“La grande sfida che abbiamo davanti è non disperdere il patrimonio di competenze che abbiamo formato e messo in rete in questi mesi. Sono fiducioso perché il nostro Paese ha risorse umane e volontà per fare bene”. Così Francesco Cupertino, presidente della Fondazione Nest (Network 4 Energy Sustainable Transition), si proietta al futuro dell’ente costituito grazie ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza con l’obiettivo di mettere a sistema le filiere della ricerca a livello nazionale e promuovere la loro partecipazione alle catene di valore europee e globali.
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A livello nazionale sono stati creati 14 hub, ciascuno dei quali con una specializzazione. Nel caso di Nest, il progetto si propone di sviluppare nuove tecnologie per la produzione e la gestione dell’energia da fonti rinnovabili, come per esempio solare ed eolico, e per l’energy harvesting (il processo attraverso il quale l’energia, proveniente da fonti alternative e spesso non costanti, viene catturata e stoccata). Uno dei focus è di grande attualità visto il dibattito che scatena: lo studio e l’ottimizzazione di parchi di turbine eoliche galleggianti per l’area del Mediterraneo, l’integrazione con l’energia marina, lo sviluppo di strumenti digitali avanzati per la progettazione e la gestione dei sistemi offshore, nonché l’innovazione nel geotermico e per l’efficienza energetica delle reti idriche.
”In questi due anni dalla costituzione della Fondazione, abbiamo messo assieme 25 partner con l’obiettivo di mettere a sistema le competenze maturate nel settore pubblico e nel privato", aggiunge Cupertino, che è anche rettore del Politecnico di Bari. "In Italia non c’è solo una parcellizzazione del tessuto imprenditoriale, ma anche della ricerca universitaria. Così le competenze faticano a sviluppare il proprio potenziale in maniera adeguata”, sottolinea il presidente di Nest. “Dalla nascita della Fondazione, abbiamo puntato sulla leva della formazione e oggi nei laboratori d’ateneo e nelle aziende italiane ci sono oltre 350 ricercatori che hanno acquisito competenze avanzate nel settore energetico facilmente spendibili sul mercato”.
Un esempio di applicazione di queste competenze è la risposta alla Direttiva Case Green che dal prossimo anno impone l’obbligo di certificazioni del risparmio energetico data-driven per tutti gli immobili pubblici e a seguire per quelli privati. Un passo in avanti rispetto all’Ape (Attestato di prestazione energetica) già obbligatorio per il residenziale, in quanto si tratterà di calcolare non solo le prestazioni dell’involucro edilizio, ma anche di ciò che avviene all’interno.
Il legame tra ricerca di base e proiezione sul mercato è un tema sul quale il rettore insiste, nella consapevolezza che il Pnrr è un piano a scadenza e il suo obiettivo è gettare le basi per un incremento di competitività strutturale da parte del sistema Paese. “Non credo che, dopo il Pnrr, ci sarà il vuoto. I fondi continueranno a esserci, l’importante – anche in questo campo – sarà aver sviluppato le competenze per intercettarli e trasformarli in una leva per la crescita strutturale del Paese”, risponde sul punto Cupertino. E porta ad esempio - tra gli altri - Horizon Europe, programma della Commissione europea a sostegno della ricerca scientifica, che nel 2027 sarà rifinanziato proprio con l’obiettivo di dare continuità ai piani nazionali di ripresa adottati nel post-Covid.Guardando all’orizzonte più a breve termine, Nest si sta preparando all’appuntamento di fine 2025, quando dovrà essere rendicontato il lavoro svolto e l’impiego delle risorse ottenute tramite il Pnrr. "Siamo lavorando in parallelo per coinvolgere nella Fondazione anche ulteriori operatori privati: l’obiettivo è aggregare le forze, creare occasioni nelle quali le idee possano circolare e contaminarsi”, racconta. Per poi ricordare l’importanza di coinvolgere in questo ecosistema il mondo dei capitali. “Il venture capital è un settore ancora poco sviluppato nel nostro Paese, ma dall’enorme potenziale. Dobbiamo essere bravi a intercettare i capitali di rischio”.