Il compagno perfetto per il panettone? Il dolce e avvolgente Moscato d'Asti
Giulia Mancini
Una nota degustativa di sette bottiglie di uno dei vini dolci più famosi d'Italia. Giovane, fresco, perfetto per i brindisi di queste feste. Seguici anche su Facebook
Aggiornato alle 4 minuti di lettura
Approdato in Italia sulle rotte dei coloni greci e diffuso in Europa con le conquiste degli antichi romani il moscato, vitigno a bacca bianca, presumibilmente deve il suo nome alla parola latina muscum, da muschio, per il suo intenso profumo e sapore dolce.
Citato da Plinio con il nome di uva apiniana per il gradimento che le api mostrano verso i succulenti e zuccherini acini, il muscatellumcompare nel 1511 negli statuti de La Morra, in cui è fatta espressa richiesta di proporzioni da rispettare in fase di impianto rispetto agli altri vitigni, ma già documenti del XIV secolo ne attestano la presenza sulle colline piemontesi.
Tra le province di Asti, Alessandria e Cuneo ha trovato un ambiente propenso alle sue esigenze: terreni poco argillosi e calcarei dove affondare le sue radici, non solo fisicamente, e un clima adatto allo sviluppo delle sue note profumate. Canelli e Asti sono i cardini di riferimento per il moscato, vinificato sia fermo sia in versione spumantizzata, il vino è tutelato fin dagli anni ’30 dal Consorzio di Tutela Asti, che lo riconosce nel 1934, fino a raggiungere nel 1967 la DOC e nel 1993 la DOCG, con l’Asti spumante e il Moscato d’Asti a tappo raso.
Una vista della cantina Bera
Il Moscato è un vino da bere giovane, affinché se ne possano apprezzare a pieno tutte le sfumature olfattive e gustative di freschezza, ricco di sentori di fiori e frutta a polpa gialla; in bocca fragrante e dolce, a volte con chiusura leggermente agrumata o con debole tendenza amarostica di erbe aromatiche, come la salvia. Di bassa gradazione alcolica, trova il suo abbinamento ideale nella pasticceria, laddove con i dolci il modo migliore di accostare un vino è la concordanza, giocando sul rincorrersi di profumi e sapori. Pasticceria secca e da forno ma anche, e con grande successo, in abbinamento ai dolci della tradizione natalizia, primo fra tutti il panettone.
Le note burrose e i profumi di agrumi canditi già al naso avvolgono con dolcezza, in bocca la pasta lievitata ricca di uova e canditi riecheggia; così stesso il moscato d’Asti allunga e avvolge le sensazioni gustative del panettone tradizionale, concordando nell’abbinamento, favorendo la persistenza vicendevole del piacere e lasciando la bocca pronta al boccone successivo, cui seguirà il sorso successivo inevitabilmente.
Ecco una nostra selezione: Vignaioli di Santo Stefano 2017 Moscato de Vignaioli Santo Stefano
Al bicchiere si mostra petillant di un giallo paglierino tenue; al naso il primo impatto è di fiori gialli e lievi note agrumate, di agrumi dolci che ricordano il mandarino e il kumqat maturo. In bocca la bolla si apre quasi volesse tendere a una leggera spumosità, che non punge ma solletica, mentre si ritrovano gli agrumi che lasciano pensare al bergamotto e ritornano con il kumqat. La dolcezza sulla lingua si pulisce durante il sorso, rimanendo bilanciata dalle sensazioni agrumate e dalla sottile acidità delle fini bollicine, che pur dissolvendosi alla vista permangono sulla lingua. La suggestione rimanda con facilità alla fragranza di un pandoro, dove la presenza burrosa lascia intendere di sposarsi bene con questo vino.
La Morandina 2017 La morandina
Perlage finissimo alla vista, catenoso e peristente per questo vino dal tappo raso. Al naso ammalia la nota salina prima ancora dei fiori bianchi, gardenia in prevalenza, che fanno da preambolo alla sensazione lieve di agrumi. Un naso che stuzzica la bevuta, lasciando spazio alle sensazioni gustative: in bocca le bollicine di finissimo calibro solleticano la prima parte, schiudendo lo spazio all’ampiezza dolce. Pecca un po’ di acidità carente, ma esprime a pieno la succosità matura dell’uva, quasi a ricordare la dolcezza del pizzutello. La chiusura del sorso suona di dolcezza profusa ma non invadente, nella testa fa pensare a un panettone che profumi di agrumi diffusamente, con pasta di arancia nell’impasto più che canditi in pezzi.
