

















IN RETE
(in inglese)
Basquiat-
il film
Basquiat-
the elibroad family foundation
Il film
"I shot Andy Warhol"
The Andy Warhol
museum
|
 |
Stroncato dall'aids a 32 anni
è celebre per il suo stile fantasioso
Keith Haring,
re dei graffiti
|
|
Una
sua opera vale tra i centocinquanta e i novecento milioni di lire. Nessuno
meglio di Keith Haring simboleggia la parabola artistica e sociale del
graffitismo anni Ottanta. Peter Pan dell'arte, rapper dello sberleffo,
antidivo e imprendibile pittore americano della new wave artistica newyorkese,
Haring sintetizzava il suo modo di essere dicendo "un muro è
fatto per essere disegnato, un sabato sera per far baldoria e la vita è
fatta per essere celebrata". Protagonista di un modo di vita "esagerato",
stroncato a 32 anni dall'Aids, questo giovane e gracile artista viveva
in un universo visionario - naif e violento - fatto di ominidi in frenetico
movimento, un bestiario fantastico, popolato di piramidi e dischi volanti.
Il suo "radiant baby", un infante aureolato di raggi, abitava
scene fantastiche con astronavi, strani strumenti offensivi e simboli arcaici,
dalla piramide alla croce. La storia di Haring comincia nel 1958 a Kutztown,
Pennsylvania. Nasce in una famiglia della middle class protestante e cresce
con la televisione, i fumetti di Disney e i Peanuts di Shultz. A diciotto
anni si trasferisce a Pittsburgh dove frequenta l'Ivy School of Art. Ma
la scuola gli sta stretta e dopo sei mesi comincia a viaggiare seguendo
il suo gruppo rock preferito, i Grateful Dead. Nell'autunno del '78 si
trasferisce a New York, la sua terra promessa, e si iscrive alla School
of Visual Art. Si appassiona agli scritti di Umberto Eco e Roland Barthes,
segue corsi di semiotica, sperimenta la tecnica del videotape, si lancia
alla scoperta della "libertà creativa e sessuale newyorkese".
Partecipa alle collettive alla Times Square Show, quelle che lanceranno
la generazione dell'East Village. Cominciano le scorribande notturne alla
ricerca di pannelli neri da ricoprire con graffiti tracciati con i gessetti
bianchi. Nasce il "vocabolario e la pratica nomade di Keith Haring"
che presto diventerà un fenomeno. Nel '83 Haring attraversa l'Oceano
e fa la sua prima apparizione in Europa. Espone alla Biennale di Venezia,
dipinge un pezzo del Muro di Berlino. Haring si occupa anche di teatro
realizzando, tra l'altro, scenografie per i balletti di Roland Petit e
Yoko Ono. Compie incursioni nel mondo della moda e del design, firmando
stoffe per la stilista Vivienne Westwood, disegnando colorate t-shirt e
orologi pazzi per la Swatch. Apre due negozi, i Pop Shop di New York e
Tokyo dove vende i suoi oggetti realizzati in serie. Per due volte, nel
1983 e nel 1989, è in trasferta in Italia: decora le pareti del
negozio di Fiorucci a Milano, poi inventa un murale permanente sull'esterno
della chiesa di Sant'Antonio a Pisa. "L'arte deve essere qualcosa
che libera l'anima, che provoca l'immaginazione e incoraggia le persone
ad andare lontano con la fantasia". Ora le sue opere sono in musei
e collezioni particolari. In videocassette è conservata invece la
sua arte "intrasportabile": i murales realizzati ai quattro angoli
del mondo, le incursioni per le strade di New York e gli esperimenti di
animazioni in cui coinvolgeva i bambini. |
Il
film
su Basquiat
La biografia
DOSSIER GRAFFITI
a cura
di ANAÏS GINORI
Graffity story
Keith
Haring
Graffiti nell'illegalità
L'Europa dei graffiti
Graffiti, quale futuro?
Vocabolario
|
|