Il Gusto

Le terre del vino: sulle colline del Soave, figlio di un vulcano

Una veduta del castello di Soave
Una veduta del castello di Soave 
Questa è una delle poche zone dove c’è un lavoro preciso d’identificazione dei vigneti e dove la la differenza si sente. Si può parlare con convinzione di “cru” (Calvarino, Foscarino, Montegrande solo per citarne alcuni) perché ogni territorio e vigneto, a distanza poche centinaia di metri, propone caratteri specifici
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Il nome è tutto un programma, e probabilmente è stata una parte della fortuna di questo omonimo vino nel mondo: Soave. Eppure il territorio che dà vita ad uno dei vini bianchi italiani più originali e identitari si arrampica velocemente su colline che alternano tratti dolci ad altri decisamente più aspri e scoscesi. Paesaggi affascinanti nascosti fra vigneti e castelli che val la pena di scoprire: un microclima e una biodiversità notevoli, a pochi passi (20 km, per essere precisi) dal centro di Verona.

Il crinale che divide i due centri principali, quello del paese di Soave e quello di Monteforte d’Alpone è una specie di spartiacque che spesso determina la scelta fra due grandi tipologie di vino. Eppure non è proprio così, la questione è molto più articolata, ed è sufficiente percorrere le piccole tortuose stradine che s’inerpicano su quelli che una volta erano i bordi di un vulcano per scoprire che questa è una delle poche zone dove c’è un lavoro preciso d’identificazione dei vigneti e dove la differenza si sente parecchio.

Si può parlare con convinzione di “cru” (Calvarino, Foscarino, Montegrande solo per citarne alcuni) perché ogni territorio e vigneto, con distanze interne di poche centinaia di metri, propone caratteri specifici per ciascun vino che ne deriva. Sempre e comunque elegante, minerale, fine e persistente, lontano anni luce dalle bottiglie stile caramella fruttata e alcolica.
Merito delle uve (quelle alla base di questo bianco sono la Garganega e il Trebbiano di Soave) ma anche e soprattutto della complessità del terreno vulcanico da cui traggono nutrimento: principalmente di origine lavica ma che può alternare caratteristiche calcaree e basaltiche. Colline che costituiscono un vero e proprio “parco del vino” da vivere appieno, magari in bicicletta, nell’alternanza di vigneti (le cantine non si vedono: sono quasi tutte in pianura), olivi e alberi da frutto.

Di ritorno a Soave, però, si può fare una visita con acquisto bottiglie da Ca’ Rugate, Coffele, Gini, Prà o Pieropan, alcune delle aziende più conosciute della zona, dove l’ospitalità è di casa. E poi fermandosi anche, dopo una bella pedalata, a bere un bicchiere nell’atmosfera conviviale dell’Enoteca in via Roma 19 dove oltre al vino si trovano golosi piccoli panini (da non perdere quello con la mortadella, proprio da raccomandare). O, per chi ha più fame, fermarsi nel locale ristorante il Drago, per un gustosissimo piatto di tagliatelle o di bigoli.
(8 luglio 2015)