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La catena di pizzerie pop che ora sogna di diventare gourmet

La catena di pizzerie pop che ora sogna di diventare gourmet

Rossopomodoro inaugura a Milano il suo nuovo format Rosso, tentando di entrare nel segmento premium. Tre tipologie di pizze (napoletana, bassa e croccante e al padellino), prodotti Dop e nuova carta dei vini

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Da street food per antonomasia a ricetta gourmet. Da tradizione regionale a fenomeno globale. Da concept replicabile a laboratorio di ricercatezza e sperimentazione. La parabola della pizza (e della pizzeria) è anche quella di Rossopomodoro.

Il brand, nato a Napoli nel 1998 e oggi presente in 11 Paesi con più di 110 punti vendita attivi, di cui una quarantina all’estero, “riapre” il locale di via Molino della Armi dove inaugura il format Rosso che segna l’ingresso nel segmento premium. Un passo in avanti che completa la strategia di riposizionamento dell’insegna a seguito dell’ingresso nel capitale di Spoon Brands, avvenuto nel settembre 2025. “L’apertura di Rosso integra la nuova strategia aziendale che trasforma Rossopomodoro attraverso una duplice direzione: verticale, con il passaggio dal nostro classico casual dining al Qsr (quick service restaurant, ndr) e, da oggi, anche alla proposta più sartoriale; e trasversale, con la presenza della più ampia offerta di pizze sul mercato grazie al recente lancio delle nuove versioni croccante e al padellino”, spiega Alessandro Lazzaroni, da gennaio 2026 Ceo di Rossopomodoro.

Al centro del menu, quindi, rimane la pizza affiancata da una proposta di cucina che spazia dai primi ai secondi per finire con i dessert (in collaborazione con Venchi). Per quanto riguarda la prima referenza, sono tre le varianti che si possono gustare: la classica verace alla napoletana, la versione croccante (sottile e leggera con un impasto di 150 grammi per pizza e condita fino al bordo) e quella al padellino (alta, con un impasto alveolato da 200 grammi per pagnotta, soffice dentro e fragrante fuori, ideale da condividere). A queste si aggiunge poi la versione chetogenica: pensata per i più attenti alla linea, si aggiunge all’impasto integrale prodotto con farine Tipo 0 e integrale Mulino Caputo.

“Abbiamo voluto mettere a frutto due aspetti che contraddistinguono il nostro modo di lavorare: da un lato, le competenze sul mondo pizza che abbiamo maturato negli anni e che abbiamo saputo condividere con tutto il nostro team, tanto che ci fregiamo di essere la casa dei pizzaioli con oltre 600 professionisti su una forza lavoro di circa 2800 dipendenti; dall’altro, l’ascolto del cliente con cui vogliamo parlare lo stesso linguaggio gastronomico. Quando ci si trova in una tavola di 20 persone è difficile mettere tutti d’accordo, ma questo non può essere un ostacolo alla convivialità e alla condivisione, che sono il mantra di ogni esperienza fuori casa".

Chi entra oggi da Rosso, quindi, può godersi un sabato sera con gli amici senza rinunciare a gusto e qualità ma concedendosi magari un percorso di degustazione oppure una pizza alla pala gigante (60 per 35 cm, ndr) con doppio gusto . Impasti impreziositi da materie prime d’eccellenza come il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio Dop, la ‘nduja di Spilinga, la Mozzarella di Bufala Campana Dop, il Prosciutto Crudo di Norcia Igp, la Cacioricotta del Cilento presidio Slow Food, il Gorgonzola Dop, il Grana Padano Dop e l’Olio Evo della Penisola Sorrentina Dop solo per citarne alcuni.

“Lavorare bene sui processi, standardizzarli non significa eliminarne l’artigianalità o abbassare la qualità ma migliorare entrambi e mettere sul piatto della filiera un’importante opportunità di business, soprattutto in termini di visibilità all’estero”, aggiunge Lazzaroni. Lo stesso approccio si nota nella costruzione della carta della cucina e in quella del beverage. Da Rosso, infatti, si possono gustare diversi antipasti della tradizione partenopea e non solo (come le montanarine fritte, la tartare di Fassona e le polpette), primi di pasta (tra cui una cacio e pepe flambé che viene mantecata al tavolo direttamente in una forma di Pecorino romano) e diversi secondi di terra (compreso l’hamburger napoletano con salsiccia, scamorza affumicata e friarielli serviti all’interno di un panpizza) e di mare.

Piatti e pizze si accompagnano a una proposta vini che passa da 8 a 30 referenze (compreso il classico vino della casa, di origine pugliese, servito nella tradizionale brocca di ceramica di Vietri e una selezione di Champagne), una lista di birre che accoglie diverse etichette artigianali e una cocktail list con 6 combinazioni pensate insieme al bartender Bruno Vanzan. A evolvere, però, non è solo la proposta gastronomica (che “vale” uno scontrino medio per persona intorno ai 35 euro). In linea con le nuove abitudini, anche la pizzeria cambia volto e Rosso ne è la dimostrazione. Negli interni, il legno dei tavoli incontra la morbidezza delle sedute imbottite, tra rossi profondi e bordeaux.

Le ceramiche a rilievo e gli inserti dorati dialogano con il mattone e le pareti materiche; gli specchi moltiplicano i riflessi, mentre le boiserie disegnano una cornice più raccolta. I motivi floreali aggiungono leggerezza alla composizione. Anche l’illuminazione diventa parte dell’arredo. E Napoli riaffiora come un fils rouge di un’esperienza che va oltre l’ordinazione per aprirsi a workshop, masterclass, presentazioni a tema food, feste e molto altro.