologiche della California Academy of Sciences. Quando una farfalla cambia territorio, infatti, non si muove mai da sola. Con lei si altera la rete di rapporti che comprende piante, predatori, parassiti, impollinatori e uccelli.“Dobbiamo monitorare meglio le popolazioni su scala globale e proteggere non soltanto i luoghi in cui vivono oggi, ma anche quelli verso cui potrebbero essere costrette a spostarsi”, aggiunge Grinter. La conservazione deve quindi mantenere collegati boschi, prati, parchi e margini agricoli. Servono rifugi, ma anche strade ecologiche per raggiungerli.E una parte della risposta può cominciare su una scala molto più piccola: coltivare specie vegetali autoctone, ridurre gli sfalci, evitare pesticidi e segnalare le osservazioni attraverso piattaforme di citizen science come iNaturalist. “Si può fare molto anche nel proprio giardino”, ricorda ancora Grinter. Il punto, del resto, non è inseguire le farfalle mentre cambiano areale. È fare in modo che, al termine del viaggio, trovino ancora un posto in cui fermarsi.