Festival di Green&Blue 2026
Startup

Le aziende innovative che aiutano il Pianeta al G&B Festival

Le aziende innovative che aiutano il Pianeta al G&B Festival

Dall’agroalimentare all’energia, dall’edilizia alla tecnologia: i progetti dei giovani imprenditori cleantech sul palco del festival con Gabriella Rocco

16 minuti di lettura

Alma Serum: il siero di latte diventa futuro

Nel panorama dell’innovazione sostenibile, la startup Alma Serum si distingue per un approccio radicale e visionario alla valorizzazione dei sottoprodotti agroalimentari. Fondata nel 2025 da Antonella Bellina (Ceo), Stefano Linari, Giorgio Iviglia e Alessandro Manfredi, l’azienda ha messo a punto una soluzione che trasforma un comune scarto industriale – il siero di latte – in nanofibre funzionali ad alto valore aggiunto. Questa innovazione non è solo una risposta a un problema di rifiuti, ma un vero e proprio sistema di “delivery” intelligente, progettato per interfacciarsi con sistemi biologici complessi e generare un impatto positivo sull’ambiente. Il siero di latte, abbondante sottoprodotto dell’industria casearia, rappresenta spesso una sfida complessa in termini di smaltimento.

Dalla biotecnologia all'aria: le startup per l'innovazione green italiana

Dalla biotecnologia all'aria: le startup per l'innovazione green italiana

Alma Serum interviene con un modello di upcycling radicale, convertendo questo refluo agroalimentare in una preziosa risorsa biotech. Al centro della loro tecnologia c’è un innovativo sistema di filtraggio circolare, installato direttamente presso i caseifici. Questo sistema si avvale di membrane nanotecnologiche, prodotte tramite un processo proprietario di elettrofilatura, che agiscono come filtri attivi ad altissima selettività. Durante il processo, queste strutture avanzate svolgono una doppia funzione cruciale. Da un lato, catturano con precisione le sieroproteine nobili presenti nel siero di latte; dall’altro, e simultaneamente, consentono il recupero e la restituzione di acqua purificata, fino al 98% del volume trattato. Questo secondo aspetto è un elemento chiave del sistema, poiché trasforma un flusso di scarto in una fonte idrica rigenerata di alta qualità. Quest’acqua può essere immediatamente riutilizzata nei cicli agricoli e industriali, contribuendo in modo diretto e significativo alla riduzione dello stress idrico e alla sostenibilità degli ecosistemi.Al termine di questo ciclo virtuoso, dalle membrane sature vengono estratte le sieroproteine nobili, le quali vengono successivamente valorizzate per la creazione di film solidi ad alta funzionalità. Questi biomateriali innovativi sono progettati con capacità uniche di supportare processi di rigenerazione cellulare. Trovano quindi applicazioni promettenti in ambiti biotech avanzati, fungendo da piattaforme per l’ingegneria dei tessuti e come sistemi di rilascio bioattivo, aprendo nuove frontiere per la medicina e la ricerca.Il progetto Alma Serum risolve così una doppia sfida critica: da un lato, valorizza uno scarto industriale, trasformandolo in una piattaforma per applicazioni biotech di modello circolare che non solo elimina i rifiuti ma massimizza il recupero di risorse essenziali, con un’enfasi particolare sull’acqua.

Bnewtral: così cambia il modo di costruire

Il cemento, onnipresente e insostituibile nell’edilizia moderna, detiene un primato scomodo: è responsabile di circa l’8% delle emissioni globali di anidride carbonica. Questa impronta ambientale, unita all’aumento esponenziale dei costi energetici e alle crescenti pressioni per la decarbonizzazione, ha raddoppiato il suo prezzo negli ultimi anni, rendendone palese l’insostenibilità ambientale ed economica. Questa criticità ha scatenato una corsa globale alla ricerca di soluzioni innovative e materiali radicalmente diversi, favorendo la nascita di numerose startup nel settore delle costruzioni, un fenomeno che ora vede l’Italia protagonista con BeNewtral.

