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Oceani più puliti, la sfida di Ogyre: raccogliere 40 tonnellate di rifiuti in un mese

Una campagna di raccolta rifiuti di Ogyre
Una campagna di raccolta rifiuti di Ogyre 

In occasione della Giornata Mondiale degli Oceani, la piattaforma globale di Fishing for Litter lancia la Ocean Challenge 2026 per ripulire i mari dalla plastica

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Oggi si celebra il World Oceans Day, la ricorrenza internazionale che ogni anno chiama governi, imprese e cittadini a riflettere sullo stato di salute dei mari e ad agire concretamente per tutelarli. Quest'anno, a raccogliere il testimone con una delle iniziative più ambiziose del panorama ambientale italiano e internazionale, è Ogyre, la prima piattaforma globale di Fishing for Litter, con il lancio della Ocean Challenge 2026. "La salute dei nostri mari è una questione che prima o poi chiederà a tutti il conto, se non facciamo subito qualcosa di concreto. Con la Ocean Challenge vogliamo portare a bordo quante più persone, istituzioni e imprese in un solo mese, ma la missione di Ogyre va ben oltre le ricorrenze: dal 2021 ripuliamo ogni giorno gli Oceani grazie al sostegno di partner visionari che non sono rimasti a guardare." Così Antonio Augeri, Co-founder di Ogyre, descrive la missione che ha dato vita a una delle iniziative ambientali più concrete e misurabili del panorama italiano e internazionale.

Profondo blu, con Danovaro, Lomiri e D'India

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Il mare in cifre: un'emergenza che non possiamo ignorare I numeri sull'inquinamento degli oceani raccontano una crisi silenziosa ma inarrestabile, che chiede risposte concrete e urgenti. Ogni anno finiscono in mare tra gli 8 e i 12 milioni di tonnellate di plastica, l'equivalente di un camion della spazzatura scaricato in oceano ogni singolo minuto. Se non si invertirà la rotta, entro il 2050 si stima che ci sarà più plastica che pesci negli oceani, in termini di peso. Un paradosso inquietante, se si considera che oltre un miliardo di persone nel mondo dipende dall'oceano come principale fonte di proteine alimentari. A rendere il quadro ancora più allarmante è la dimensione fisica del problema: il Great Pacific Garbage Patch, la grande concentrazione di rifiuti galleggianti nel Pacifico, si estende per una superficie pari a tre volte la Francia. E nonostante la crescente consapevolezza collettiva, meno del 10% della plastica prodotta globalmente viene effettivamente riciclata. Le conseguenze non riguardano solo gli ecosistemi marini, già gravemente compromessi: con oltre 1.000 specie oggi minacciate dall'inquinamento secondo l'IUCN, ma investono l'intero sistema climatico del pianeta.

Gli oceani hanno assorbito oltre il 90% del calore in eccesso generato dai cambiamenti climatici, con effetti a cascata sulla biodiversità e sugli equilibri globali. Eppure, i dati ci restituiscono anche una certezza: è ancora possibile fare la differenza. Ogni chilogrammo di rifiuto recuperato dal mare rappresenta un passo concreto verso la tutela di un ecosistema essenziale per il Pianeta e per le generazioni future. Ed è esattamente da questa consapevolezza che nasce la missione di Ogyre.

Una sfida da 40.000 chili

L'obiettivo dichiarato è ambizioso quanto necessario: raccogliere 40.000 kg di rifiuti marini e costieri nel solo mese di giugno. Un quantitativo che equivale al peso di circa 4 milioni di bottiglie di plastica da 0,5 litri, rimosso grazie al lavoro quotidiano della flotta internazionale di Ogyre, attiva su quattro continenti tra Italia, Indonesia, Brasile e Senegal. Giunta alla sua terza edizione, la Ocean Challenge ha già dimostrato di saper crescere anno dopo anno: partita nel 2024 con un obiettivo di 14.000 kg, salito a 28.000 kg nel 2025, la sfida punta ora a superare ogni record precedente. E i numeri danno ragione all'ottimismo: oltre 60 aziende hanno già aderito, con un raddoppio rispetto all'edizione precedente.

Imprese e cittadini uniti per l'oceano

Ciò che rende Ogyre un caso virtuoso nel panorama della sostenibilità non è solo la quantità di rifiuti recuperati, quasi 1,5 milioni di kg da quando il progetto è operativo, ma il modello economico e sociale che lo sostiene. La piattaforma impiega oltre 120 pescatori locali nelle proprie flotte, garantendo loro retribuzioni giornaliere tre volte superiori al salario minimo locale. Un approccio che trasforma la tutela ambientale in uno strumento concreto di sviluppo economico per le comunità più vulnerabili. La campagna ha una struttura aperta e partecipativa. Tra i partner aziendali figurano realtà di settori diversi, accomunate da un impegno genuino verso la sostenibilità: da Feltrinelli a Colgate-Palmolive e molti altri. Ma la Ocean Challenge 2026 non è solo per le imprese. Per la prima volta con questa portata, anche i privati cittadini sono invitati a partecipare direttamente, contribuendo economicamente alla missione e seguendo in tempo reale l'andamento della raccolta sulla piattaforma Ogyre.

Trasparenza e tecnologia al servizio del mare

Ogni attività di Ogyre è tracciata tramite tecnologia blockchain, con dati verificabili e trasparenti, accessibili da chiunque voglia monitorare l'impatto concreto della propria adesione. Un elemento fondamentale in un'epoca in cui il rischio di greenwashing è reale e la credibilità delle iniziative ambientali si misura proprio sulla capacità di rendicontare in modo chiaro e misurabile. Le operazioni di Ogyre sono inoltre patrocinate dall'Ocean Decade, l'iniziativa globale delle Nazioni Unite per la scienza oceanica, come progetto che contribuisce attivamente alla lotta contro l'inquinamento marino, alla salvaguardia degli ecosistemi acquatici e allo sviluppo della Blue Economy.