Il 12 ottobre Meta ha presentato Muse Wonder e Muse Wonder Full, i due modelli più avanzati realizzati finora dai Meta Superintelligence Labs, la divisione guidata da Alexandr Wang. Stando all’annuncio ufficiale, i nuovi sistemi sono stati progettati per affrontare attività articolate, dall’analisi di documenti alla programmazione, fino alla gestione di incarichi personali e professionali.
Con Wonder, la società di Mark Zuckerberg punta a entrare nella fascia dei cosiddetti modelli di frontiera, quelli che competono ai livelli più elevati nei test di capacità e ragionamento. La novità riguarda soprattutto il passaggio dalle risposte a una domanda all’esecuzione di un lavoro composto da più operazioni.
Dal modello al collaboratore digitale
Per capire il cambiamento occorre distinguere il modello dall’applicazione. Il modello è il sistema di IA che interpreta le richieste, elabora informazioni e decide i passaggi da seguire. L’agente IA è il servizio che utilizza quel modello e, attraverso strumenti e autorizzazioni, può interagire con programmi e siti per svolgere compiti per conto dell’utente.
Meta - l’azienda che, tra gli altri, produce Facebook, Instagram e WhatsApp - aveva inaugurato la nuova famiglia di sistemi IA lo scorso aprile con Muse Spark, pensato per offrire risposte rapide e contenere i tempi di elaborazione.
Wonder e Wonder Full sono più complessi e orientati alle attività di lunga durata. Entrambi sono stati addestrati anche grazie a Prometheus, il grande centro di calcolo costruito da Meta. La società prevede di impiegarli nell’agente Muse, il proprio assistente personale, partendo dagli abbonati.
Una memoria che segue il lavoro
La prima funzione su cui Meta insiste si chiama Active Memory, ovvero la memoria attiva che consente al sistema IA di conservare informazioni pertinenti emerse in conversazioni precedenti e di recuperarle quando servono. Un assistente che aiuta a organizzare un viaggio potrebbe così ricordare le preferenze dell’utente, gli orari già concordati e le decisioni prese nei giorni precedenti.
La seconda funzione, Active Focus, riguarda la continuità del lavoro. Di fronte a un errore o a un ostacolo, il sistema può tentare un percorso alternativo, aggiornare il piano e chiedere chiarimenti. Stando alle ricerche pubblicate da Meta, questa combinazione dovrebbe permettere di seguire pratiche assicurative, esaminare contratti, preparare progetti informatici e lavorare su richieste che richiedono diversi passaggi.
Nella scheda tecnica Meta precisa che i modelli possono ricevere testo, immagini, video e audio e producono risposte testuali. Possono inoltre elaborare fino a un milione di token di contesto, una quantità di contenuti che permette di prendere in esame documenti molto lunghi. I token sono le piccole unità in cui il sistema suddivide il testo per elaborarlo. L’ampiezza del contesto facilita il trattamento di grandi archivi, mentre la qualità delle conclusioni dipende dalle capacità del modello e dagli strumenti utilizzati.
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Chi può usare Wonder e quanto costa
Muse Wonder è già disponibile agli sviluppatori attraverso Meta Model API e Muse Code. Le API, ovvero le Application Programming Interface, sono interfacce che permettono a programmi differenti di comunicare. In questo caso uno sviluppatore può collegare il proprio software ai sistemi di Meta e far elaborare ai modelli richieste e dati, integrando le risposte in un’applicazione o in un servizio.
L’accesso a Muse Wonder tramite API costa 4 dollari per ogni milione di token inviati al modello e 20 dollari per ogni milione di token generati in risposta. Si tratta di una politica di pricing basata sulla quantità di testo elaborato, distinta da un normale abbonamento mensile. Muse Wonder Full, la versione più potente, è invece riservato agli abbonati ai piani Power e Maximum di Muse Code, lo strumento Meta dedicato alla programmazione assistita dall’IA.
In altre parole, mentre Wonder può essere integrato dagli sviluppatori nei propri servizi tramite l’interfaccia commerciale di Meta, Wonder Full resta legato, almeno al debutto, all’ambiente Muse Code.
Inoltre, i nuovi modelli sono distribuiti come servizi proprietari, mentre la precedente famiglia Llama aveva reso disponibili modelli prelevabili, dando così corpo a un cambiamento radicale della filosofia di Meta riguardo l’uso dei modelli IA.
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Quanto valgono davvero i risultati
Per misurare le prestazioni, Meta ha pubblicato diversi benchmark, ovvero prove standardizzate che sottopongono i modelli agli stessi tipi di test. Alcune valutano la capacità di scrivere codice, altre la gestione di documenti professionali, la memoria o l’uso di strumenti digitali. In base alle valutazioni indipendenti di Artificial Analysis, Muse Wonder Full ottiene 56 punti nell’indice generale, contro i 58 di Claude Opus 5.5 e i 53 di Gpt-6 Astra, mentre Muse Wonder raggiunge quota 52 punti.
Sono risultati che collocano Meta tra i concorrenti più forti e mostrano anche differenze tra un’attività e l’altra. Nei test pubblicati da Meta, Wonder Full raggiunge 13,1 nel benchmark dedicato alla produzione di documenti legali, una misura della quota di elaborati che soddisfa tutti i criteri previsti. Il dato aiuta a leggere correttamente le classifiche. Un vantaggio rispetto ai concorrenti può convivere con un tasso di completamento ancora limitato nei compiti professionali più impegnativi.
Il confronto richiede inoltre cautela perché la scheda tecnica riunisce misurazioni interne, risultati di società indipendenti e punteggi comunicati dai produttori concorrenti. Le prove in condizioni reali, con richieste e dati dei singoli utenti, saranno decisive per giudicare l’affidabilità dei nuovi sistemi.
La memoria apre la questione dei dati personali
Un agente che ricorda conversazioni e lavora tra calendari, messaggi e documenti può offrire servizi più personalizzati, tuttavia, la stessa capacità amplia la quantità di informazioni personali gestite dal sistema.
È un tema ricorrente che accompagna le funzioni di Muse, capace di organizzare informazioni anche sulle persone che fanno parte della vita dell’utente.
Meta afferma di avere rafforzato le protezioni contro la diffusione indebita di dati e l’uso pericoloso dei modelli. Nel documento sui limiti e sulla sicurezza riconosce la possibilità di risposte inesatte e di errori nell’esecuzione di compiti complessi.
Raccomanda, in ultimo, di eseguire verifiche specifiche prima dell’impiego e la conferma umana per le azioni con conseguenze difficili da correggere, come operazioni economiche e modifiche importanti ai documenti.
Il lancio di Wonder segna quindi un passaggio nella strategia di Meta, dal modello pensato soprattutto per conversare a quello destinato a sostenere un’attività nel tempo, terreno fino o oggi più consono ad OpenAI, Anthropic e Google.