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Le soluzioni

Cipollina (Mondelez): “Con gli agricoltori per la sostenibilità”

Lorenza Cipollina, direttrice relazioni istituzionali, comunicazione e sostenibilità del gruppo Mondelēz International in Italia
Lorenza Cipollina, direttrice relazioni istituzionali, comunicazione e sostenibilità del gruppo Mondelēz International in Italia 

Dalle materie al programma Harmony fino alla coltivazione rigenerativa Mondēlez interviene a monte della produzione, dove si concentra gran parte dell’impatto ambientale: Se ne parlerà al G&B Festival il 4 giugno. Iscriviti gratis per partecipare

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L’industria alimentare si trova oggi al centro di una trasformazione profonda. Se da un lato deve continuare a garantire qualità, sicurezza e accessibilità dei prodotti, dall’altro è chiamata a rispondere a sfide sempre più urgenti: cambiamento climatico, pressione sulle risorse naturali, perdita di biodiversità, gestione degli imballaggi e sostenibilità delle filiere agricole. In questo scenario, le aziende del settore stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nell’accelerare la transizione verso modelli produttivi più sostenibili. Tra le aziende che si sono attivate c’è Mondelēz Italia, gruppo presente nel nostro Paese con brand quali Oro Saiwa, Philadelphia, Tuc, Fattorie Osella, che realizza un fatturato di circa 1,1 miliardi di euro. Uno dei principali ambiti di intervento riguarda le materie prime.

"Da anni utilizziamo nei nostri stabilimenti in Piemonte grano e latte 100% italiani", racconta Lorenza Cipollina, direttrice relazioni istituzionali, comunicazione e sostenibilità del gruppo Mondelēz International in Italia. "Non ci fermiamo però solo all’origine degli ingredienti - prosegue - poiché oltre il 70% delle nostre emissioni di CO2 deriva proprio dalle materie prime, oltre dieci anni fa abbiamo lanciato anche in Italia Harmony, il pioneristico programma per la coltivazione sostenibile del grano". Si basa su un patto con gli agricoltori che, attraverso un sistema di incentivazioni e premi, si impegnano a rispettare le pratiche agricole contenute nella Carta Harmony, disciplinare co-ideato insieme ad agricoltori, Ong, esperti agro-ecologici e istituti tecnici. Tra le pratiche figurano la riduzione dell’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti, la protezione del suolo e delle risorse idriche e l’adozione di tecniche in grado di limitare le emissioni di anidride carbonica.

Uno degli elementi più caratteristici riguarda la biodiversità. Gli agricoltori aderenti destinano infatti una quota dei terreni — almeno il 3% — ad aree fiorite pensate per favorire la presenza di api, farfalle e altri insetti impollinatori. "Oggi il programma coinvolge 1.265 agricoltori in otto Paesi europei — Francia, Belgio, Italia, Spagna, Repubblica Ceca, Germania, Ungheria e Polonia — per un totale di circa 57 mila ettari di grano Harmony coltivato, 422.695 tonnellate di grano Harmony raccolto e oltre 1.861 ettari di prati dedicati alla biodiversità", sottolinea Cipollina.

Il progetto è entrato in una nuova fase evolutiva con Harmony Ambition 2030. "L’obiettivo è accelerare ulteriormente la transizione verso un modello più sostenibile della filiera, introducendo tecniche di agricoltura rigenerativa: una pratica olistica di gestione del territorio che mira a ripristinare il naturale equilibrio dell’ecosistema, la salute del suolo e la densità dei nutrienti. In tale direzione, a partire proprio dal raccolto del 2026, il grano che verrà utilizzato nello stabilimento di Capriata d’Orba proverrà da pratiche di agricoltura rigenerativa", spiega Cipollina. Accanto alle materie prime, il gruppo è attivo nel ridurre l’impatto ambientale del packaging utilizzato. "Ci impegniamo a promuovere un’economia circolare degli imballaggi”, osserva la direttrice relazioni istituzionali. "Entro il 2030, almeno il 98% dei nostri imballaggi a livello globale sarà progettato per essere riciclabile, con una riduzione del 25% della plastica vergine negli imballaggi rigidi". Il terzo pilastro di azione riguarda infine il clima.

"Ci siamo posti l’obiettivo di ridurre le emissioni lungo l’intera catena del valore del 35% entro il 2030 e di raggiungere il net-zero entro il 2050", conclude Cipollina. "Per noi sono impegni vincolanti, con rendicontazione trasparente e verificabile. Nei nostri stabilimenti investiamo in soluzioni concrete: a Capriata d’Orba il sistema di trigenerazione e l’impianto fotovoltaico hanno già permesso una riduzione significativa delle emissioni; a Caramagna, il trattamento e il riutilizzo delle acque in agricoltura hanno ridotto i consumi idrici del 30%".