Il Gusto

Viaggio al sapore di pizza da Cardiff a Napoli: l'avventurosa storia di Phill

Il copyright delle foto in pagina è di "I Loves the Diff"
Il copyright delle foto in pagina è di "I Loves the Diff"  
Dalla città gallese all'Italia, passando per le capitali europee: unico mezzo di sostentamento le pizze preparate su un furgoncino e vendute per pagare le spese fino alla tappa successiva. Seguici anche su Facebook
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Soffice, rossa, quattro stagioni o fritta. A metro o standard, un napoletano doc sa sempre dove trovare quella giusta. Come si fa a dimenticare la Sofia nazionale che impasta pizze e perde anelli nell'Oro di Napoli? O l'americanissima Julia Roberts che si concede una margherita da Michele nel film "Mangia, Prega, Ama"? La pizza non fa solo parte dell’antica tradizione napoletana ma anche un po’ dell’immaginario collettivo di ognuno di noi:  la vediamo abilmente lavorata dal pizzaiolo sotto casa e quasi ne sentiamo il profumo al solo suono del nome. Oggi un ragazzo di Cardiff, in Galles, ha sfidato la tradizione con un viaggio quasi da film, che lo ha visto viaggiare dalla città gallese fino a Napoli.
Phill Lewis ha sfornato pizze a bordo del suo camioncino colorato dopo un viaggio di circa due settimane che lo ha visto attraversare le più grandi capitali europee. Lo scopo? Quello di vendere abbastanze pizze per potersi spostare alla prossima città e devolvere i profitti finali allo Slow Food Movement, un'associazione internazionale che si occupa da ben 20 anni di promuovere cibo e ingredienti locali in ogni paese. “Tutti i profitti verranno interamente devoluti allo Slow Food International, in particolare ai programmi volti a informare e promuovere la sua filosofia. Il progetto nasce da una passione personale per la continua ricerca d'ingredienti di qualità. Vogliamo che la gente si interessi e parli di più di cibo”, dice Phill, raggiunto in viaggio telefonicamente.
 
39 anni, tre figli e un passato lavorativo nel sociale, Phill comincia il Dusty Knuckle come piccola attività. È il cibo di strada la sua passione ed è proprio tra la semplicità degli ingredienti e l’amore per la cucina di qualità che un’idea comincia a farsi spazio:  “La mia partner Deb doveva tornare a lavoro dopo la maternità ma non era felice. Io lavoravo a tempo pieno ma quella vita non faceva per me. Abbiamo sempre amato cucinare così ho venduto la mia macchina, comprato una camioncino e costruito un forno all’interno”.  Da camioncino a ristorante, il Dusty Knuckle diventa una vera e propria icona del cibo di strada; tanto che nel 2016, la sua pizza diventa una delle top 10 in Gran Bretagna.
Quando gli chiediamo perché e' importante avere iniziative come la sua in Gran Bretagna e in Europa, Phill ci risponde così: “se hai una passione, è giusto fare qualcosa per realizzarla. Vogliamo che tutti comincino a prestare più attenzione a quello che mangiano. È importante ragionare, pensare e soffermarci sulla provenienza del cibo che abbiamo la fortuna di avere sulla nostra tavola, chi lo ha preparato e, soprattutto, come e’ stato preparato. Per fare questo, ci siamo imbarcati in questo nuovo progetto con un’avventura, forse un po’ fuori dal comune. In realtà è solo un modo come un altro per esprimere al meglio la nostra passione per il cibo e lo slow food"! Chiediamo alle persone di fermarsi e pensare a quello che stanno mangiando, è assolutamente vitale iniziare una conversazione sul cibo; pensare all’influenza che questo ha e avrà sulle economie locali, l’ambiente e, naturalmente, la salute di ognuno di noi”.
 
Affrontiamo l’argomento Brexit: anche questo potrebbe avere un impatto sullo slow food e su iniziative come la sua?  “Brexit è un errore,” ci dice. “Viviamo un periodo di forte incertezza e cambiamento. Non so dire che tipo di impatto Brexit avrà sul movimento Slow Food ma è importante continuare a promuovere iniziative come questa sia a livello locale che internazionale".  Ed è assolutamente internazionale uno dei momenti più belli di questo viaggio. “Una delle tappe più belle e’ stata sicuramente Calais. Abbiamo cucinato per i volontari che si occupano dei rifugiati di Calais, quelli che lo fanno ogni giorno. E’ stato incredibile offrire il nostro supporto a chi sta facendo grandi cose e si occupa degli altri. Anche in questa occasione, tutto ruota intorno al cibo”.
 
Cosa succederà una volta arrivati a Napoli?  “Prenderemo parte a dei corsi organizzati dall' associazione Verace Pizza Napoletana e poi cucineremo sicuramente tanta pizza.”