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Meta lancia l'agente Muse tra ambizioni e dubbi sulla riservatezza

Meta lancia l'agente Muse tra ambizioni e dubbi sulla riservatezza

L’azienda capitanata da Mark Zuckerberg svela un assistente autonomo in grado di gestire le attività quotidiane degli utenti. Cos’è e cosa può fare Muse

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Meta Platforms, proprietaria tra le altre di Facebook, Instagram e WhatsApp, ha annunciato il lancio negli Stati Uniti di Muse, nuovo agente IA destinato all’uso personale.

Mentre sulle spalle di Meta grava la chiusura dell’accordo giudiziario da 18 miliardi di dollari per risarcire i danni provocati dai social media ai consumatori americani, con Muse, il gruppo tenta un passo verso l'automazione digitale. Con Muse, Meta chiede al pubblico un livello di fiducia e di accesso alla sfera privata superiore rispetto a quello richiesto in passato per le tradizionali reti sociali.

Il tema della fiducia, preso in esame dalla testata TechCrunch, riapre in qualche modo discordie che hanno visto contrapposte Meta e la Federal Trade Commission (FTC), agenzia degli Stati Uniti che, oltre a garantire la concorrenza tra imprese, ha il compito di proteggere i consumatori.

Muse, dai chatbot al controllo delle attività

Il progetto di Meta è una scommessa che punta a superare l'era della tecnologia chatbot, resa popolare da strumenti come ChatGpt, Claude e Gemini.

I chatbot rispondono a domande e propongono idee, mentre gli agenti IA – e Muse non fa eccezione – agiscono per portare a termine compiti anche complessi al posto degli utenti.

Per potere operare in autonomia, Muse richiede di connettersi ai programmi e ai servizi che scandiscono la vita di tutti i giorni, tra cui le caselle di posta elettronica, i calendari personali, le piattaforme per i pagamenti digitali e le applicazioni dedicate alla salute, alla ristorazione, agli acquisti e agli eventi.

Tutte le funzioni del nuovo assistente digitale

Attraverso la sua struttura operativa, Muse è capace di svolgere un'ampia serie di mansioni pratiche. Tra queste figurano l'invio di messaggi di posta elettronica, la prenotazione di viaggi e biglietti, la compilazione di moduli digitali e la creazione di piani di lavoro.

L'assistente può inoltre esaminare i Reel su Instagram dedicati alle ricette culinarie e trasformarli in liste della spesa pronte per l'uso, inviare inviti per le feste di compleanno ed effettuare acquisti online.

Per completare le transazioni finanziarie, l'agente sfrutta la tecnologia Link sviluppata da Stripe, azienda di servizi finanziari e pagamenti online, fornendo forme di protezione per gli acquisti che mirano a rassicurare i clienti che lasciano gestire i propri soldi alla macchina.

Nel prossimo futuro sono previste anche integrazioni con Shopify, la piattaforma tecnologica per la creazione di negozi di commercio elettronico, e con 1Password, app che conserva in modo sicuro password, codici e dati sensibili.

Gli utenti scelgono quali applicazioni e servizi collegare a Muse tramite una procedura di autorizzazione esplicita (opt-in).

L’accesso e il funzionamento di Muse

Il funzionamento di Muse è garantito dal modello Muse Spark sviluppato da Meta. Il servizio viene fornito con una serie di collegamenti preimpostati per le applicazioni più diffuse, ma si avvale anche delle API, ovvero le interfacce di programmazione delle applicazioni che consentono a due software differenti di comunicare tra loro.

La piattaforma debutta come servizio gratuito accessibile dal sito internet muse.ai, tramite le applicazioni per i sistemi operativi mobili iOS di Apple e Android di Google, oltre che nelle chat dell'applicazione WhatsApp.

Successivamente – seguendo un’agenda non ancora nota - l'agente verrà integrato negli occhiali intelligenti di Meta. Pure essendo utilizzabile gratuitamente al di sotto di una soglia d’uso, la piattaforma richiede una carta di pagamento al momento dell'iscrizione. Chi necessita di volumi di lavoro maggiori potrà sottoscrivere due piani a pagamento, Power e Maximum, i cui costi sono rispettivamente di 20 dollari al mese e di 100 dollari mensili. (17,20 euro e 86 euro)

Gli accorgimenti tecnici per la sicurezza

L'agente garantisce la continuità operativa lavorando anche quando l'utente chiude l'applicazione, migliorando le proprie prestazioni nel tempo e apprendendo dalle conversazioni le abitudini del cliente per offrire suggerimenti spontanei.

