Gli analoghi di Glp-1 stanno rivoluzionando il trattamento dell’obesità, offrendo per la prima volta a chi ne soffre un’opzione farmacologica realmente efficace per la perdita di peso. Rimangono da superare i problemi legati all’equità di accesso e alla sostenibilità di queste terapie, estremamente costose e che sembrano richiedere una somministrazione cronica per risultati duraturi. La rivoluzione, comunque, è ormai in atto. E, nel frattempo, si continuano a sperimentare nuove molecole. Tra queste, il retatrutide, il primo triplo agonista in questa nuova classe di farmaci, per il quale sono stati appena annunciati i risultati di uno studio clinico di fase 3 (l’ultima prima dell’ingresso sul mercato), che sembrano confermare un’ottima efficacia non solo per la perdita di peso, ma anche in termini di riduzione dei sintomi dolorosi dell’artrosi del ginocchio nei pazienti con obesità.
Il farmaco
Come dicevamo, retatrutide è un farmaco con un triplo bersaglio molecolare: agisce come agonista di Glp-1, Gip (bersaglio che condivide con il più recente farmaco approvato contro l’obesità, il tirzepatide) e del glucagone. Tre ormoni coinvolti nel metabolismo del glucosio (e per questo studiati inizialmente per la terapia del diabete di tipo 2), che svolgono però anche un ruolo nei meccanismi della fame e della sazietà. L’azienda produttrice, Lilly, sta sperimentando il farmaco su pazienti con obesità affetti da almeno una comorbidità, per verificarne l’efficacia non solo in termini di perdita di peso, ma anche di riduzione dell’intensità delle patologie connesse. Nello studio appena concluso, come dicevamo, si è trattato dell’artrosi del ginocchio.
La sperimentazione clinica
Lo studio TRIUMPH-4 è uno studio di Fase 3, randomizzato e in doppio cieco, che ha coinvolto oltre 400 partecipanti adulti affetti da obesità e artrosi del ginocchio di grado moderato-severo. Per 68 settimane, i pazienti, divisi in gruppi, hanno sperimentato diverse dosi di retatrutide (somministrata una volta a settimana per via sottocutanea) o un placebo. In termini di dimagrimento, al termine dello studio i pazienti trattati con la dose più bassa di retatrutide hanno perso in media il 20% del peso iniziale, quelli che hanno assunto la dose maggiore (12mg) il 23,7%, contro il 4,6% del gruppo di controllo che ha ricevuto il placebo.
Sul fronte dell’artrosi, la dose più bassa ha prodotto una riduzione media del dolore del 67%, quella più alta una riduzione del 62%, mentre nel gruppo di controllo il miglioramento è stato del 35%. Lo studio mostrerebbe inoltre miglioramenti significativi in diversi marcatori del rischio cardiovascolare nei pazienti trattati con il farmaco. Parlando di effetti collaterali, infine, quelli emersi nei due gruppi di trattamento sono per lo più in linea con quelli degli altri farmaci di questa categoria (nausea, vomito, diarrea, costipazione), a parte la disestesia, un disturbo della sensibilità che provoca formicolio, bruciore o prurito in diverse aree del corpo, e che nei pazienti trattati con retatrutide è comparso relativamente di frequente, con punte del 20% nel gruppo che ha ricevuto la dose maggiore.
Per ora, i risultati del trial sono stati diffusi da Lilly, in attesa della pubblicazione su una rivista scientifica, che – assicura l’azienda – dovrebbe avvenire già nei prossimi mesi.