Salute

Bisogna nuotare per essere felici

Bisogna nuotare per essere felici

Il nuoto attiva oltre 200 muscoli ed è un toccasana per l’organismo. Ma non è solo uno sport. A sedurre è la sua dimensione emotiva e psicologica. In acqua si accede a una dimensione parallela e ci si può concentrare sui propri pensieri. Una filosofa nuotatrice spiega questa cascata di effetti che coinvolgono l’intera esistenza

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“Ci sono quelli che nuotano per tenersi in forma, perché sono obbligati, perché sono al mare, perché fa caldo o semplicemente perché lo hanno sempre fatto. Poi ci sono quelli che nuotano per amore, perché sono arrabbiati, perché non ne possono più o perché solo così riescono a essere felici”. L’arte di nuotare, edito da Il Mulino, è l’ultima dichiarazione d’amore della professoressa di filosofia – ma soprattutto appassionata nuotatrice – Carola Barbero. Si stima che il nuoto attivi nel corpo umano oltre 200 muscoli, dalle braccia al bacino e poi ancora più giù, fino alle gambe. Ma, lungi dall’essere uno sport solo fisico, è la dimensione emotiva quella che seduce maggiormente le persone. Perché una bracciata dopo l’altra, il mondo si mette da parte e ci si concentra solo sui propri pensieri.

Carola Barbero
Carola Barbero 

L’inizio della bella stagione, dei primi mari e dei primi soli estivi, è il momento migliore per elogiare, e conoscere più a fondo, un’attività che si può praticare in città e in vacanza, al mare e in montagna. Un po’ metafora di vita, un po’ realtà parallela, sicuramente un esercizio che inizia in acqua e continua fuori.

Professoressa Barbero, molti hanno cominciato a nuotare “costretti” da piccoli. Perché spesso si tratta di un trauma?

"Sì, anche il mio rapporto con l’acqua è iniziato con un leggero trauma: entrare nell’acqua fredda, tenere le mani sul bordo per battere i piedi, le labbra blu tremanti mie e degli altri bambini. È difficile imparare a stare a galla...".

Perché è così complicato?

"Perché nuotare ci chiede un cambiamento totale: non solo per passare dall’aria all’acqua, ma anche per riuscire a modificare il modo in cui stiamo nel mondo, da “verticali” a “orizzontali”".

Il cambiamento, però, non è solo fisico.

"No, spesso si sottovalutano gli aspetti legati alla percezione e alle emozioni. Entrare in acqua significa avvertire il corpo, sempre così pesante e difficile da gestire, alleggerirsi e abbandonarsi a un altro modo di sentire. Questa immersione contempla una condizione diversa anche a livello mentale: immerso nell’acqua e cullato dalle onde, l’essere umano non è più una mera sostanza pensante in un corpo materiale, ma si trasforma in un pensiero liquido che rimbalza da un bordo all’altro della vasca, dalla riva a quel punto imprecisato che si è deciso di raggiungere".

Lei scrive che, nuotando, si verifica una sorta di “epochè”, che in filosofia è una sospensione del giudizio: di che cosa si tratta?

"L’acqua ci aiuta a mettere tra parentesi il mondo: non tanto perché ci aiuta a fuggire dai problemi, ma perché, quando ci togliamo i vestiti e li lasciamo nello spogliatoio o sulla spiaggia, è come se stessimo mettendo da parte anche i pesi della nostra vita verticale: problemi, urgenze, scadenze".

C’è chi nuota tra un impegno e l’altro. Come si entra davvero leggeri in acqua?

"Con un gesto consapevole: il tuffo iniziale. Sapendo cosa si vuole lasciare fuori e cosa portare con sé. A volte nuotiamo con un pensiero in testa, ed è inevitabile, ma possiamo decidere di affrontarlo proprio lì, in acqua".

A lei che cosa piace pensare mentre nuota?

"Le prime 10-20 vasche mi servono per ricollegare la testa al corpo. Poi mi abbandono e, contando le vasche, entro in una sorta di meditazione".

Se dovesse associare ogni stile di nuoto a uno stato d’animo, come lo farebbe?

"Lo stile libero serve per salvarsi: quando si ha bisogno di tirarsi fuori da una situazione che non funziona o risolvere un problema, il crawl è perfetto. La rana è lo stile del silenzio, riflessivo e pensieroso, mentre il dorso è il più poetico, perché si guarda in alto oppure il cielo e si prosegue pur senza guardare avanti. Il delfino, invece, è per chi vuole farsi notare in tutta la sua meravigliosa potenza".

Che cosa cambia in acque libere?

"La piscina è uno spazio prevedibile, dove ci possiamo “stordire” di vasche. Le acque libere, invece, sono vive e hanno a che fare con l’avventura e quindi con l’attenzione. In mare o al lago si misura sé stessi: non c’è una corsia ma una direzione e ogni bracciata implica orientamento, adattamento, perfino dubbio. È meno controllo e più relazione con l’imprevisto".

A 60 anni, l’americana Diana Nyad ha nuotato per circa 177 chilometri nell’oceano, da Cuba alla Florida: ha dichiarato che a distanza di tanti anni quell’impresa la fa sentire ancora fortissima. È un esempio?

"La sua storia (che ha ispirato anche un film, Nyad – Oltre l’oceano, ndr) mi ha colpito tantissimo, perché mostra che i limiti non sono così rigidi come pensiamo, ma possono essere spostati, se sappiamo chi siamo e dove vogliamo arrivare. Così quella che per molti era una follia, per lei è diventato un obiettivo possibile".

A proposito di limiti, l’apnea, a cui dedica un capitolo, è un esercizio che ci mette alla prova. Perché?

"Trattenere il respiro ci insegna fin dove possiamo arrivare e che il controllo non è forza, ma calma: più si è agitati, più si consuma ossigeno. E questo ha un valore più generale: non si tratta di superare un limite, ma di riconoscerlo. L’apnea è un’esperienza sublime e per questo ambivalente: suscita piacere, ma anche smarrimento; ci attrae e ci fa paura".

Lei racconta che, nuotando, si acquisiscono delle tecniche grazie alla quali possiamo vivere meglio anche fuori dall’acqua. In che senso?

"Sì, per nuotare bene non bisogna guardare chi ci è accanto: in vasca, come nella vita, è importante andare per la propria strada, seguire il proprio ritmo. Ci insegna a stare da soli in mezzo agli altri: non si tratta di isolarsi, ma di concentrarsi su quello che si vuole ottenere. Poi il nuoto, con la sua postura orizzontale, ci obbliga a cambiare prospettiva: quante volte, nella vita, è importante provare a modificare il punto di vista per capire gli altri?".

Qual è la sua idea di nuotata perfetta?

"È quella in cui il corpo smette di pesare e il mondo si ritira sullo sfondo: restano il ritmo delle bracciate, il respiro, il battito del cuore. È una soglia tra due dimensioni in cui si ha la sensazione limpida di essere esattamente dove si vuole essere".