BeNewtral, una startup cleantech fondata da Riccardo Frezzato e Nicolò Verardi, si dedica proprio a questa sfida: produrre materiali innovativi per l’edilizia del futuro. Il suo prodotto di punta, ReBind, è una vera e propria innovazione: un legante privo di clinker, progettato per sostituire completamente il cemento Portland nella produzione del calcestruzzo. Questa non è una semplice alternativa, ma un salto di qualità nel paradigma costruttivo. Questo materiale garantisce una resistenza meccanica equivalente, fino a 60 MPa, eguagliando il cemento tradizionale. È però il suo impatto ambientale a fare la differenza, drasticamente ridotto su più fronti: vanta fino all’80% in meno di emissioni di CO2 per tonnellata di legante prodotto, un consumo energetico inferiore del 98% grazie a un innovativo processo di produzione a freddo, e un risparmio idrico del 93%. Un ulteriore punto di forza è l’eliminazione dell’estrazione mineraria da cave, poiché oltre il 70% dei suoi componenti è costituito da sottoprodotti industriali tracciabili, abbracciando pienamente i principi dell’economia circolare. ReBind ha già ottenuto la prestigiosa certificazione Remade in Italy ed è pienamente conforme ai Criteri Ambientali Minimi (CAM) italiani, requisiti fondamentali per gli appalti pubblici, consolidando la sua affidabilità e conformità.La startup, a riprova della sua visione rivoluzionaria, a soli tre mesi dal lancio ufficiale sul mercato, ha già concluso un round di finanziamento da 7 milioni di euro, guidato da Cdp Venture Capital. Non solo: BeNewtral ha già acquisito il suo primo impianto industriale a Pavia, con una capacità produttiva di oltre 25mila tonnellate all’anno. Questo passo strategico la posiziona solidamente per una crescita rapida, trasformando la visione di un cemento più verde in una realtà industriale concreta e scalabile.

Barbari, Cuppoloni, Lucotti e Massa: capitali e startup al servizio della sostenibilità

Barbari, Cuppoloni, Lucotti e Massa: capitali e startup al servizio della sostenibilità

FloFleet: dirigibili elettrici per un monitoraggio green

Nell’era della sostenibilità, la necessità di monitorare l’ambiente e le infrastrutture con precisione e un impatto ridotto è più pressante che mai. A questa esigenza risponde FloFleet, una startup italiana nata nel 2023, fondata da un team esperto composto da Andrea Cecchi (CEO), Giulia Fasoli, Andrea Buson, Francesco Ghiglione ed Enrico Bossi. La loro missione è rivoluzionaria: progettare e realizzare dirigibili elettrici, autonomi e intrinsecamente sostenibili per la raccolta di immagini e dati ad altissima precisione, offrendo un’alternativa più efficiente e a basso impatto ambientale rispetto ai tradizionali mezzi aerei. FloFleet si distingue per lo sviluppo interno di tutta la sua tecnologia, dalla piattaforma volante agli algoritmi avanzati di guida autonoma. I loro velivoli sono alimentati da un sistema ibrido di batterie e pannelli solari e beneficiano di una configurazione unica che combina portanza aerostatica e aerodinamica. Questa architettura avanzata permette di effettuare missioni di lunga durata, rendendoli ideali per settori critici come quello energetico, minerario e ambientale. Grazie all’integrazione di sensori di ultima generazione – come camere ad alta risoluzione, LiDAR, magnetometri e gravimetri – i dirigibili FloFleet garantiscono un’elevatissima qualità del dato raccolto. La combinazione di queste caratteristiche non solo aumenta significativamente l’autonomia operativa e la capacità di carico, ma assicura anche una raccolta dati di precisione superiore.

Le applicazioni sono vaste e cruciali: dalle ispezioni dettagliate di elettrodotti, oleodotti e gasdotti al monitoraggio ambientale, geofisico e della sicurezza di infrastrutture complesse.Nel 2025, la startup ha raccolto 800mila euro con Skylink, holding guidata da Luca Spada, fondatore di EOLO. Questi fondi sono destinati ad accelerare le attività di ricerca, sviluppo e commercializzazione. Nello stesso anno, FloFleet ha vinto il bando “Collabora&Innova” di Regione Lombardia, partecipando a un partenariato che include eccellenze italiane come Enivibes, Aresys e l’Università di Pavia, per un progetto avanguardistico di monitoraggio di tubature tramite radar ad apertura sintetica. A conferma della sua crescita, a ottobre 2025, la startup si è aggiudicata il premio di “Best Startup” al Digital Innovation Forum Comolake, un evento internazionale dedicato all’innovazione e alla tecnologia. L’obiettivo finale di FloFleet è rendere il controllo del territorio e delle infrastrutture più continuo, preciso e sostenibile, disegnando un futuro dove il monitoraggio aereo si sposa perfettamente con il rispetto dell’ambiente.

