Salute

Farmaci per dimagrire, chi li usa rischia un deficit di proteine

Farmaci per dimagrire, chi li usa rischia un deficit di proteine

Uno studio italiano su pazienti nella vita reale segnala diverse criticità: i pazienti mangiano troppo poco e male e saltano i pasti. Senza una consulenza nutrizionale l’uso di questi farmaci può far male alla salute

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Non si perde solo peso con i farmaci più famosi al mondo. Perché con la fame che passa si mangia molto meno, si saltano pasti e il risultato è che si è a rischio di carenze nutrizionali, in particolare di proteine. In una parola, si rischia il deficit nutrizionale. Sono le considerazioni di uno studio che verrà presentato al prossimo congresso europeo sull’obesità Eco, il prossimo maggio a Istanbul.

Lo studio, che parla italiano perché è stato realizzato dall’Irccs Ospedale San Raffaele e Università Vita-Salute di Milano, in collaborazione con il gruppo Robin Health, è in real world. Questo vuol dire che considera persone con Bmi sopra 27 che utilizzano i due farmaci semaglutide e tirzepatide nella vita reale di tutti i giorni (e anche persone che non lo utilizzano) e non pazienti reclutati per studi scientifici e selezionati secondo criteri specifici. E lo studio rivela non solo un deficit nutrizionale ma una preoccupante tendenza a saltare i pasti: il 31% salta la colazione (contro il 16% di chi non fa ricorso ai due farmaci), il 31% il pranzo (contro il 18%) e il 40% la cena (contro il 30%), riducendo ancora di più la possibilità di una distribuzione adeguata dell’apporto proteico durante la giornata.

Ma facciamo un passo indietro per raccontare ai pochissimi che ancora non li conoscessero le caratteristiche di questi farmaci. Che hanno guadagnato copertine dei giornali e si sono imposti come protagonisti degli ultimi congressi dedicati all’obesità. Gli agonisti Glp-1 – ovvero semaglutide e tirzepatide che oltre ad essere agonista di Glp-1, agisce anche sui recettori Gip, rispettivamente prodotti da Novo Nordisk ed Eli Lilly – sono considerati un’arma strategica fondamentale nella lotta all’obesità, soprattutto quando all’eccesso di peso si aggiungono alcune delle complicanze tipiche della malattia, come malattie metaboliche e cardiovascolari, apnee notturne, osteoartrite alle ginocchia, fino alla Mash, che colpisce il fegato.

Ma. C’è quasi sempre un ma, e in questo caso è che questi farmaci fanno passare l’appetito e dimagrire tanto, ma il timore è che oltre al grasso si perda anche massa magra, ovvero quei muscoli strettamente connessi ad un invecchiamento in salute. Lo studio del San Raffaele rileva una carenza di proteine in chi segue la terapia con i due farmaci, proteine che sono indispensabili nel mantenere e costruire massa muscolare, insieme all’esercizio fisico, soprattutto a quello di resistenza.

Ben l’88% del campione si è tenuto al di sotto di quanto raccomandano i Larn (i Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia), ovvero 0.9 grammi per chilo al giorno.Fermandosi a 0,6: per fare un esempio una persona di 70 chili dovrebbe mangiare 63 grammi di proteine al giorno (tra proteine di derivazione animale e vegetale), ma se ci si ferma a 0,6 i grammi scendono a 42, una quantità definita dallo studio criticamente troppo bassa. Quello che è curioso, però, è che anche chi non prendeva i due farmaci mangiava meno proteine. “Ci si poteva aspettare nei due gruppi una riduzione drastica dei carboidrati – spiega Valentina Vinelli, biologa nutrizionista al Centro per la Salute metabolica del San Raffaele – ma non è così: i due gruppi considerati non modificano la composizione della dieta ma mangiano meno di tutto, sia chi utilizzava i farmaci che gli altri. Non si migliorava la qualità della dieta di partenza, insomma, ma ci si limitava a mangiare meno”. Ma non solo. “Si apre il problema complesso dell'apporto proteico che con l'età deve aumentare e non diminuire – precisa la professoressa Patrizia Rovere Querini, Associata di Medicina Interna e Direttrice UO di Medicina Interna a indirizzo Salute Metabolica e Invecchiamento del Centro di Salute Metabolica del San Raffaele – e che sembra essere basso nella popolazione che cerca di controllare il peso e il proprio benessere metabolico. Non ci sono regole uguali per tutti o fai da te. Vanno fatti programmi personalizzati e limitare gli effetti negativi di alcune buone abitudini tipo mangiare poca carne che si trasforma in mangiare poche proteine”.

Ma veniamo al dettaglio dei risultati e a come lo studio è stato condotto. Sono stati esaminati 322 utilizzatori dell’app Robin Health, che – grazie all’intelligenza artificiale – usa le foto degli alimenti immesse dal paziente, la descrizione di un piatto con un messaggio scritto o anche con un audio e il barcode dei prodotti per analizzare la composizione nutrizionale della dieta. Di questi 332, 116 usavano uno dei due farmaci, 216 no. Per il resto i gruppi erano simili per età (tra 50 e 52 anni), peso (Bmi tra 30.6 e 31.2) e sesso (dal 63 al 72 % di donne). Numeri non enormi, ma considerati statisticamente significativi.

Anche se i numeri non sono altissimi, lo studio comunque ha il pregio di fotografare una situazione reale. “Quello che vogliamo è che i medici non sottovalutino la gestione nutrizionale personalizzata peri pazienti che utilizzano i Glp-1 – continua Vinelli – e questo proprio per evitare carenze proteiche. E forse – ma sarà oggetto di un prossimo studio – carenze anche di altri macro e micronutrienti. E crediamo che le app, molto più versatili dei diari alimentari, siano lo strumento del futuro”.

Concorda sull’utilità delle app Silvio Buscemi, presidente della Società italiana Obesita (Sio). “Sono certamente strumenti facili da usare e precisi ed è uno dei primi studi che utilizza l’IA per valutare dati – premette – ma c’è il rischio di ossessività da parte delle persone con obesità. Lo studio è interessante anche se ha una casistica piccola, che si basa comunque sull’autoriportato. Si mangia meno e non meglio: questo capita spesso in ogni trattamento ipocalorico ed è il motivo per cui bisogna che ci sia un controllo accurato e personalizzato da parte dei medici che devono monitorare la qualità del calo di peso sennò induciamo malnutrizione: si dimagrisce anche mangiando un cannolo e un’arancina al giorno (Buscemi è palermitano, come è intuibile) ma si dimagrisce male. Bisogna che gli specialisti che prescrivono farmaci così potenti e prodigiosi assistano dal punto di vista dietetico e nutrizionale i pazienti, che non possono essere lasciati da soli”.