Sul versante della tutela dei dati, Meta dichiara che l'agente viene eseguito all'interno di un computer virtuale dedicato e protetto dotato di un proprio navigatore web, chiamato Muse Secure VM, ossia un ambiente informatico isolato dal resto del sistema.

All'interno di questa struttura opera in modo indipendente un secondo agente di sicurezza denominato Sentinel, che impedisce a Muse di accedere alle chiavi di accesso segrete e ai dati delle carte di pagamento degli utenti.

Inoltre, Meta garantisce che le conversazioni e i dati personali elaborati dal servizio non vengono condivisi ai fini della targetizzazione pubblicitaria.

Le ombre del passato sulla tutela della privacy

Nonostante le dettagliate spiegazioni tecniche fornite dall'azienda, il lancio del servizio si scontra con l’approccio di Meta perfettibile in materia di riservatezza dei dati.

Nel 2011 l'azienda ha siglato un accordo con la FTC in seguito dell'accusa di avere ingannato gli utenti rendendo pubbliche le informazioni private senza il loro consenso.

Nel 2019, sempre la FTC, ha sanzionato l'allora Facebook con una multa da 5 miliardi di dollari per otto distinte violazioni della privacy, fino a contestare a Meta nel 2023 un'ulteriore inosservanza degli ordini stabiliti.

Nel medesimo anno si è scoperto che Meta ha archiviato molte password degli utenti in formato testo leggibile, esponendo i profili al rischio di attacchi informatici.

Non di meno, rimane vivo nella memoria collettiva il ricordo dello scandalo di Cambridge Analytica, la società britannica di consulenza politica che fatto incetta di dati personali di milioni di iscritti al social network senza alcuna autorizzazione.

Le battaglie legali sulla protezione dei minori

La reputazione del gigante di Menlo Park è stata duramente segnata anche dai ripetuti procedimenti istituzionali relativi alla protezione degli utenti più giovani.

Mark Zuckerberg, Ceo di Meta Platforms, è stato chiamato più volte a deporre al cospetto del Congresso degli Stati Uniti.

In tempi più recenti, siamo a febbraio del 2026, durante una testimonianza resa presso il Tribunale Superiore di Los Angeles nel quadro dell’azione legale sulla dipendenza da social media, Zuckerberg ha ammesso la forte difficoltà nel far rispettare i limiti di età sulla piattaforma Instagram.

Oltre alla transazione globale da diciotto miliardi di dollari concordata con ventinove Stati americani ad agosto, la società è stata condannata dallo Stato del New Mexico al pagamento di 942 milioni di dollari per danni arrecati ai minori, mentre proseguono migliaia di procedimenti giudiziari promossi da singoli cittadini e distretti scolastici americani.

Per favorire un legame emotivo capace di superare la diffidenza del pubblico, Meta offre la possibilità di personalizzare l'agente assegnandogli un nome, scegliendo un avatar grafico e definendo il tipo di linguaggio utilizzato nella comunicazione quotidiana.

Quando l’agente Muse arriverà in Italia

Per il momento Meta ha annunciato Muse soltanto per gli Stati Uniti e non ha ancora comunicato una data di lancio per l’Italia o, più in generale, per l’Unione europea, laddove esistono ostacoli regolatori legati alla quantità e alla sensibilità dei dati trattati.

Oltre al Regolamento generale sulla Protezione dei dati (GDPR), dal 2 agosto in Europa sono applicati anche gli obblighi di trasparenza previsti dall’AI Act in materia di chatbot e agenti IA.

Infine, a complicare le cose subentra la questione WhatsApp, uno dei canali previsti per l’uso dell’agente Muse. Infatti, in Europa, l’app di messaggistica è oggetto di critiche a causa delle condizioni di accesso degli assistenti IA concorrenti, e la questione non è ancora del tutto sedata.

Oggi manca una data per il debutto di Muse AI Agent in Italia e il nodo europeo appare legato alla conformità di Muse alla privacy, alla trasparenza e alla concorrenza, più che a un divieto generale di commercializzazione.