Gevi: la micro turbina impara dal vento

L’esigenza di un’energia pulita e accessibile a tutti, integrabile anche negli scenari urbani, è una delle sfide energetiche più attuali. È in questo contesto che nasce Gevi, una startup fondata nel 2022 a Pisa da tre giovani ingegneri toscani: Emanuele Luzzati, Edoardo Simonelli e Soufiane Essakhi. Gevi non si limita a proporre una soluzione rinnovabile, ma la reinventa, offrendo un’alternativa complementare al fotovoltaico e capace di superare i limiti delle tecnologie eoliche tradizionali.

Il cuore dell’innovazione è la sua rivoluzionaria turbina micro eolica ad asse verticale auto-apprendente. Progettata per massimizzare l’efficienza e la sicurezza, questa turbina si distingue per i suoi profili palari dinamici. L’angolazione delle pale viene regolata in tempo reale, ogni centesimo di secondo, da un sofisticato sistema di intelligenza artificiale. L’intelligenza artificiale analizza continuamente il flusso risolve complessi sistemi di equazioni fluidodinamiche e, di conseguenza, ottimizza costantemente la produzione energetica. Questo approccio “intelligente” trasforma il vento in energia pulita che altrimenti andrebbe dispersa, rendendo la turbina non solo un mero strumento per catturare il vento, ma un vero e proprio interprete e apprendista del suo comportamento.

La turbina Gevi offre una maggiore efficienza rispetto alle soluzioni tradizionali, unita a un’affidabilità e sicurezza superiori: il controllo attivo delle pale, infatti, riduce fino all’80% i carichi strutturali in caso di vento forte, proteggendo l’impianto. La sua versatilità è un altro punto di forza, grazie a un design compatto (rotore alto 3 metri e diametro di 6 metri) e un funzionamento silenzioso. Caratteristiche che la rendono ideale per l’installazione in una vasta gamma di contesti: da quelli urbani a quelli industriali, passando per le aree agricole, dove le turbine eoliche tradizionali spesso non sono adatte. La turbina è inoltre progettata per generare energia a km zero: si avvia con una velocità del vento inferiore a 2,4 metri al secondo e a velocità di crociera produce 3 kW di potenza elettrica. Questo la rende una soluzione perfetta per l’autoconsumo e per alimentare micro-reti locali, promuovendo una maggiore autonomia energetica e riducendo la dipendenza dalle fonti fossili. Nel 2025, la startup ha chiuso un round seed da 2,7 milioni di euro, guidato da 360 Capital, portando la raccolta complessiva a un totale di 3 milioni di euro.

Movopack: imballaggi sostenibili e resistenti

Nel panorama sempre più attento all’ambiente del commercio elettronico e della vendita al dettaglio, emerge una soluzione innovativa e concretamente sostenibile: Movopack. Fondata a Milano nel 2021 da Tomaso Torriani, Alberto Cisco e Andrea Cipollone, questa startup è nata da una lucida analisi dell’impatto devastante degli imballaggi monouso e dalla palese mancanza di alternative ecologiche realmente accessibili sul mercato. Il cuore dell’offerta Movopack è un catalogo versatile di imballaggi riutilizzabili, progettati per sostituire le tradizionali scatole e buste monouso. Questi prodotti sono destinati sia alle piattaforme di e-commerce che ai negozi retail e sono completamente personalizzabili per adattarsi alle diverse esigenze aziendali. La gamma include imballaggi specifici per l’e-commerce, soluzioni durevoli come le borse riutilizzabili per gli acquisti in negozio, contenitori robusti pensati per la logistica B2B (come i flussi interni tra magazzini, punti vendita e fornitori) e imballaggi ad alta resistenza, ideali per prodotti pesanti o elettrodomestici di grandi dimensioni, garantendo protezione e durabilità.Gli imballaggi sono realizzati con materiali riciclati di alta qualità, come le bottiglie di plastica riciclata (rPET) e il polipropilene riciclato intrecciato (PP). La loro peculiarità risiede nella straordinaria resistenza: sono progettati per sopportare le sollecitazioni della logistica postale e possono essere riutilizzati per oltre 20 volte, prolungando enormemente il loro ciclo di vita.Il vero punto di forza di Movopack risiede nel suo impatto ambientale. Se confrontato con un imballaggio standard monouso per e-commerce (tipicamente una scatola di cartone con circa il 70% di contenuto riciclato), un imballaggio Movopack, riutilizzato per 20 volte, genera benefici significativi: contribuisce infatti ad una riduzione dell’84% delle emissioni di CO2, a un risparmio dell’80% di energia e a una diminuzione del 76% del consumo di acqua.

