Anthony Bourdain: "Il sapore della vita? L'ho scoperto rischiando"
Micol Passariello
Anthony Bourdain con lo chef italo-americano Mario Batali
Ha fatto due volte il giro del mondo, mangiando e bevendo di tutto. Ora lo chef-scrittore ha raccolto in un libro le sue ricette. Non tutte spericolate come lui
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Avventuroso, spericolato, forse un po’ pazzo, Anthony Bourdain è il cattivo ragazzo della cucina americana. Scrittore, critico gastronomico, personaggio tv, ma soprattutto chef, il newyorchese non ha paura di niente. Ha girato il mondo due volte, ha conosciuto una lunga lista di personaggi, ha bevuto un’incredibile quantità di alcolici e mangiato di tutto, dalle interiora alle cavallette.
Ora, dopo mille avventure, sembra aver messo la testa a posto. A 51 anni si è sposato e ha avuto una bambina. È dedicato a lei il suo nuovo libro, Appetites: A Cookbook (Ecco Books, pp. 304, euro 32), un compendio di cucina casalinga, nuda e pura, che spiega le ricette che ha più amato durante i suoi viaggi, e che tutti dovrebbero conoscere e preparare almeno una volta nella vita, dal pollo fritto alla coreana ai rigatoni al sugo della domenica, o l’insalata brasiliana di açaí. Piatti semplici, imparati durante le sue mille avventure.
L’abbiamo visto lanciarsi da aerei in volo a migliaia di metri da terra. Salire su barchini traballanti per attraversare la foresta pluviale e festeggiare il Capodanno con tribù indigene, tra strani liquori allucinogeni e banchetti di insetti. Girare per catacombe di notte a Parigi, in compagnia di artisti di strada e bottiglie di assenzio. Attraversare terre di narcotrafficanti a Panama, ubriacarsi di Guinness a Belfast e sfidare campioni di arti marziali a Seul. Alla sua tavola si sono seduti in tanti, dall’ex spia dei servizi segreti britannici a Berlino alla spogliarellista sadomaso a Tokyo. Ha mangiato noodles in Vietnam con Obama, granchi giganti con Iggy Pop a Miami, salsicce con Sean Penn nelle terre devastate di Haiti e carne alla brace nel Connecticut con i Queens Of the Stone Age.
Dopo una gioventù all’insegna di droghe e ribellione, Bourdain, che ha iniziato facendo la gavetta nei costosi ristoranti newyorchesi, è diventato uno dei cuochi più famosi d’America. Un suo articolo apparso sul New Yorker nel 1999, Don’t eat before reading this, resoconto segreto di ciò che può accadere nelle cucine, l’ha reso famoso. L’anno dopo il libro Kitchen Confidential era al top delle classifiche. Con i suoi lavori ha conquistato un premio dopo l’altro, tra cui un Emmy, nel 2006, con un documentario sulla gastronomia libanese registrato in una Beirut assediata dalle bombe.
Nel libro ci sono le ricette di una vita e i sapori di ogni zona del mondo. Con un’eccezione: i piatti vegetariani, cui Bourdain ha dichiarato guerra. «I vegetariani sono i nemici di tutto ciò che c’è di buono e di decente nello spirito umano, un affronto a tutto quello che io considero il puro piacere del cibo». Perché, dice lo chef, «il vostro corpo non è un tempio, è un parco dei divertimenti. Godetevi la corsa»
Anthony Bourdain
Appetites: A Cookbook
(Ecco Books, pp. 304, euro 32)