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Meno zuccheri nella prima infanzia riducono il rischio di demenza da anziani

Meno zuccheri nella prima infanzia riducono il rischio di demenza da anziani

Una ricerca su Neurology suggerisce che eliminare gli zuccheri nei primi mille giorni di vita dei bambini potrebbe proteggere il cervello nella terza età

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L’alimentazione ricevuta in utero e nei primi due anni di vita può condizionare la salute del cervello a distanza di decenni. È quanto emerge da un ampio studio osservazionale pubblicato sulla rivista Neurology, che ha sfruttato un episodio storico peculiare: la fine del razionamento alimentare del secondo dopoguerra nel Regno Unito, avvenuta nel 1953. Confrontando i dati sanitari di decine di migliaia di individui, l’indagine ha evidenziato come un apporto limitato di zuccheri semplici durante le fasi critiche della crescita embrionale e neonatale potrebbe tradursi in una sensibile riduzione dell’incidenza delle patologie neurodegenerative in età avanzata.

L’esperimento naturale

La ricerca si basa sull’analisi di 64.737 cittadini britannici nati prima e dopo l’abolizione delle restrizioni sui consumi di zucchero imposte nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Durante lo sforzo bellico, infatti, la disponibilità di dolciumi e saccarosio era regolamentata dalle autorità, e questo ha creato una generazione di cittadini a cui è stata imposta involontariamente una dieta priva di zucchero nella fase cruciale dello sviluppo fetale e neonatale.

I ricercatori hanno suddiviso il campione in tre gruppi distinti in base al periodo di nascita: chi aveva sperimentato la restrizione in utero e durante il primo anno di vita (15.025 persone), chi ne aveva fatto esperienza in utero e fino al secondo anno (15.256 persone) e chi era nato successivamente, e aveva quindi potuto consumare zucchero liberamente in ogni fase della vita (23.774 persone). Il monitoraggio, iniziato quando i soggetti avevano un’età media di 55 anni e proseguito per i 15 anni successivi attraverso i registri medici nazionali, ha permesso di tracciare con precisione l’insorgenza delle diagnosi di demenza.

I risultati

I dati emersi mostrano differenze statisticamente rilevanti tra i gruppi. Nel campione esposto al razionamento durante la gravidanza e il primo anno di vita si sono verificati 388 casi di demenza, mentre tra chi ha prolungato la restrizione fino al secondo anno i casi sono stati 456. Nel gruppo di controllo, cresciuto senza restrizioni dolciarie, le diagnosi sono state 504. Una volta corrette le stime per fattori di rischio quali l’età, il sesso e la presenza di patologie cardiometaboliche come l’ipertensione arteriosa e il diabete, i ricercatori hanno calcolato che la restrizione dello zucchero nei primi 12 mesi comporta una riduzione del rischio di demenza del 21%.

Estendendo il controllo dell’alimentazione fino al secondo anno di vita, la riduzione del rischio raggiunge il 23%. Per chi ha assunto meno zuccheri nelle prime fasi dello sviluppo, inoltre, l’eventuale comparsa di demenza si è verificata con un ritardo medio di 2,6 anni. L’indagine ha potuto analizzare anche le scansioni cerebrali di un sottogruppo dei partecipanti, rilevando nei soggetti esposti a un basso consumo infantile di zucchero un volume maggiore di sostanza grigia totale e livelli inferiori di “iperintensità della sostanza bianca”, un noto indicatore di sofferenza vascolare e danno tissutale.

“I nostri risultati suggeriscono che limitare lo zucchero nelle primissime fasi della vita può apportare benefici duraturi per la salute del cervello”, spiega Jiazhen Zheng, ricercatore della Hong Kong University of Science and Technology di Guangzhou, in Cina. “Questi dati evidenziano la potenziale importanza della nutrizione precoce nel ridurre il rischio di demenza a distanza di decenni”.

Trattandosi di un’indagine osservazionale, non è possibile stabilire un nesso di causa-effetto diretto tra il consumo di zucchero e la comparsa della demenza, ma solo un’associazione statistica. Saranno quindi necessari ulteriori approfondimenti per chiarire i potenziali meccanismi biologici sottostanti. In attesa di certezze, comunque, eliminare lo zucchero nei primi anni di vita potrebbe rivelarsi una strategia di prevenzione utilissima, priva di controindicazioni e a costo zero. “Limitare gli zuccheri aggiunti durante la gravidanza e l’infanzia potrebbe essere un passo utile che le famiglie e le comunità possono compiere”, conclude Zheng. “Perché si trasformi in un’autentica indicazione di salute pubblica, però, saranno necessarie ulteriori ricerche per comprendere in che modo queste prime esposizioni possano influenzare il rischio di demenza”.