L’ imprevisto. Ma poi a metà settembre, quando Massimo aveva appena cominciato la preparazione atletica, si sottopone ad una visita di routine dal dermatologo per il controllo dei nei. La dottoressa lo guarda e gli dice: “No, questo neo è da togliere subito, potrebbe essere un melanoma, venga dopodomani in ambulatorio che lo togliamo”. Il giorno dopo Massimo esce a correre, ma la sua testa è presa dall’idea dell’intervento del giorno successivo: “Sarà il primo allenamento di tanti fatto con la mente altrove, ma con il corpo lì, sull’asfalto, a macinare chilometri per distrarsi, per generare endorfine e recuperare autostima e fiducia in me stesso” ci confessa.
La diagnosi di melanoma. Due giorni dopo l’asportazione del neo, non potendo correre per i punti,esce con la bici da corsa per cercare comunque di fare un po’ di fondo. Aspetta i risultati dell’esame istologico; passa una settimana e riprenda a correre, cercando di non far saltare i punti nella schiena e facendo finta di nulla. Arriva ottobre e anche la diagnosi che conferma i tumori del medico: melanoma. Va fatto un intervento chirurgico per indagare il linfonodo sentinella e vedere se ci sono metastasi. “E’ il primo momento difficile, di vero sconforto, quando ti senti in mezzo al guado, partito troppo forte e ancora lontano dal traguardo. Penso a mia madre, morta di cancro al seno ventitré anni prima, penso ai miei figli di 12 e 15 anni, a mia moglie. Penso al fatto che non farò la maratona di Firenze” ricorda Massimo.
Chilometri di rabbia. Ma il giorno dopo torna a correre: “Dieci chilometri di rabbia e frustrazione che mi regalano una delle mie migliori prestazioni sulla distanza”. La domenica successiva, volendo ancora seguire la tabella per Firenze, Massimo avrebbe dovuto fare il primo ‘lunghissimo’, la seduta di allenamento superiore ai 25 km. “Ma fare un lunghissimo per il gusto di farlo era veramente troppo, mi limito a 16 chilometri giusto per continuare a mantenere un po’ di forma e per distrarmi” racconta.
La maratona di Massimo
La ripresa. Prima di Capodanno Massimo riprende a correre, la pausa non è stata così lunga, comincio a fare nuovi progetti: la mezza di Vittuone a febbra io, un gran classico, e magari una maratona in primavera. “Riprendo ad allenarmi seriamente, ma il risultato dell’esame tarda ad arrivare. A fine gennaio rompo gli indugi e mi organizzo per Vittuone (mezza maratona a febbraio), Vigevano (mezza maratona a marzo), Padova (maratona ad aprile)”.
Non è finita. Quattro giorni dopo lo chiama l’oncologo con il risultato degli esami: micro metastasi nel linfonodo sentinella. “E’ una roba minima, ma il protocollo in questi casi prevede un altro intervento di asportazione dei linfonodi ascellari, intervento più invasivo del precedente e conmaggiori tempi di recupero. Passo il week end successivo a casa, senza nessuna voglia di uscire a correre, cercando di trovare degli aspetti positivi che non riesco a trovare”.
Tra ospedale e corsa. Il lunedì Massimo è di nuovo in ufficio, con i suoi colleghi e compagni di corsa, a spiegare che dovrà tornare sotto i ferri. “Questo giro non sono così brillante, anzi, sono decisamente abbattuto, lo capisco nelle loro facce piene di imbarazzo, compassione e incoraggiamento. Continuiamo ad allenarci, mi rendo conto che mi serve sempre di più, perché mi distrae e perché trovo conferme che in fondo fisicamente sto bene. Non è semplice alternare una Tac a 10k sull’alzaia, una ecografia alle ripetute ma quando ci riesco sento di poter superare qualsiasi cosa”. Così Massimo continua ad allenarsi sui 10 chilometri: “Un giorno esco con mia moglie, io di corsa e lei in bici, e ne faccio 14, di cui i primi 10 belli pimpanti. Intanto mi abituo all’idea del nuovo intervento e alle prospettive future” ricorda raccontando.
In attesa. Fine febbraio e dall’ospedale tutto tace. “Il 12 di marzo, oltre alla mezza, a Vigevano ci sarebbe anche la 10k, comincio a farci un pensiero”. Ma poi viene a sapere che l’intervento è programmato per il 10: “Ok, finalmente si va in scena e pazienza per Vigevano”. Poi però, mentre sta andando all’ospedale lo chiamano: c’è stata un’urgenza durante la notte e hanno dovuto riprogrammare tutti gli interventi della giornata. Così Massimo gira la macchina e va in ufficio. “Incazzatura discreta, ma al pomeriggio si corre e si torna a pensare alla 10k di Vigevano del 12”. Infatti, va a Vigevano e realizza il suo PB sui 10k: “Più prendo randellate, più divento performante nella corsa; più divento performante nella corsa, più sopporto meglio le randellate” ci dice.
Il secondo intervento. La settimana successiva lo richiamano: fa l’intervento, due giorni di degenza e poi a casa. “Come previsto l’operazione è più invasiva, mi porto appresso il sacchetto del drenaggio, la mobilità del braccio è molto ridotta ma mi dicono di fare esercizio e, da buon runner resiliente, so cosa vuol dire costanza e dedizione. Faccio esercizi per il braccio e contemporaneamente squat per le gambe. Sono ferocemente determinato a tornare quello di Vigevano, sono consapevole delle mie possibilità e delle mie potenzialità”. E’ dura, i miglioramenti sono lenti ma arrivano, dopo due settimane si libera del drenaggio e dei punti.
Un nuovo inizio. Ricomincia ad allenarsi, senza un obiettivo preciso, semplicemente cercando di stare bene, di cogliere il momento. Passano le settimane in attesa di un responso. “Cerco di convincermi che andrà bene, che arriverò al 42esimo km con le mie gambe, consapevole tuttavia che la benzina può finire in ogni momento”. Poi a fine aprile lo chiamano dall’ospedale: gli esami sono negativi, ovvero va tutto bene e i linfonodi sono puliti. “Non so se ridere o piangere, è mezzogiorno e sono in ufficio, scrivo a mia moglie, questa sera si festeggia; io comincio a festeggiare con una birra con i colleghi e compagni di running, alla fine al 42esimo ci sono arrivato, ci sono voluti sette lunghi mesi di corse e di attese, di fatica e di paura, di soddisfazioni e piccoli progressi, ma al traguardo ci sono arrivato. Se mai farò un’altra maratona, non potrà essere più difficile di questa. Se mai farò un’altra maratona, sarà bellissimo”.
Ritorno alla normalità. Superata l'euforia iniziale, oggi per Massimo il ricordo di questo inverno è dato da una cicatrice sulla schiena e una ridotta sensibilità sulla parte esterna del braccio sinistro. "Ogni quattro mesi eseguo qualche ecografia, la prima delle quali ha confermato l'assenza di altri ospiti indesiderati. Un po' di sana preoccupazione il giorno prima, dissimulata da 10k di corsa. Adesso, luglio 2017, ricomincio a sognare e pensare ad una nuova maratona, da fare magari questo autunno, con i miei colleghi e compagni di running, con una consapevolezza nuova e qualche linfonodo in meno".