Oltre a ideare imballaggi robusti e personalizzabili, Movopack ha sviluppato un sistema efficiente per la riconsegnae il riutilizzo, chiudendo così il cerchio della sostenibilità. Il successo di questa visione è testimoniato, secondo i fondatori dalla rapida crescita dell’azienda, con oltre cento clienti in Italia e nel Regno Unito. Nel 2024 ha chiuso un round di finanziamento di 2,3 milioni di euro guidato dal fondo italo-francese 360 Capital, portando la raccolta complessiva a 3 milioni di euro.

Nando: l’IA riscrive le regole dei rifiuti

Nell’era della sostenibilità, la gestione dei rifiuti rappresenta una delle sfide più complesse e urgenti. In questo scenario, emerge un attore innovativo che sta riscrivendo le regole del gioco: NANDO. Fondata a Torino nel 2021 da Riccardo Leonardi (Ceo), Fabrizio Custorella, Giovanni Lucifora, Federico Fedi e Simone Cavariani, questa startup sta trasformando radicalmente la gestione dei rifiuti grazie all’intelligenza artificiale, offrendo soluzioni d’avanguardia che hanno già conquistato oltre 80 aziende in tutto il mondo, dal Giappone agli Stati Uniti, passando per Emirati Arabi, Europa e Regno Unito.Il cuore dell’innovazione di NANDO risiede nella sua piattaforma proprietaria, un sistema che integra il monitoraggio preciso di rifiuti alimentari, industriali e urbani. Questa soluzione, user-friendly e accessibile tramite una dashboard intuitiva, colma una lacuna fondamentale nel settore: la misurazione accurata dei rifiuti. La conoscenza è potere, e NANDO fornisce dati in tempo reale che permettono alle aziende di ottenere un controllo granulare sui propri flussi di scarto. Ciò si traduce in una significativa ottimizzazione dei processi di raccolta, migliorando la qualità della raccolta differenziata e consentendo decisioni basate su dati concreti per ridurre il volume complessivo degli sprechi. Questo approccio non solo affina l’efficienza operativa dei mezzi di raccolta, ma promuove una cultura aziendale più consapevole e responsabile.

Un settore in cui NANDO sta avendo un impatto particolarmente rilevante è quello della ristorazione collettiva. Qui, la tecnologia della startup si erge a baluardo nella lotta allo spreco alimentare. Attraverso un rilevamento intelligente, NANDO consente di identificare e quantificare lo spreco di cibo, portando a risparmi concreti sui costi operativi e a una drastica riduzione dell’impatto ambientale. È un esempio tangibile di come l’IA possa tradursi in benefici economici ed ecologici diretti, trasformando un problema cronico in un’opportunità di miglioramento.La startup torinese ha recentemente completato un aumento di capitale da 3,3 milioni di euro, che si aggiunge al milione di euro raccolto nel 2023. Con un totale complessivo di 4,3 milioni di euro in finanziamenti. I fondi saranno destinati a rafforzare il focus sulla riduzione degli sprechi, l’ottimizzazione dei processi e la trasparenza nella gestione dei rifiuti. La società è stata accelerata da ZERO, il programma cleantech della Rete Nazionale degli Acceleratori di CDP Venture Capital, realizzato da Zest ed ELIS.

