I bambini e gli adolescenti con obesità hanno maggiori probabilità di soffrire di asma. Non è il semplice peso, però, a rappresentare un fattore di rischio, perché è il grasso addominale il motore che innesca l’insorgenza di problemi respiratori. Ed esiste un metodo relativamente semplice per verificare la presenza di eccessi: l’indice di rotondità corporea, un indicatore che mette in relazione geometrica altezza e diametro dell’addome, e che stando ai risultati di uno studio pubblicato di recente sulla rivista Annals of Human Biology è estremamente efficace per prevedere il rischio di insorgenza di asma legata all’obesità in età pediatrica.
Come funziona la misura del Bri
Tradizionalmente la valutazione dell’adiposità nei pazienti in età pediatrica e adulta si è basata sull’indice di massa corporea (Bmi), indicatore che mette in relazione il peso totale con l’altezza, e che seppur utile per stabilire se il peso rientra, o meno, nella norma, non permette di stimare le percentuali di massa magra e massa grassa, né di indicare dove il tessuto adiposo in eccesso sia eventualmente accumulato.
L’indice di rotondità corporea (Body Roundness Index, o Bri) è un indicatore più recente, introdotto proprio per superare questi limiti. Utilizza formule geometriche per quantificare quanto il corpo si discosti da una forma cilindrica ideale, integrando l’altezza con la misura della circonferenza della vita. Nel nuovo studio, i ricercatori hanno analizzato i dati antropometrici e le informazioni sullo stato di salute di oltre 28mila bambini americani raccolte tra il 1999 e il 2020 nell’ambito del National Health and Nutrition Examination Survey, per indagare il possibile collegamento tra bri elevato (e quindi una quantità eccessiva di grasso addominale) e l’insorgenza di disturbi respiratori. I risultati hanno rivelato una correlazione positiva diretta: all’aumentare dei valori del Bri crescono le probabilità di soffrire di asma in età pediatrica.
Il legame tra asma e grasso
A detta degli autori dello studio esistono diversi meccanismi che possono spiegare perché il grasso viscerale potrebbe predisporre all’insorgenza di disturbi respiratori. Il tessuto adiposo viscerale esercita innanzitutto una pressione fisica diretta sul diaframma e sulla gabbia toracica, riducendo i volumi polmonari statici e dinamici e incrementando il lavoro respiratorio. A questo fattore meccanico si aggiunge anche una componente sistemica: il tessuto adiposo addominale non è un semplice deposito di riserva energetica, ma un organo endocrino attivo capace di produrre una moltitudine di molecole pro-infiammatorie. Il grasso viscerale in eccesso determina quindi uno stato di infiammazione sistemica di basso grado che può influenzare la reattività delle vie aeree, esacerbando la risposta immunologica e infiammatoria a livello dei bronchi e predisponendo i bambini allo sviluppo di manifestazioni asmatiche.
Questione di prevenzione
Secondo gli autori dello studio i risultati suggeriscono la possibilità di integrare la misurazione della circonferenza della vita e il calcolo del Bri nei controlli di routine. Sebbene l’indice di rotondità corporea richieda calcoli specifici, necessita unicamente della misurazione di un parametro semplice da rilevare come la circonferenza della vita, ed è quindi un ottimo esame di screening con cui identificare precocemente i soggetti pediatrici a maggior rischio respiratorio.
È però fondamentale ricordare i limiti della ricerca: trattandosi di uno studio osservazionale, l’associazione statistica rilevata non dimostra il ruolo causale del grasso viscerale nell’insorgenza dell’asma, e non assicura che questa sparisca una volta eliminati i chili in eccesso. Tuttavia, la ricerca suggerisce che le strategie rivolte al contrasto della sedentarietà e al miglioramento delle abitudini alimentari in età giovanile potrebbero rappresentare una forma di prevenzione fondamentale anche per la tutela della funzionalità polmonare.