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Lo studio

Non solo carbon tax: per la decarbonizzazione servono sviluppo economico e lavoro

Non solo carbon tax: per la decarbonizzazione servono sviluppo economico e lavoro

Una ricerca coordinata dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa indica come portare avanti rapidamente la transizione ecologica senza compromettere l’economia dei Paesi

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Ridurre rapidamente le emissioni, rispettando gli Accordi di Parigi, ma senza rallentare e danneggiare l’economia, è possibile. Lo sostiene uno studio italiano, coordinato dall’Istituto di Economia della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa che, insieme all’Università di Utrecht in Olanda, ha elaborato il giusto mix per raggiungere l’obiettivo: la decarbonizzazione.

Il dossier, pubblicato su Nature Sustainability, ha messo sotto la lente diversi scenari di policy per identificare il percorso più efficace e sostenibile, in cui la transizione ecologica può (e deve) diventare un motore di crescita, innovazione e occupazione. Nella ricerca è stato utilizzato il modello climatico-economico ad agenti eterogenei DSK per simulare l’evoluzione di tecnologie, dinamiche macrofinanziarie, sistemi energetici e clima nel periodo compreso tra il 2022 e il 2160.

L’approccio metodologico ha valutato nel dettaglio l’impatto di diversi pacchetti di politiche sulla produzione, l’occupazione, la stabilità economica, l’innovazione e le traiettorie di riscaldamento globale: in sintesi, tutto ciò che ha un peso nel processo di decarbonizzazione. Oggi, la sfida della politica climatica globale punta a un processo rapido rispetto al lungo periodo temporale in cui l’inquinamento ha manifestato i suoi effetti negativi. Questo perché c’è la necessità di arginare il cambiamento climatico e limitare ulteriori danni ambientali che, per forza di cose, avranno un impatto sociale ed economico.

Ma secondo lo studio del Sant’Anna di Pisa, puntare esclusivamente sulla carbon tax – spesso presentata come strumento neutrale e basato sul mercato – non solo è insufficiente al raggiungimento dello scopo, ma può perfino risultare destabilizzante per il sistema economico. Infatti, una tassa troppo elevata rischia di generare shock recessivi, mentre un prezzo del carbonio troppo basso non ha la forza necessaria per modificare rapidamente i comportamenti e le tecnologie.

Il percorso più solido e vantaggioso? Adottare una combinazione integrata di politiche industriali green, investimenti pubblici mirati e una carbon tax moderata, ma differenziata per settore. Un mix che ridurrebbe rapidamente le emissioni, sosterrebbe l’occupazione e l’innovazione e, allo stesso tempo, manterrebbe la stabilità macro-finanziaria, contenendo l’impegno fiscale entro livelli sostenibili per i bilanci pubblici.

“Il nostro lavoro mostra chiaramente che non esiste un trade-off tra una transizione rapida e la crescita economica - spiega Francesco Lamperti, professore di Economia alla Scuola Superiore Sant’Anna e co-autore dello studio -. Se accompagnata da un insieme coerente di politiche industriali, la decarbonizzazione può generare investimenti, occupazione e innovazione, invece di provocare shock economici negativi”.

Uno dei punti più rilevanti messi in luce dallo studio riguarda il ruolo delle politiche di regolamentazione, come i divieti alla costruzione di nuovi impianti alimentati da combustibili fossili o gli obblighi di elettrificazione nei settori più energivori. Questi strumenti, spesso considerati più rigidi rispetto agli interventi basati sui prezzi, si dimostrano invece decisivi per accelerare la transizione, perché offrono obiettivi chiari, riducono l’incertezza regolatoria e orientano gli investimenti delle imprese verso soluzioni a basse emissioni.

Quando standard tecnologici credibili e scadenze temporali precise vengono introdotti in modo coerente, il sistema economico tende ad adattarsi più rapidamente e con maggiore ordine, favorendo la nascita di nuove filiere industriali, aumentando la competitività e riducendo i rischi finanziari legati alla transizione.

Nel complesso, il pacchetto proposto dallo studio consentirebbe di preservare crescita economica, assicurare stabilità macro-finanziaria, contenere i costi fiscali entro l’1% del PIL annuo e contenere il riscaldamento globale entro i 2 °C. Per l’Italia, in particolare, il messaggio dello studio è importante: il Paese deve accelerare la decarbonizzazione soprattutto in settori come industria pesante, edilizia e trasporti, dove gli avanzamenti sono ancora lenti rispetto agli obiettivi europei. Una strategia basata su politiche industriali verdi, investimenti coordinati e standard chiari potrebbe rafforzare la competitività del sistema produttivo nazionale, ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e creare nuove opportunità economiche e occupazionali.

La carbon tax può avere un ruolo utile, ma non può sostituire la necessità di una regia pubblica forte e coerente. “Le politiche di regolamentazione funzionano perché fissano obiettivi chiari e scadenzati nel tempo - sottolinea Lamperti -. Indicano alle imprese la rotta tecnologica da seguire, riducendo i costi dell’incertezza e accelerando l’innovazione”. Al contrario, un mix che combina regolamentazione intelligente, sostegno pubblico mirato e fiscalità calibrata produce i migliori effetti in termini di riduzione delle emissioni, crescita economica e stabilità.