Salute

Dengue, record di casi in Italia. Il decalogo per contrastare il virus

(Foto Ansa)
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Le dieci regole per difendersi dalle zanzare e prevenire il contagio

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L'Italia è uno dei paesi europei più colpiti dalla Dengue. Nel 2024 i casi sono stati 213, con un grande focolaio a Fano e casi in Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Toscana e Abruzzo, mentre l'anno precedente erano stati 82. Si tratta di un record nell'Europa continentale.

Come segnala Giuseppe Ippolito, docente di Malattie Infettive presso l’Università UniCamillus, per più di 20 anni Direttore Scientifico dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma, appare evidente che la dengue non può più essere considerata esclusivamente una malattia dei tropici o legata ai viaggi internazionali.

Il professor Ippolito e il professor Alimuddin Zumla della University College London firmano l’analisi "Preparare l'Europa alla ricomparsa della trasmissione autoctona della dengue: implicazioni per la salute pubblica e priorità di preparazione", pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet Regional Health – Europe.

I ripetuti focolai registrati negli ultimi anni dimostrano che la trasmissione locale del virus, veicolata dalla comune zanzara tigre, è ormai una realtà anche nel continente europeo. L'articolo lancia un vero e proprio appello alle autorità sanitarie europee affinché la lotta alla patologia diventi una priorità permanente di salute pubblica.

Perché si diffonde di più?

Perché il rischio è aumentato? La dengue, conosciuta anche come "febbre spacca-ossa" per gli intensi dolori muscolari e articolari che provoca, è una delle principali malattie trasmesse da vettori. Negli ultimi decenni, con altri arbovirus, ha registrato un aumento della diffusione a causa della rapida urbanizzazione, dei cambiamenti ambientali e climatici.

L’Italia

In Italia circolano sia arbovirus autoctoni, come West Nile, Toscana e l'encefalite da zecche, sia virus d'importazione, come dengue, chikungunya e Zika, contratti soprattutto durante viaggi in aree tropicali e subtropicali. L'espansione della zanzara tigre (Aedes albopictus), ormai stabilmente presente anche in Italia e in gran parte dell'Europa meridionale e centrale, insieme all'aumento delle temperature e alla crescente mobilità internazionale, ha favorito la trasmissione locale del virus.

Le criticità del sistema europeo

Nell’articolo pubblicato su The Lancet Regional Health – Europe vengono individuate le principali debolezze strutturali che oggi rendono vulnerabile il continente europeo:

Frammentazione dei dati. I sistemi sanitari faticano a incrociare in tempo reale i dati meteo-climatici con la presenza delle zanzare sul territorio.

Ritardi diagnostici. Spesso la dengue non viene riconosciuta subito dai medici di famiglia perché ancora considerata una "malattia rara o esotica".

Carenza nel monitoraggio dei vettori. Manca un controllo standardizzato e capillare della presenza delle zanzare nelle aree urbane.

Gli autori sottolineano che il solo controllo dei focolai già attivi non basta più: servono sistemi di previsione che uniscano dati climatici, epidemiologici ed entomologici per anticipare il rischio epidemico prima dell’estate. Questa necessità è ancora più evidente per la presenza contemporanea di altri arbovirus in Italia.

Il virus West Nile

Oltre alla dengue, cresce l’attenzione per il virus West Nile, trasmesso dalla zanzara comune (Culex pipiens). L’Italia è tra i Paesi europei più colpiti: il Veneto registra storicamente molti casi, mentre nel Lazio il primo caso autoctono a Latina nel luglio 2026 ha attivato controlli e interventi di prevenzione. “Dengue e West Nile sono segnali importanti degli effetti dei cambiamenti climatici sulle malattie infettive. Investire nella prevenzione oggi aiuta a rendere più pronti i sistemi sanitari europei di fronte alle sfide future", spiega Ippolito.

La ricerca evidenzia alcune sfide ancora aperte per contrastare la diffusione di queste patologie. E’ necessario capire il ruolo dei casi senza sintomi nella trasmissione; individuare le condizioni climatiche che favoriscono le epidemie; controllare la diffusione dei diversi sierotipi della dengue e infine valutare nuovi vaccini e strategie biologiche, come l’uso di zanzare con il batterio Wolbachia.

Cosa fare contro la dengue

Oltre alla sorveglianza, è fondamentale la collaborazione tra istituzioni, esperti e cittadini: oltre l’80% dei focolai di zanzare nasce in aree private. La prevenzione parte quindi dai comportamenti quotidiani. Secondo il professor Ippolito è bene seguire queste 10 regole:

1. Eliminare i ristagni d’acqua in sottovasi, secchi e contenitori all’aperto.

2. Cambiare spesso l’acqua delle ciotole degli animali e pulire i bordi per rimuovere eventuali uova.

3. Coprire i contenitori d’acqua con coperchi o reti zanzariere.

4. Trattare tombini e pozzetti con prodotti larvicidi nei mesi più a rischio.

5. Tenere pulite grondaie e canali di scolo per evitare accumuli d’acqua.

6. Rimuovere oggetti che raccolgono acqua, come pneumatici o teli lasciati all’aperto.

7. Usare repellenti certificati seguendo le indicazioni d’uso.

8. Proteggere anche gli abiti quando necessario, perché la zanzara tigre può pungere attraverso tessuti leggeri. 9. Indossare abiti chiari e coprenti quando si sta all’aperto.

10. Installare zanzariere e usare ventilatori o aria condizionata per ridurre la presenza delle zanzare in casa.