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Riscaldamento globale

Il vero beneficio degli orti urbani, rinfrescano le città di quasi 3°C

Il vero beneficio degli orti urbani, rinfrescano le città di quasi 3°C

Un recente studio europeo rivela il potere nascosto degli orti contro le ondate di calore: rinfrescano un'area quasi tre volte la loro estensione, portando sollievo a 4,1 milioni di cittadini. Una guida pratica per ripensare le nostre metropoli assediate dal cambiamento climatico

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Estati sempre più torride, come quella che ha segnato il 2026, e fenomeni meteorologici estremi non sono più eventi eccezionali, ma la nuova, difficile normalità. In questo scenario, le nostre città, con le loro distese di cemento e asfalto, si trasformano in vere e proprie "isole di calore urbano" (ICU), intrappolando le temperature e mettendo a rischio la salute, specialmente delle fasce più vulnerabili della popolazione. Mentre si cercano soluzioni complesse e costose, una risposta efficace, economica e basata sulla natura emerge da uno studio su larga scala: l'agricoltura urbana. Una ricercapubblicata sul Journal of Environmental Management ha mappato il potere degli orti in 682 aree urbane europee, rivelando che non sono solo un hobby, ma una potentissima infrastruttura verde per l'adattamento climatico.

Il potere degli orti urbani: i numeri del raffreddamento

L'analisi, che ha incrociato dati satellitari sulla temperatura superficiale con la mappatura degli orti urbani, ha tradotto in cifre concrete un beneficio fino ad oggi poco quantificato. I risultati sono stati sorprendenti e chiariscono il ruolo strategico di questi piccoli fazzoletti di terra. Si stima che 4,1 milioni di persone in Europa vivano già in aree che beneficiano direttamente dell'effetto rinfrescante degli orti. Ogni singolo orto, infatti, è in grado di raffreddare un'area circostante pari, in media, a 2,8 volte la propria estensione. Questo effetto oasi si propaga fino a una distanza di quasi 107 metri, generando una riduzione media della temperatura di ben 2,84 °C. Lo studio ha inoltre dimostrato che l'agricoltura urbana, integrata nella città, ha un'efficienza di raffreddamento superiore del 23% rispetto a quella praticata nelle aree agricole periurbane.

Perché l'Italia del Nord è un modello

Uno degli aspetti più interessanti emersi dalla ricerca è che la massima efficienza non si trova dove c'è la maggiore concentrazione di orti (come nell'Europa centrale e orientale), ma in aree come il Benelux, la Germania occidentale e l'Italia settentrionale. Lo studio, pur non nominando singole città, svela il segreto del loro successo, che risiede in una combinazione vincente di due fattori. Da un lato, il modello prevalente è quello di tanti piccoli orti sparsi capillarmente nel tessuto urbano, più efficaci nel distribuire il fresco rispetto a poche, grandi aree verdi concentrate. Dall'altro, e in modo cruciale, questi orti sono situati in prossimità delle zone densamente popolate, massimizzando così il numero di cittadini che ne beneficiano e aumentando l'efficienza complessiva dell'intervento.

Una guida per le città: raccomandazioni per i pianificatori

Lo studio non si limita a fotografare la realtà, ma fornisce una vera e propria guida per i pianificatori urbani, affinché gli orti diventino uno strumento di policy. La raccomandazione principale è quella di dare priorità a piccoli orti diffusi nei centri urbani e nelle aree ad alta densità abitativa. Questo rovescia la logica tradizionale che concentra il verde nelle grandi periferie. È cruciale, inoltre, colmare un vuoto preoccupante: attualmente, solo il 5% degli orti si trova nelle zone identificate come a più alto rischio di calore. Le amministrazioni dovrebbero quindi concentrare gli sforzi proprio in questi punti caldi, dove l'impatto sociale e sanitario sarebbe maggiore. Per passare dalle intenzioni ai fatti, gli autori propongono di utilizzare una serie di indicatori specifici per guidare le decisioni politiche. La metodologia suggerisce un approccio basato sulla sovrapposizione di mappe per creare vere e proprie "mappe di priorità". Il processo consiste nell'integrare innanzitutto i dati sul rischio termico, come le mappe satellitari della temperatura che identificano le isole di calore. A questi si aggiungerebbero i dati demografici, per localizzare le aree a più alta densità abitativa e con la maggiore presenza di fasce vulnerabili come anziani e bambini. Infine, si sovrapporrebbe un'analisi sulla carenza di verde, per individuare i quartieri con scarso accesso a parchi e giardini. Incrociando queste informazioni, un Comune può identificare con precisione scientifica dove un nuovo orto urbano offrirebbe il massimo beneficio, trasformando un semplice pezzo di terra in un potente strumento di giustizia climatica e benessere per tutti i cittadini.