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Le soluzioni

Nicola Rossi (Enel): “Geotermia estrema la nuova frontiera”

Nicola Rossi, responsabile innovazione di Enel
Nicola Rossi, responsabile innovazione di Enel 

Enel lavora sulla perforazione geotermica oltre i 500 gradi. E intanto sperimenta l’integrazione tra una centrale idroelettrica a bacino e un sistema di accumulo al litio. La transizione energetica è uno dei temi del G&B Festival: se ne parlerà anche il 4 giugno. Iscriviti gratis per partecipare

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Nel cuore della Toscana, culla storica della geotermia mondiale, Enel sta lavorando a una delle sfide più complesse dell’energia del sottosuolo: perforare ambienti geotermici ad altissima temperatura, oltre i 400-500 gradi. Sulle montagne bergamasche il gruppo sta invece sperimentando una soluzione che combina idroelettrico e batterie al litio per aumentare la flessibilità della rete elettrica. Sono due progetti accomunati dallo stesso obiettivo: rendere le rinnovabili più efficienti, programmabili e integrate nel sistema elettrico.

Il primo filone riguarda la geotermia di nuova generazione. Nell’ambito del progetto europeo Horizon 2020 Descramble, coordinato da Enel Green Power, a Larderello è stata realizzata una perforazione progettata per avvicinarsi alle condizioni supercritiche dell’acqua, cioè temperature superiori ai 374 gradi e pressioni oltre i 218 bar. Si tratta di ambienti estremi, dove le tecnologie tradizionali non riescono a operare. Per questo il progetto ha richiesto lo sviluppo di materiali speciali, tecniche di perforazione dedicate e sensori capaci di funzionare oltre i 450 gradi. La missione è aprire la strada al cosiddetto “superhot geothermal”: una nuova frontiera della geotermia che sfrutta temperature più elevate degli impianti tradizionali, aumentando in prospettiva l’energia producibile da ogni pozzo e l’efficienza complessiva degli impianti.

La ricerca internazionale si concentra soprattutto su due tecnologie: EGS (“Enhanced Geothermal Systems”), che creano permeabilità nelle rocce profonde per favorire la circolazione dell’acqua, e AGS (“Advanced Geothermal Systems”), che utilizzano circuiti chiusi per scambiare calore in profondità senza estrarre fluidi dal sottosuolo. Il progetto Descramble rappresenta per Enel e per l’Italia una base tecnologica per le future applicazioni industriali.

L’evoluzione oggi passa attraverso Shift, nuovo progetto europeo Horizon Europe, che punta a trasformare le conoscenze maturate a Larderello in soluzioni più affidabili e scalabili. La ricerca sul superhot geothermal interessa ormai diversi Paesi, dagli Usa all’Islanda, dove l’Iceland Deep Drilling Project è uno dei principali riferimenti scientifici. “La perforazione in sicurezza in ambienti ad altissima temperatura apre nuove frontiere per l’energia geotermica“, spiega Nicola Rossi, responsabile innovazione di Enel, che sarà ospite del G&B Festival il 4 giugno. "Attraverso diversi progetti d’avanguardia, valorizziamo un secolo di esperienza industriale nel settore geotermico, guidando l’evoluzione tecnologica verso soluzioni scalabili e affidabili, in grado di abbinare innovazione e sostenibilità e accelerare la transizione energetica del Paese”. La seconda direttrice di innovazione riguarda invece l’idroelettrico. Nell’impianto di Dossi a Valbondione, in provincia di Bergamo, Enel sta sviluppando BESS4HYDRO: progetto che prevede per la prima volta in Europa l’integrazione tra una batteria al litio e un impianto idroelettrico programmabile a bacino, gestiti come un unico sistema per il mercato elettrico. L’impianto esistente ha una potenza di 44 MW, a cui verrà affiancata una batteria da 4 MW con due ore di accumulo, capace di immagazzinare energia e restituirla rapidamente alla rete quando necessario. Il progetto ha già ottenuto un riconoscimento europeo importante: il finanziamento dell’Innovation Fund nella categoria small scale, oltre al sigillo STEP della Commissione europea dedicato alle tecnologie strategiche. BESS4HYDRO è stato inoltre inserito dal World Economic Forum tra i casi innovativi replicabili.

"L’integrazione tra generazione idroelettrica e sistemi di accumulo - conclude Nicola Rossi - comporta non solo un aumento del rendimento e un uso più efficiente dell’acqua, ma abilita anche nuovi servizi verso la rete grazie alla maggiore flessibilità del sistema ibrido”.