Noiet: l’innovazione fermentata

Fondata nel 2025 da Lorenzo Paolini e Marcello Brugnoli, NOIET ha sviluppato NOIFERM, un ingrediente clean-label fermentato e multifunzionale che incarna i principi dell’economia circolare e dell’innovazione nutrizionale. L’azienda nasce dalla consapevolezza di due problemi sempre più pressanti: da un lato, la crescente pressione per ridurre l’uso di additivi sintetici, spesso indicati con “numeri E”, percepiti negativamente dai consumatori e privi di un reale valore nutrizionale; dall’altro, gli enormi volumi di sottoprodotti generati dalla fiorente industria delle bevande vegetali, che pur essendo ricchi di nutrienti preziosi, sono spesso sottovalutati o destinati allo smaltimento.

È in questo contesto che si inserisce NOIFERM. Ottenuto attraverso un innovativo processo di upcycling dei sottoprodotti dell’industria delle bevande vegetali, questo ingrediente non è un semplice sostituto, ma una vera e propria soluzione multifunzionale. Grazie a una fermentazione multimicrobica proprietaria, NOIFERM combina in un unico composto proprietà antiossidanti e conservanti naturali. Ma non si ferma qui: è anche intrinsecamente ricco di proteine e fibre, migliorando così il profilo nutrizionale complessivo dei prodotti in cui viene impiegato. L’adozione di NOIFERM offre all’industria alimentare una triplice opportunità: migliorare la shelf life dei prodotti in modo naturale, aumentarne il valore nutrizionale con un apporto significativo di proteine e fibre, e accorciare le etichette, rendendole più chiare per i consumatori alla ricerca di trasparenza e autenticità. Questo lo rende una soluzione unica e altamente desiderabile.

Nel 2025, la startup ha raccolto capitali iniziali per circa 170 mila euro, un investimento strategico destinato a scalare la produzione di NOIFERM attraverso partnership industriali e ad accelerare la sua commercializzazione. L’obiettivo a lungo termine va oltre il singolo ingrediente: l’azienda mira a diventare una piattaforma di fermentazione leader per l’upcycling nel settore alimentare, ridefinendo il concetto di scarto e trasformandolo in risorsa preziosa per un futuro alimentare più sano e anche più sostenibile.

Peelpack: dalle patate la plastica del futuro

Ogni anno, l’industria agroalimentare produce una quantità impressionante di scarti organici, spesso considerati semplici rifiuti o destinati a usi di scarso valore. Tra questi, le bucce di patata rappresentano una risorsa incredibilmente ricca di polimeri naturali, la cui potenzialità rimane largamente inesplorata su scala industriale. È proprio da qui che prende vita l’innovazione di PeelPack, una startup svizzero-italiana fondata nel 2025 da Massimo Bagnani e Slava Drigloff (CEO), con la missione di trasformare questi sottoprodotti alimentari in materiali biopolimerici all’avanguardia.

L’azienda ha sviluppato un materiale proprietario, denominato Materra, che si pone come una svolta nel settore. Materra è progettato per essere lavorato con le stesse tecnologie delle plastiche convenzionali – come estrusione, termoformatura e stampaggio a iniezione – garantendo una transizione senza intoppi per le industrie. Ciò che lo rende veramente eccezionale è la capacità di mantenere prestazioni meccaniche comparabili alle plastiche tradizionali, offrendo al contempo un fine vita ecologicamente virtuoso: è infatti compostabile certificato secondo lo standard europeo EN 13432.

L’obiettivo di PeelPack è chiaro: sostituire le plastiche di origine fossile in applicazioni monouso ad alto volume, in particolare nel packaging alimentare, senza la necessità per le aziende di modificare le proprie linee produttive esistenti, un fattore chiave per l’adozione su larga scala.Dopo una fase intensiva di sviluppo e validazione industriale, PeelPack ha già avviato diversi progetti pilota strategici con importanti aziende del settore alimentare in Europa. Questa collaborazione sul campo mira a perfezionare ulteriormente l’applicazione di Materra e a facilitare l’ingresso sul mercato di una nuova generazione di materiali che siano non solo circolari e scalabili, ma anche perfettamente compatibili con i processi industriali attuali, delineando un futuro più sostenibile per il packaging.

