A che punto è il ritorno al nucleare in Italia? Progressi sugli aspetti tecnologici. Lentezze nell’iter normativo. Stallo totale nella comunicazione con l’opinione pubblica, tassello fondamentale per creare quel consenso sociale che manca, in Italia e non solo.Chi sembra procedere in modo più spedito è Nuclitalia, società appositamente costituita un anno fa da Enel (51%), Ansaldo Energia (39%) e Leonardo (10%). Obiettivo: “Analizzare e selezionare le tecnologie nucleari di nuova generazione, in particolare Smr (Small modular reactor) e Amr (Advanced modular reactor), per identificare quelle più idonee all’implementazione”.
A che punto è il lavoro di analisi e selezione? "Hanno promesso che il risultato sarà reso noto entro il prossimo novembre”, risponde Stefano Monti, presidente dell’Associazione italiana nucleare (Ain), no-profit che rappresenta tutti i centri di competenza esistenti in Italia nel campo dell’energia e delle tecnologie atomiche. “Sono partiti da 80 concetti, li hanno ristretti a sei o sette, adesso stanno facendo ulteriori scremature, fino a scegliere le tecnologie che saranno più promettenti rispetto ai bisogni dell’Italia”. Quali saranno? Lo sapremo in autunno, ma si tratterà comunque di Smr raffreddati ad acqua.
I nuovi reattori a fissione e i due referendum abrogativi
"Nuclitalia ha anche inviato un questionario a 1000 aziende italiane per capire cosa sono capaci di fare e quale contributo potranno dare quando sarà stata scelta la tecnologia che fa al caso nostro, in modo da avere pronta una filiera italiana”, continua Monti “Per tutti questi motivi, non è la parte industriale che ci preoccupa: sono piuttosto quella istituzionale e quella di comunicazione alle popolazioni”.
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La “nuova via italiana al nucleare” è stata imboccata dall’attuale governo nel 2023, quando il Parlamento ha approvato due mozioni in materia. Forte del sostegno di deputati e senatori della maggioranza, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha subito dopo istituito la Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile. Uno degli esiti è stato la scrittura del disegno di legge, affidato al costituzionalista Giovanni Guzzetta, che secondo la premier Meloni sarà varato entro l’estate. Problema giuridico non da poco: conciliare la costruzione di nuovi reattori a fissione in Italia con i referendum abrogativi del 1987 e del 2011.
"I decreti attuativi sveleranno investimenti e regia”
“Il ddl fornisce il quadro generale, ma saranno poi i decreti attuativi a entrare nel merito delle cose necessarie e dei relativi costi. Le questioni che stanno sul cammino critico sono: costituire una cabina di regia che coordini tutto il processo sul lato istituzionale, creare una autorità di sicurezza nucleare, fare comunicazione verso la popolazione e coinvolgere gli stakeholders”, spiega Monti. Ed è qui che i nodi vengono al pettine: “Manca la cabina di regia», dice Monti “Manca l’autorità di sicurezza, perché abbiamo ancora l’Isin, che è un ispettorato e non ha né le risorse umane né quelle finanziarie per agire come una vera authority. E ancora è stato fatto assai poco riguardo lo stakeholder engagement, il coinvolgimento degli interlocutori sui territori”. I soldi necessari alla costruzione di queste tre gambe del tavolo sono stati previsti dal ddl (per la comunicazione 1 milione e mezzo per il 2025, 6 milioni per il 2026), ma saranno appunto i decreti attuativi ad autorizzarne l’erogazione.
La tecnologia per questi reattori in Cina, Russia e Canada”
Il tema del consenso sociale è fondamentale, e lo sanno bene i pro-nuke italiani. “Faccio in media due incontri a settimana, ma quante persone posso raggiungere? Ci vorrebbe una comunicazione pianificata a livello territoriale, per le quali mancano però le risorse. In questi tre anni il mondo nucleare ha ricevuto zero euro di finanziamenti pubblici per questioni essenziali per il programma industriale”, denuncia il presidente di Ain. “Sono stati dati finanziamenti all’Enea ma solo per le ricerche di lungo termine, quali quelle sulla fusione e sulla fissione di IV generazione”. Per il medio termine, il governo ha però deciso di puntare sui piccoli reattori modulari.
“Al momento gli Smr si possono ordinare alla Cina o alla Russia. E ce n’è uno di progettazione statunitense in costruzione in Canada, che abbiamo recentemente visitato con una delegazione parlamentare”, spiega Monti “Ma non esiste ancora un vero mercato per questa tipologia di reattori. La disponibilità di una filiera di Smr in Europa è attesa a partire dal 2030”. E allora viene da chiedersi: se davvero torneremo alla fissione nucleare, quando accadrà? Ammesso che tutte le tessere del complesso puzzle tecno-legal-politico vadano al loro posto, un vero contributo dell’energia atomica al mix energetico italiano ci sarebbe tra 10 o 15 anni. Nel frattempo, si dovranno trovare altri modi per ridurre drasticamente la nostra dipendenza dall’estero e le nostre emissioni di gas serra.