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Economia circolare

Grazie alle alghe le case del futuro saranno stampate in 3D e a impatto zero

Grazie alle alghe le case del futuro saranno stampate in 3D e a impatto zero

Una ricerca dell'Università del Colorado Boulder apre la via a un'edilizia green. Con l'alginato di sodio i terreni di scarto si trasformano in un materiale resistente e perfetto per la stampa 3D, promettendo di rivoluzionare uno dei settori più inquinanti del Pianeta

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C'è un filo sottile e sorprendentemente resistente che lega un cono gelato a una parete portante. Un filo che potrebbe aiutarci a costruire il nostro futuro in modo più sostenibile. Non è l'inizio di un romanzo, ma la sintesi di una rivoluzionaria scoperta scientifica appena pubblicata su Nature Communications: un team di ricercatori dell'Università del Colorado Boulder, guidato dal professor Wil Srubar, ha sviluppato un metodo per stampare in 3D strutture solide e durevoli utilizzando terra comune e un ingrediente segreto preso in prestito dall'industria alimentare. L'idea, come spesso accade nelle grandi innovazioni, nasce osservando la natura. "Dai termitai agli edifici in adobe, esseri umani e animali costruiscono con la terra fin dalla notte dei tempi", spiega Srubar, a capo del Living Materials Laboratory. Il suo team si è chiesto come replicare questa antica saggezza con le tecnologie del XXI secolo. La risposta è arrivata da un composto chiamato alginato di sodio, un polimero naturale derivato dalle alghe marine, noto ai più per dare al gelato la sua consistenza cremosa e vellutata.

Come funziona il processo di strutture in terra stampati in 3D (ispirati alla natura)

Aggiunto in minima quantità (appena lo 0,12%) a un impasto di acqua e terra di scavo, questo additivo ha compiuto una piccola magia. Invece di rendere la miscela più densa, ha modificato le cariche elettriche delle particelle di argilla, inducendole a respingersi a vicenda. Il risultato è un "inchiostro" biologico fluido e stabile, perfetto per essere estruso da una stampante 3D. I vantaggi sono stati immediati e misurabili: una velocità di stampa aumentata del 33% e una resistenza a compressione del materiale finale superiore del 25% rispetto alla terra non trattata. L'impatto potenziale di questa scoperta è enorme. L'industria del cemento è responsabile di circa l'8% delle emissioni globali di CO2, e la gestione dei rifiuti edili e dei terreni di scavo rappresenta un enorme problema logistico e ambientale. La visione di Srubar è quella di un cantiere a economia circolare perfetta: la stessa terra rimossa per le fondamenta di un edificio potrebbe essere riutilizzata sul posto per stamparne i muri. Zero costi di trasporto, zero rifiuti, zero dipendenza dal cemento.

Quando vedremo le prime case?

Tuttavia, la strada dal laboratorio al cantiere è ancora lunga e piena di sfide. La prima è la variabilità del suolo: la composizione della terra cambia drasticamente da un luogo all'altro. Poi c'è la questione della durabilità e delle normative. Una casa deve resistere per decenni a pioggia, gelo e sollecitazioni, e ottenere le necessarie certificazioni di sicurezza da un settore tradizionalmente conservatore richiederà tempo e test rigorosi. Le sfide da superare delineano un orizzonte temporale a medio-lungo termine. Secondo le stime degli esperti, è improbabile vedere questa tecnologia applicata a edifici commerciali o residenziali prima di 7-15 anni. Il percorso prevede una fase di ricerca avanzata e sviluppo (1-3 anni), seguita da una lunga fase di progetti pilota e test per la certificazione (3-7 anni). Solo dopo questo iter si potrà passare alle prime applicazioni di nicchia, per poi puntare a un'adozione su larga scala in 15 o più anni, quando i costi saranno più bassi e le normative consolidate.

Ma la ricerca non si ferma. Il laboratorio di Srubar sta già guardando oltre, esplorando l'integrazione con l'intelligenza artificiale per creare modelli predittivi in grado di analizzare un terreno e suggerire la miscela perfetta. La visione più futuristica include persino la biologia sintetica, per creare batteri ingegnerizzati che producano i leganti direttamente all'interno della struttura, conferendole magari capacità di autoriparazione. In questa corsa globale verso un'edilizia sostenibile, l'Italia non è una semplice spettatrice, ma una protagonista indiscussa. Aziende pioniere come WASP di Massa Lombarda hanno già tracciato la rotta con il progetto TECLA, la prima casa al mondo interamente stampata in 3D con terra cruda locale, dimostrando che un futuro abitativo a impatto zero è già iniziato. La ricerca americana su un legante biologico, quindi, potenzia questa visione, offrendo un nuovo strumento per rendere il processo ancora più efficiente. L'idea di costruire la propria casa con la terra sotto i piedi, un tempo simbolo di un passato rurale, potrebbe diventare, grazie alla scienza, l'immagine più potente del nostro futuro urbano e sostenibile.