Investire nel pianeta: l'innovazione italiana delle startup per il futuro verde

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Resilco: dai rifiuti materiali per costruire

Fondata nel 2019 da David Callejo Munoz, e rafforzata nel 2023 dall’ingresso di Paolo Brazzo, Alessandro Panza e Marta Cecilia Pigazzini, Resilco ha sviluppato una tecnologia all’avanguardia capace di rivoluzionare il settore delle costruzioni, trasformando ciò che era uno scarto in una preziosa materia prima. Ogni anno, milioni di tonnellate di rifiuti industriali di natura alcalina vengono spesso smaltiti in discarica, con costi ambientali ed economici significativi. Resilco ha ideato un processo che non solo recupera questi materiali, ma li converte in materie prime secondarie di alto valore, ideali per la produzione di malte, calcestruzzi, intonaci, resine e bitumi.

Il cuore di questa innovazione risiede in una tecnologia proprietaria che accelera in modo controllato il processo di carbonatazione naturale. In pratica, ciò significa che in meno di un’ora e operando a temperatura e pressione ambiente, i rifiuti vengono trasformati in materiali riciclati, utilizzando la CO2 come reagente principale. Resilco ha recentemente completato un passaggio fondamentale nel suo percorso di industrializzazione, avendo ottenuto l’autorizzazione necessaria per l’avvio di un impianto sperimentale a Busnago (Monza e Brianza). Questo step è cruciale per ottenere la certificazione “End of Waste”, un riconoscimento che attesta la piena trasformazione dei rifiuti in prodotti, e per avviare la commercializzazione degli impianti stessi. Nel 2023, la startup aveva già raccolto 1,2 milioni di euro in un round guidato da Tech4Planet. Nel 2025, ha consolidato ulteriormente la sua posizione con un round da 5 milioni di euro, guidato da 360 Capital, portando la raccolta complessiva a ben 6,5 milioni di euro.

Sinergy Flow: batterie per l’accumulo nel tempo

Nel panorama globale della transizione energetica, la sfida più grande rimane l’affidabilità delle fonti rinnovabili intermittenti come il solare. È qui che entra in gioco Sinergy Flow, una startup deep tech fondata a Milano nel 2022 da Alessandra Accogli (Ceo), Gabriele Panzeri e Matteo Salerno. La loro missione è chiara: progettare batterie innovative di grandi dimensioni, basate su celle di flusso, capaci di fornire energia pulita in modo continuativo, gestendo la flessibilità e risolvendo il problema dell’intermittenza delle energie rinnovabili per la rete elettrica. La tecnologia si basa sull’utilizzo dello zolfo, un elemento abbondante e spesso un sottoprodotto di processi industriali critici, come la raffinazione di gas naturale o petrolio. Invece di essere un costo di smaltimento per le aziende, lo zolfo viene intercettato da Sinergy Flow, trasformato chimicamente e impiegato come materiale attivo per l’accumulo di energia.

Questa strategia non solo offre una soluzione sostenibile al problema dei rifiuti industriali, ma garantisce anche una catena di approvvigionamento energetico altamente decentralizzata. Essendo lo zolfo globalmente disponibile e non soggetto ai monopoli geopolitici tipici di altre materie prime per batterie, Sinergy Flow semplifica la logistica e riduce significativamente le emissioni di CO2 associate al trasporto, contribuendo a un sistema energetico più resiliente e meno impattante.La soluzione concreta che la startup sta sviluppando adesso consiste in sistemi di accumulo energetico modulari e containerizzati, con una capacità in grado di coprire tra le 8 e le 24 ore di fabbisogno. Questo li rende ideali per stabilizzare la rete e immagazzinare l’energia in eccesso prodotta dalle fonti rinnovabili. Il percorso verso l’industrializzazione è già ben delineato, con il primo impianto commerciale su larga scala previsto per la fine del 2028. Lo scorso febbraio, la startup milanese ha chiuso un round di 7 milioni di euro, guidato da CDP Venture Capital SGR, portando la raccolta complessiva a circa 9.3 milioni di euro.

Voidless: l’arte dell’imballaggio su misura

La rapida espansione dell’e-commerce ha portato al crescente problema dell’overpackaging e dell’inefficienza logistica, con un impatto significativo sull’ambiente e sui costi. È in questo contesto che Voidless, startup deep-tech italiana, si propone come soluzione innovativa. Fondata a Milano nel 2022 da Carlo Villani, Mattia Bertolani e Daniel Kaidanovic, Voidless progetta e realizza macchinari “box on demand” di nuova generazione, capaci di rivoluzionare il modo in cui le merci vengono imballate e spedite.

