Stop Obesity

L’Oms promuove i farmaci anti-obesità. E detta la linee guida sul loro utilizzo

L’Oms promuove i farmaci anti-obesità. E detta la linee guida sul loro utilizzo

L’agenzia raccomanda il trattamento farmacologico dell’obesità in modo condizionato, riconoscendo la necessità di più dati di efficacia e sicurezza a lungo termine, e i nodi irrisolti della sostenibilità e dell’equità di accesso

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L’Oms ha deciso di dire la sua sull’utilizzo degli analoghi di Glp-1 e Gip per il trattamento a lungo termine dell’obesità. L’agenzia ha infatti pubblicato le sue prime linee guida per l’utilizzo dei nuovi farmaci anti-obesità, in risposta a una richiesta di chiarimento degli stati membri. Le raccomandazioni, basate sull’analisi della letteratura scientifica disponibile, sposano l’utilizzo dei farmaci all’interno di un percorso diagnostico e terapeutico integrato, che punti a una presa in carico a 360 gradi del paziente e a una sua maggiore autonomia. Ma riconoscono anche le criticità: mancanza di dati a lungo termine, necessità di approfondire le ricerche sugli effetti collaterali e sulla personalizzazione del regime terapeutico, dubbi sulla sostenibilità e l’equità di accesso alle nuove terapie, che portano a classificare la raccomandazione come “condizionata”, il grado più basso di certezza.

Lo scenario

Le linee guida Oms si aprono con una panoramica dell’epidemia di obesità che affronta oggi la maggior parte delle nazioni del mondo. L’obesità – ricorda l’organizzazione – è oggi riconosciuta come una malattia cronica e recidivante, che rappresenta una sfida crescente per la salute pubblica perché è un fattore di rischio per lo sviluppo di una lunga lista di gravi problemi di salute. Le persone con obesità sono ormai più di un miliardo, e solo nel 2024 si stimano più di 3,4 milioni di morti per malattie croniche legate al peso eccessivo, il 12% di tutte le morti per malattie non trasmissibili. Le previsioni parlano di un costo totale per le patologie legate all’obesità che raggiungerà i 3 biliardi di dollari l’anno entro il 2030, e indicano che in una nazione con una prevalenza di obesità che raggiunge il 30% degli adulti, il problema può arrivare ad assorbire oltre il 18% dell’intero budget sanitario.

In questo contesto, è evidente l’importanza che possono avere i nuovi farmaci anti-obesità, molecole che hanno ormai dimostrato la capacità di indurre un significativo calo ponderale, e anche un conseguente miglioramento del profilo di rischio dei pazienti nei confronti delle principali comorbidità dell’obesità: eventi cardiovascolari, diabete e altri disturbi metabolici, apnee notturne, problemi renali, malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. Per questo motivo, sono ormai diversi i farmaci di questa categoria approvati per il trattamento dell’obesità dalle principali agenzie regolatorie, e diverse decine quelli attualmente in fase di sviluppo più, o meno, avanzata. Ovviamente, come tutti di farmaci anche i nuovi anti-obesità non sono esenti da limiti.

Le raccomandazioni

I principali problemi riscontrati dall’analisi dell’Oms riguardano la mancanza di dati di efficacia e sicurezza a lungo termine per queste terapie, sulle dosi ottimali e la possibilità di personalizzare il regime terapeutico, l’aderenza terapeutica e gli effetti della sospensione dei farmaci. A questi aspetti, che stanno venendo approfonditi da diverse sperimentazioni attualmente in corso, si aggiungono i costi estremamente elevati dei nuovi anti-obesità, e le implicazioni che questi hanno sull’equità dell’accesso e sulla sostenibilità per i sistemi sanitari.

Tenendo conto di queste considerazioni, gli esperti dell’Oms hanno deciso di raccomandare l’utilizzo a lungo termine degli agonisti di Glp-1 e Gip nel trattamento dell’obesità con un grado di certezza moderato, e in modo condizionato, riservandosi cioè la possibilità di modificare in futuro le raccomandazioni tenendo conto dei nuovi dati che diventeranno disponibili.

Una seconda raccomandazione riguarda la possibilità di prescrivere i farmaci in associazione con un percorso strutturato di terapia comportamentale intensa (supporto psicologico, dieta, esercizio fisico e altro). Anche in questo caso, le nuove linee guida danno luce verde, ma con livello di certezza basso e raccomandazione condizionata, per via della mancanza di dati robusti che ne confermino l’efficacia.

I problemi da superare

Per il momento, quindi, le linee guida Oms confermano l’utilità dei farmaci anti-obesità, pur riconoscendo che il profilo di rischio/beneficio a lungo termine deve ancora essere dimostrato in modo definitivo. In primo luogo, sul piano dell’equità dell’accesso: il prezzo rende attualmente impossibile fornire gratuitamente i farmaci a tutti i pazienti che ne avrebbero bisogno, e una delle priorità è quindi quella di identificare le categorie a maggior rischio a cui indirizzare la rimborsabilità di queste terapie almeno in queste fasi iniziali. Ed è l’obiettivo che si prefigge l’Oms in una prossima versione delle sue linee guida.

L’Oms inoltre sottolinea la necessità di inserire i trattamenti farmacologici in un più ampio ecosistema di interventi per la prevenzione e le cura dell’obesità, che non trascurino diagnosi precoce, psicoterapia, interventi sugli stili di vita, chirurgia, in un percorso diagnostico terapeutico che dovrebbe farsi in futuro sempre più integrato, e ritagliato sulle necessità e le caratteristiche dei pazienti. Anche perché non bisogna dimenticare che questi farmaci vanno presi di continuo, e quando si smette il peso perso ritorna.