La partita più strategica dell’industria automobilistica globale si gioca oggi nello spazio di pochi centimetri: quelli che, all’interno di un veicolo elettrico, separano una singola cella da un pacco batteria completo. È esattamente in quel ristretto perimetro tecnologico che si determinano l’autonomia complessiva di un’automobile, il suo posizionamento di prezzo sul mercato e la reale capacità competitiva dei costruttori di fronte alla pressione sempre più forte dei mercati internazionali.In questa complessa fase di transizione industriale si inserisce la sfida lanciata da Stellantis con la creazione del Battery Technology Center, un centro di ricerca e sviluppo sulle batterie del futuro ospitato all’interno dello storico complesso industriale di Mirafiori.
L’obiettivo dell’investimento da 40 milioni di euro è sostenere un’infrastruttura di rilevanza europea, accreditando il polo torinese come uno dei fronti avanzati su cui costruire il futuro dell’automotive del continente. La scelta delle batterie come campo di gioco è dettato dal radicale mutamento dei modelli produttivi, che ha spostato lo spartiacque tecnologico ed economico dal design all’energia.
Nell’era della mobilità ibrida ed elettrica le batterie sono diventate il primo elemento di valore di una competizione globale sempre più agguerrita, che impone un maggior presidio della filiera produttiva. Da qui la scelta di un modello di integrazione verticale, che punta a gestire internamente le delicate fasi di progettazione, sviluppo e validazione tecnica dei sistemi di accumulo. Nel centro di ricerca torinese hardware e software evolvono insieme, con l’ambizione di accorciare i tempi e le distanze tra la ricerca pura e il prodotto finale di mercato.
L’obiettivo industriale, spiega Stellantis, è ridurre il time-to-market, ovvero il periodo di tempo che intercorre tra l’ideazione di un prodotto (o servizio) e la sua effettiva commercializzazione, innalzare gli standard qualitativi e contenere i costi industriali, ossia il vero fattore critico per consentire una diffusione di massa dei veicoli elettrici.
Nei 24 mila metri quadrati distribuiti su tre piani, che replicano condizioni estreme e scenari reali di utilizzo, lavorano oltre cento tecnici specializzati in test e sviluppo. Il cuore operativo della piattaforma è costituito da 32 camere climatiche ad alta tecnologia che portano le batterie al limite, simulando escursioni termiche rapide che spaziano da 40 gradi sotto zero fino a 60 gradi sopra zero e cicli di utilizzo intensivi. La capacità operativa del Battery Technology Center permette di testare in parallelo fino a 47 pacchi batteria e 96 celle simultaneamente, accelerando l’analisi dei dati e lo sviluppo di soluzioni tecniche.Del resto, le performance della batteria in termini di autonomia, efficienza e durata rappresentano uno dei fattori che influenzano le propensioni e le scelte di acquisto dei consumatori che si avvicinano alla mobilità elettrica.
Negli ultimi anni i progressi tecnologici hanno consentito di aumentare i chilometri percorribili con una singola carica, migliorare i numero dei cicli di ricarica lungo l’intero ciclo di vita e ridurre i tempi di ricarica in tandem con infrastrutture sempre più hi-tech. Altrettanto strategico è il terreno molecolare delle chimiche delle celle. Incrementare la densità energetica, la durata e la sostenibilità dei materiali sono passaggi determinanti per abbattere i costi e rendere l’auto elettrica accessibile. Sotto questo punto di vista, Stellantis punta su una strategia a doppia chimica delle celle per adattare l’offerta a mercati e segmenti differenti, trasformando il sito di Torino in uno dei centri più all’avanguardia dell’intero gruppo. Un mix di ingegneria, software e ricerca che posiziona il Battery Technology Center in un sistema internazionale integrato dal polo gemello di Windsor, in Canada, nato per sostenere la crescita della domanda globale.