La tecnologia consente di creare, direttamente all’interno dei magazzini, scatole e imballaggi su misura con estrema precisione per ogni singola spedizione. Questa capacità di adattamento offre una soluzione concreta per ridurre drasticamente l’impiego di cartone e materiali di riempimento superflui, ottimizzare gli spazi durante il trasporto e combattere efficacemente il fenomeno dell’overpackaging. I sistemi Voidless sono progettati per una facile integrazione in ogni tipologia di magazzino, permettendo agli operatori della logistica di realizzare in tempo reale l’imballaggio perfetto per l’oggetto da spedire. Questo approccio innovativo si traduce in un’ottimizzazione significativa dell’intera catena logistica: non solo una marcata riduzione dello spreco di materie prime, ma anche un tangibile miglioramento dell’efficienza dei trasporti, che diventano meno voluminosi e più sostenibili.Nel 2024, Poste Italiane ha avviato una fase di sperimentazione del packaging on demand di Voidless presso il suo Centro Logistico di Vidigulfo (Pavia), con l’obiettivo di valutarne i punti di forza e la scalabilità. Parallelamente, DSV, uno dei maggiori operatori logistici a livello mondiale, sta già utilizzando la tecnologia Voidless a Modena per conto di un importante brand automobilistico. Voidless ha attratto anche significativi investimenti. Nel 2022 ha chiuso un round pre-seed da 600 mila euro guidato da 360 Capital, seguito nel 2024 da un round Seed di 2,2 milioni di euro guidato da CDP Venture Capital. A oggi, la startup ha raccolto complessivamente 6 milioni di euro.

illuminem: obiettivo sostenibilità globale

Nel cuore di Venezia, nel 2023 ha preso vita iIluminem, una piattaforma destinata a ridefinire il concetto di sostenibilità nel mondo aziendale e finanziario. Fondata da Andrea Gori, che con il suo titolo di “Chief Earth Officer” (un Ceo con una missione esplicita per il pianeta) incarna la visione dell’azienda, illuminem si definisce come il “Bloomberg della sostenibilità”. La sua missione è chiara: accelerare la transizione globale verso un futuro più verde, fornendo i dati e le informazioni essenziali per compiere scelte consapevoli, eticamente responsabili ed economicamente vantaggiose.

Al centro dell’offerta di illuminem si trova un software unico a livello mondiale, il Sustainability Data Hub. Questa piattaforma monitora oltre 300 indicatori di performance ambientale e sociale di più di 10 mila aziende, configurandosi come il più completo strumento di questo tipo a livello globale. Dalla misurazione del consumo di suolo e dell’impatto sulla biodiversità, all’analisi dell’intensità energetica e della presenza femminile nella forza lavoro, fino al calcolo finanziario dei rischi climatici e delle controversie aziendali, il Data Hub offre una visione granulare e multidimensionale. Il software supporta investitori nella due diligence dei rischi economici e permette alle aziende di effettuare un benchmarking preciso. In parallelo, l’analisi delle priorità ambientali delle aziende integrate nella stessa piattaforma funge da primo “Sustainability Sales Navigator”, facilitando la commercializzazione di servizi e prodotti sostenibili.

Ma illuminem non è solo numeri. La piattaforma aggrega in modo intelligente notizie e approfondimenti di settore, spaziando dall’industria climate tech al mercato del carbonio. Un sofisticato sistema di intelligenza artificiale seleziona e riassume contenuti da fonti autorevoli, garantendo informazioni sempre aggiornte. La sezione “illuminem Voices” rappresenta un vero e proprio forum del pensiero globale, vantando contributi esclusivi di oltre 2 mila leader mondiali, tra cui scienziati di fama, Ceo di multinazionali, ministri ed ex capi di Stato. A completare l’ecosistema, l’illuminem Club riunisce la più grande community online di professionisti del settore, creando un network dinamico per lo scambio di idee e competenze. Con un pubblico di 700mila utenti, fortemente internazionale – con il 40% negli USA, il 30% in Europa e il 10% nel Regno Unito – e una rete in crescita di 1.200 partner aziendali, illuminem sta rapidamente consolidando la sua influenza a livello globale. Supportata dal ministero dell’Ambiente e fresca di un aumento di capitale da 2 milioni di euro.