Filari corti di Carussin 2016
Deve il suo nome all’ironia usata per denotare il sesto di impianto con filari di duecento metri questo vino che si mostra di un color giallo paglierino intenso, di lieve petillant. Al naso spiccano subito note vegetali di erba fresca in cui la camomilla si fa sentire in fiore, agrumi non aggressivi di cui si apprezzano gli oli vegetali della scorza; fruttato il naso con chiari rimandi all’albicocca e uva spina. In bocca l’equilibrio di chiude nelle note vegetali di camomilla e acacia, il centro bocca è piacevolmente dominato dalla frutta dove spunta la cotognata inseguita dalle albicocche che carezzano la lingua, quasi come se si sentisse la buccia vellutata. La dolcezza non fa soffrire grazie all’equilibrio con l’acidità delle note di agrumi e dei vegetali, fa pensare a un panettone ricco di uvette succose e canditi di cedro.
Biancospino La Spinetta 2017 Moscato d'Asti Biancospino
Nel bicchiere il colore giallo tenue con riflessi verdolini rimanda immediatamente al nome floreale di questo vino, giacché al naso il primo impatto è con i fiori del biancospino, petali bianchi di genere, subito rincorsi dagli accordi di agrumi, primo il mandarino seguito da arancia matura, con note di pesca a pasta gialla. In bocca è sobriamente dolce e avvolgente, si ritrovano le note olfattive dominate dalla fruttuosità gialla al centro della bocca. Chiude con una piacevole acidità che collega le sensazioni fruttate con le note vegetali che si amplificano, l’acidità agrumata ritorna con piacere accompagnata dalle minuscole bollicine per lasciare una bocca sazia di dolcezza, ma non satura di stucchevolezza. Sarebbe bello pensare questo moscato in abbinamento a un panettone in cui le scorze di agrumi canditi giochino un ruolo primario nel complesso gustativo.
Cantina Rizzi 2016 Moscato d'Asti Rizzi
Il colore giallo paglierino di piacevole intensità fa subito presagire una fragranza ricca di sfumature; così, senza deludere, il naso si riempie di fiori bianchi e note vegetali di freschezza, come fossero legate tra loro da una sottilissima impronta di lieve salinità, quasi impercettibile. In bocca il sapore rievoca quanto trovato al naso, lasciando spazio alla succulenza della frutta in maturazione, con una lieve acidità. La sensazione che al naso pareva di sottile salinità in bocca stuzzica la lingua dalla punta, e insieme alla nota di leggera acidità armonizza il sorso che, pur rimanendo classicamente dominato dalla dolcezza, si chiude in equilibrio. Da abbinare con piena soddisfazione a un panettone tradizionale, in cui il burro e le uova siano un pilastro di gusto per sostenete canditi e uvetta.
Ca’ d’Gal Vite Vecchia 2014 Ca' d'Gal
Uve che provengono da un vigneto di più di sessanta anni, quello che si potrebbe definire un cru: raccolte tardive permangono a lungo sui lieviti e il vino evolve almeno tre anni in bottiglia, interrato sotto la sabbia. Definirlo un capolavoro è doveroso: giallo paglierino chiaro con finissime bollicine che solleticano il naso con profumi di erbe aromatiche, tra cui spiccano rosmarino e salvia, contornate da fiori di acacia e oli essenziali di agrumi. In bocca è quasi cremoso, con una lieve salinità che rincorre il sorso lasciando ampio spazio alle sensazioni di agrumi e acacia, che in bocca si trasforma in una nota mielosa non melensa. Sorso di grande piacevolezza, persistente e avvolgente che si accorda con un grande panettone.
Bera 2016 Bera
Un vino giallo paglierino con sfumature delicate che si apre al naso con un bouquet profondo e complesso, in cui si mescolano note muschiate e floreali, di petali sbocciati, e dove si rincorrono profumi di frutta in maturazione, con spiccate note di acini bianchi. Il suolo su cui crescono le viti si fa sentire soprattutto in bocca, dove la marna calcarea si traduce in un filo conduttore di lieve impatto salino, che lega e armonizza la frutta e i fiori in una bevuta che non stucca, ma stuzzica con una chiusura, seppur tendente alla dolcezza come si conviene, è pulita e di grande piacere. Un Pandoro che profuma gli si addice, oltre che un panettone in cui gli agrumi siano diffusi nell’impasto sotto forma di pasta di arancia sono le prime suggestioni che evoca.