Un paradosso si consuma sulle tavole dell’Europa Meridionale. Mentre la ricerca internazionale continua ad accumulare prove dell’efficacia preventiva della dieta mediterranea nei confronti di una moltitudine di patologie croniche, le popolazioni dei paesi che ne sono stati la culla – o quanto meno l’ispirazione – la stanno progressivamente abbandonando. Una review pubblicata sull’International Journal of Food Sciences and Nutrition evidenzia come il declino della dieta mediterranea in paesi come Italia, Spagna e Grecia stia già provocando un sensibile incremento dell’incidenza di malattie metaboliche e un rialzo dei tassi di obesità. Al contempo, il modello alimentare basato su ortaggi, legumi, cereali integrali e grassi sani guadagna sempre più consensi in aree geograficamente e culturalmente distanti dal bacino del Mediterraneo.
Le origini del paradosso
Il fenomeno è stato evidenziato da Domenico Praticò, ricercatore della Temple University di Philadelphia, che lo definisce un “paradosso di salute pubblica”, per indicare il trend di una dieta mediterranea che di mediterraneo rischia presto di avere sempre meno. I dati presentati da Praticò mostrano infatti una forbice epidemiologica preoccupante: nei territori d’origine si registra una transizione nutrizionale verso modelli di stampo occidentale, caratterizzati da un consumo elevato di alimenti ultra-processati, zuccheri raffinati e grassi saturi a scapito di ingredienti cardine come l’olio extravergine d’oliva, i legumi e la verdura fresca.
Al contempo, l’aderenza alla dieta mediterranea è in crescita in nazioni come la Svezia, ormai prima per diffusione di questa alimentazione tra i bambini secondo una ricerca del 2014. La transizione coincide con un aumento di patologie metaboliche, come obesità e diabete di tipo 2, nelle nazioni dell’Europa Meridionale: in Italia, dove ormai diverse ricerche hanno certificato il progressivo abbandono della sana alimentazione di una volta (almeno tra i più giovani), obesità e sovrappeso sono in continua crescita: colpiscono ormai il 30% dei bambini, il 25% degli adolescenti e oltre il 40% degli adulti.
I fattori del cambiamento
La ricerca individua diverse cause dietro questo progressivo allontanamento. Tra i fattori principali figurano le barriere economiche, la ridotta accessibilità ai prodotti freschi e di qualità, e i ritmi della vita moderna che favoriscono il consumo di cibi pronti e a rapida preparazione.
Questo cambiamento che sta andando in scena sulle nostre tavole non rappresenta soltanto la perdita di un’eredità culturale – chiarisce la ricerca – ma costituisce una vera e propria emergenza sanitaria. “La dieta influenza la salute attraverso ogni stadio della nostra vita”, sottolinea Praticò. “Senza interventi coordinati di salute pubblica per correggere questa tendenza all’interno della stessa regione mediterranea, i sistemi sanitari locali dovranno affrontare gravi conseguenze economiche e cliniche a lungo termine”.
Cosa fare? Secondo Praticò, è prioritario promuovere il ritorno a un’alimentazione più sana nei paesi che hanno dato alla luce la dieta Mediterranea, ed evitare così di vedersi presentare un conto salatissimo in termini di salute pubblica. Salvare la dieta mediterranea richiederà un’azione sinergica che parta dall'educazione dei singoli e arrivi alle politiche pubbliche. Da un lato, è importante promuovere la salute e la sostenibilità ambientale fin dall’età scolare, sfruttando anche i canali digitali per raggiungere le generazioni più giovani. Dall'altro, i governi e le istituzioni devono fare la loro parte abbattendo le barriere economiche che ostacolano l'accesso ai prodotti freschi, sostenendo l'agricoltura locale e portando pasti sani e tradizionali nelle mense di scuole e ospedali.