Il gazebo minimalista è ben piazzato nell’angolo più discreto di Piazza della Signoria. I piatti sono tutti di Richard Ginori. I giovani che servono a tavola vestono tutti Gucci: e hanno il coraggio di chiamarla Osteria! È una tavola di lusso contenuto, quella firmata nel cuore di Firenze da Massimo Bottura, che con la sua prima Osteria – la Francescana, a Modena – ha conquistato più volte il titolo mondiale dell’alta gastronomia. Una joint venture con la storica casa di moda, che ha ricavato una cucina per ospitare, nel suo Palazzo della Mercanzia, il consolato aperto dalla prima firma della patria ristorazione.
Una joint venture di campioni. Nulla a che vedere con i Refettori che Bottura sta aprendo in diverse città – da Milano a Parigi, da Rio de Janeiro a Napoli – per offrire quanto più possibile buona cucina a chi è povero e non ce la fa ad arrivare alla fine del mese. Qui non parliamo dunque di Food for soul, ma di una operazione di alta gamma. Difficile resistere a due marchi così forti. Di conseguenza il pubblico al quale si rivolge è essenzialmente composto da turisti benestanti, attratti dalla ricchezza di storia e monumenti della città e contemporaneamente dal negozio adiacente nel quale commessi in divisa con la griffe della casa propongono il meglio di Gucci.
Una formazione globale che ben si esalta nei suoi piatti, dove si naviga tra Sud America (palamita con tostada di mais viola), Giappone (il Taka bun, un panino cotto al vapore con pancia di maiale e – purtroppo per me - cardamomo) e casa nostra: gli immancabili tortellini emiliani in crema di Parmigiano reggiano, il risotto Vieni in Sicilia con me (pomodoro e gambero rosso), per chiudere con Purple Rain (vedi il più bel brano di Prince) e il Charley’s Sandwich (dedicato al figlio di Bottura). Due i menu degustazione: da 80 e 100 euro, ben spesi per avere il profumo di un gran ristorante in una delle piazze più belle del mondo.