A due passi dalla casa di D'Annunzio, un giovane chef gioca con la cucina di territorio
Lara De Luna
Cannolo ripieno di tartare di pecora, pinoli in purezza, erbe spontanee e mosto cotto
Allievo di Romito, Roberto Mastrocola nel suo ristorante Mastro, a Pescara, porta in tavola un Abruzzo leggero e contemporaneo, ma fedele alle proprie radici. Seguici anche su Facebook
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
Via delle Caserme 61. E' l'indirizzo del ristorante Mastro a Pescara, apparentemente un indirizzo qualsiasi che però ci porta nel cuore più vecchio, pittoresco e romantico della città abruzzese. Case basse, strada lastricata di mattoni chiari, un piccolo distretto dove, dopo alti e bassi, varie vicissitudini passate negli ultimi anni e dopo un rischio di gentrificazione, si stanno raccogliendo alcune eccellenze cittadine. Compreso questo ristorante che, a poche centinaia di metri dalla casa che fu di Gabriele D'Annunzio, lavora sulle ricette e i sapori più classici di un territorio rustico e sincero come l'Abruzzo - di mare, montagna o collina che sia -, rendendole più contemporanee. Roberto e Serena Mastrocola
In cucina c'è Roberto Mastrocola e impegnata a muoversi tra i colori candidi della sala, la sorella Serena. Il nome del ristorante è un chiaro accenno al loro cognome, un'abbreviazione quasi gergale, colloquiale, di quelle che forse ancora si danno in paese. Ma allo stesso tempo, nel dialetto abruzzese, significa maestro, guida, compagno. Quello di Roberto è stato Niko Romito, suo mentore all'Accademia che continua a sfornare senza soluzione di continuità giovani professionisti di grande talento. Qui però, tra le stanze assolate e luminose nonostante il ristorante - piano terra - sia ricavato all'interno di strutture antiche, va in scena una cucina nettamente personale che somiglia al locale in cui ci si trova e anche al nome stesso che gli è stato dato. Tradizionale, come i nomignoli di una volta, eppure contemporaneo come l'arredo e come l'età della brigata di cucina che, in media, non arriva a toccare i venti anni. Tradizionale, perché i sapori sono quelli dell'Abruzzo più vero, eppure contemporaneo perché questo giovane chef fa della ricerca dei piccoli produttori e delle materie prime uno stile e un vanto, esattamente come oramai raccomandano i filoni di pensiero più attuali sul mestiere dello chef e sulla cucina oggi. La sala
Il tutto permeato dall'eleganza: di Serena che gestisce la sala come una perfetta padrona di casa, degli arredi contemporanei ma mai eccessivi, della mano che gestisce i piatti e li fa rientrari in quella rustica piacevolezza della frittata di cui "per riconoscimento celestiale" il Vate si dichiarava "maestro insuperabile". Bellezza, tradizione, pensiero gastronomico pop. Ad fare da contraltare a una carta dei vini più che interessante, firmata da Gianni Sinesi, responsabile della cantina del Reale di Castel di Sangro, c'è una proposta gastronomica ben concentrata. Consapevole e senza grilli per la testa. A partire dall'Uovo a 64°, topinambur in due consistenze (spuma e marinato), guanciale, pane alle noci e tartufo che è una carezza spinta al palato. Raffinato nell'esecuzione e semplice alla vista - dove semplice significa essenzial e non "buttato via" -è l'antipasto perfetto, che fa scivolare indietro nel tempo, alle uova nel tegame fatte magari nelle ultime giornate di primavera con la temperatura ancora mite e la voglia di sapori intensi e rotondi come noci e tartufo.
Uovo a 64°, topinambur in due consistenze (spuma e marinato), guanciale, pane alle noci e tartufo
Tra i primi, la Tagliatella senatore cappelli, ragù leggero d'agnellino da latte di Scanno, conserva di pomodoro a pera e cacioricotta di capra stagionata è un trionfo d'Abruzzo; racconta dei grani che si coltivano su quella Piana delle cinque miglia così vicina all'Accademia di Romito dove Roberto ha studiato, ma anche della biodiversità nell'orto che rende questa regione, cerniera tra centro e sud, così ricca. E racconta della capra, dell'agnello, di quelle carni e di quei latti che qui si esprimono al meglio. Così come il Carciofo nostrano, grigliato e gratinato, ripieno di ricotta di bufala e acciughe del Cantabrico, si spinge con un occhio fuori regione e invece risulta più tradizionale, nel suo essere quasi trans regionale, il Petto di pollo croccante bio aromatizzato all'anice stellato - tipico della fascia centrale del Paese -, con maionese di carote arrostite e agretti. Tra i dolci, interessante la rivisitazione di un grande classico, ovvero il Tiramisù al limone, erbe aromatiche, ristretto di caffè e sambuca; saprà di mare, montagna e abitudini cittadine esattamente come Pescara. Un twist - per usare un termine caro alla mixology - perfettamente riuscito e a tema. Carciofo nostrano, grigliato e gratinato, ripieno di ricotta di bufala e acciughe del Cantabrico
I menu degustazione sono tre (dai 35 ai 55 euro, vini esclusi), più una quarta possibilità, quella di scegliere un percorso di sette portate a mano libera seguendo l'estro e la voglia di raccontare dello chef. Opzione da tenere in grande considerazione perché il ragazzo, poco propenso a mostrarsi in pubblico ma molto di più a esprimersi in cucina, ha tante cose da dire.