Savor: il “burro senza burro”

Immaginate di assaporare i vostri prodotti preferiti con la certezza che la loro produzione non abbia gravato sulle risorse del nostro pianeta. Questa visione, un tempo avveniristica, è oggi la realtà concretizzata da Savor, startup fondata nel 2022 da Kathleen Alexander e Ian McKay. Sostenuta da investitori di primo piano come Breakthrough Energy Ventures, Savor è all’avanguardia di una rivoluzione alimentare. L’industria agricola tradizionale, in particolare quella legata alla produzione di grassi, incide significativamente sull’ambiente, contribuendo al 7% delle emissioni globali di gas serra. Per rispondere a questa sfida, Savor ha sviluppato una piattaforma proprietaria che crea grassi e oli puri e versatili direttamente dal carbonio.

Il “burro senza burro” o “burro d’aria” è il prodotto simbolo di questa innovazione: generato in laboratorio da anidride carbonica e acqua, bypassa completamente l’agricoltura convenzionale, sia vegetale che animale. Il carbonio viene estratto dalla CO2 e fatto reagire a caldo con idrogeno e ossigeno prelevati dall’aria. Alla fine, si aggiungono acqua, sale e beta-carotene per replicare il colore e la consistenza del burro tradizionale. I benefici ambientali sono straordinari: si riducono le emissioni del 99% (soli 0,8 grammi di CO2 per 1 kg di burro d’aria, contro i 5-14 kg del burro tradizionale), con un drastico taglio nel consumo di suolo, acqua e fertilizzanti (risultati sono stati validati e pubblicati sulla rivista Nature Sustainability). I team di Savor, operativi tra California e Illinois, creano ingredienti di altissima qualità, scalabili e personalizzabili, adatti sia all’alimentare che alla cura della persona. Dal burro all’olio di palma, Savor produce grassi ad alte prestazioni senza esaurire le risorse della Terra.

Vortex: gli scarti agroalimentari diventano ingredienti del futuro

Nel panorama dell'innovazione sostenibile, la startup Vortex si distingue per un approccio radicale alla valorizzazione dei sottoprodotti dell'industria agroalimentare. Fondata in Piemonte da Simone Piccolo (Founder e CEO) e Lorenzo Picco (Co-founder), l'azienda trasforma ciò che oggi viene trattato come rifiuto — bucce di mela, semi di pomodoro, scarti di carciofo, residui di mirtillo — in ingredienti funzionali di alta qualità, pronti per essere reimpiegati nei settori food, cosmesi, pet food e nutraceutica.

Ogni anno, l'industria agroalimentare genera miliardi di euro di scarti di lavorazione che contengono antiossidanti, fibre, pigmenti naturali e composti bioattivi ricercati e pagati a caro prezzo dal mercato. Il problema non è mai stato la mancanza di materia prima, ma la mancanza di un modo efficace per recuperarla, stabilizzarla e renderla utilizzabile su scala industriale. È esattamente questo vuoto che Vortex ha scelto di colmare. Al centro della loro tecnologia c'è un processo proprietario e brevettato che combina tre tecniche di essiccazione in sequenza — microonde, aria calda e sottovuoto — per stabilizzare rapidamente lo scarto, bloccare la fermentazione e preservare intatte le componenti di interesse. Il risultato sono ingredienti con caratteristiche tecniche precise, replicabili e certificabili: non prodotti di recupero approssimativo, ma materie prime a tutti gli effetti. A monte del processo, Vortex seleziona con cura ogni sottoprodotto in base a composizione, stabilità e proprietà residue, privilegiando varietà autoctone e filiere geograficamente tracciate.

Ad oggi l'azienda lavora su quattro filiere principali: dalle bucce di mela si ottiene una farina ricca di fibre e antiossidanti con applicazioni nel settore del gelato; dai sottoprodotti del mirtillo nascono farina ed estratti ideali per colorazione e aromatizzazione naturale; dal pomodoro si recuperano bucce e semi ricchi di licopene; dal carciofo si estraggono fibre, inulina e composti bioattivi con applicazioni industriali documentate. A queste si aggiungeranno oltre dieci nuove materie prime in sviluppo per il periodo 2026-2028.