Dalle antiche botti di legno del Belgio ai monasteri trappisti d'Inghilterra, passando per le origini storiche, le abitudini sociali e l'esplosione del mercato analcolico. Parlare di birra oggi è affrontare un tema che è in continua evoluzione. È emerso durante l’incontro del Festival De Il Gusto 2026, che ha messo insieme Rolando Bossi, fondatore di Quality Beer Academy e Lorenzo Prattico (conosciuto sui social come @prattquello). Si è partiti subito rompendo gli schemi. Parlare genericamente di "birra" è riduttivo: esiste un universo di stili, storie e tecniche di produzione profondamente differenti. Come ha raccontato Rolando Bossi introducendo la prima degustazione, una Framboise a fermentazione spontanea.
L’assaggio
”Parlare di birra i generale sarebbe limitativo. Perché non ne esiste un solo tipo. Esistono territori e lavorazioni in grado di apre nuovi mondi. Per fare questa ci vogliono dai 2 ai 3 anni di lavorazione in botte di legno, alcune storiche con più di 200-300 anni, dove la birra evolve per ossidazione, così come si conservava anticamente il vino”, ha spiegato l’esperto. Una birra complessa, caratterizzata da note acide e rotondità date dai luppoli, che si presta a un matrimonio gastronomico d'eccezione: "Si abbina perfettamente con un Parmigiano Reggiano 12 mesi, con una cheesecake o con un cioccolato fondente. È una birra molto facile, ma se ragionate sull'abbinamento capite che c'è un bel matrimonio”.
Libertà e responsabilità.
La birra è un soggetto perfetto per parlare di Libertà e Responsabilità, tema del Festival 2026. E arriva la seconda birra in sala. Una vera chicca. "Questa è la prima birra trappista mai prodotta in Gran Bretagna - spiega Bossi -. Un convento trappista che da cinque anni ha iniziato a produrre birra per sostenersi. Stiamo parlando di una birra ambrata scura, con sentori di cioccolato, caffè e liquirizia, dove si respira davvero l'atmosfera del monastero”. E responsabilità è anche affrontare temi come il servizio nei ristoranti italiani. Spesso manca una carta delle birre adeguata e, troppe volte, ci si scontra con bicchieri lavati male o non curati. Come ha sottolineato Bossi: "Un bicchiere grasso non lavato accuratamente toglie il 50 per cento del piacere della degustazione. Noi possiamo avere i vini o le birre migliori del mondo, ma un servizio fatto male ne vanifica il valore”.
Le nuove sfide
Anche Prattico ha parlato di nuove tendenze e dell'ascesa inarrestabile delle birre analcoliche, favorite anche da una maggiore attenzione alla salute e alle normative stradali. “È un mercato in forte crescita che non deve più essere visto con scetticismo - ha detto il content creator -. Che sia riferito o no all’alcol, nel momento in cui il parere diventa giudizio è sempre scomodo, e tanti ci inciampano”. Ma come si racconta la cultura della birra nell'era dei social network?
Prattico ha evidenziato le difficoltà legate agli algoritmi che penalizzano contenuti legati all’alcol, e ha spostato l’attenzione sulla bellezza della narrazione storica: "Se parli d'alcol i social ti penalizzano, ma la mitologia è straordinaria. In ufficio abbiamo Christian che quando andiamo a bere qualcosa inizia a raccontarci della birra irlandese e dei Fomoriani, esseri mitologici con un braccio solo, una gamba sola e il becco. Secondo la leggenda, avevano i primi distillatori della storia e il segreto della loro immortalità era proprio la birra. Io a volte gli dico: 'Christian, basta, hai rotto', però poi a posteriori pensi a quanto sia bello credere che chi fa la birra sia un po' un alchimista o un erede dei druidi”.