FOLIGNO - Adesso è il terremoto dei nervi.
Dopo le case, le chiese, gli ospedali, adesso sono quelli che stanno crollando.
Dopo dodici giorni e oltre un migliaio di scosse, l'ultima, terribile,
quella dell'una e ventitré minuti di martedì mattina. "Ci
avevano detto che era finito, invece non è vero..." si disperano
le persone svegliate ancora una volta nel cuore della notte e soccorse
da medici e volontari. Ottavo grado della scala Mercalli, durata strumentale
della scossa 735 secondi, dodici minuti, la percezione fisica nelle persone
è stata di appena dodici secondi. Che sono un'eternità. È
stata la terza scossa più forte da quando è cominciato il
terremoto. Era il 26 settembre.
E ogni volta, ad ogni scossa forte, si ricomincia daccapo. Con le sirene
impazzite, le facce spiritate, i fantasmi in giro per le strade con coperte
e cuscini, la gente che fugge in macchina, gli uomini in divisa che partono
per fare i sopralluoghi in case a cui magari avevano appena dato l'agibilità,
per sfollare alloggi, alzare nuove tende, preparare calde tazze di tè.
Si ricomincia con gli attacchi di cuore, crisi di panico, svenimenti. Non
ci sono stati feriti gravi. Un uomo ha avuto un attacco di cuore a Foligno
ma è stato salvato. Nelle Marche una donna ha cercato di buttarsi
giù dalla finestra a Fabriano e altre quattro persone si sono ferite
scappando dalle case a Serravalle in Chienti. Decine e decine i ricoveri
in stato di shock.
Ci sono stati molti danni ai palazzi, alle case, la caserma dei carabinieri
di Casenove è stata abbattuta ed è crollata un'ala dell'ospedale
di Nocera Umbra. Tutto il centro storico dell'antica sede vescovile non
è più agibile. Seggio, un paese in montagna che era riuscito
a passare indenne la prima settimana, si è sbriciolato a terra in
pochi secondi la notte scorsa. Le scosse di ieri, novanta fra la mezzanotte
e le undici del mattino fra cui una dell'ottavo grado e cinque fra il quinto
e il sesto, sono state la condanna a morte per le torri da secoli simboli
fieri dei paesi e da due settimane simboli tristi di un terremoto. Come
la torre medievale di Foligno rimasta appesa sopra il municipio e ora destinata
ad essere abbattuta: sembra un castello di sabbia mangiato dal mare. E
come la duecentesca torre della Campanaccia di Nocera Umbra: era un fiero
torrino in pietra, è rimasto mozzo dopo le prime scosse, da ieri
assomiglia a uno stuzzicadenti di pietre.
Sono state chiuse le strade, la Statale 77 del Colfiorito e un tratto di
Flaminia, per non creare intralci alle squadre dei soccorsi e dei vigili
del fuoco. (Nella notte un camion dell'esercito si è ribaltato mentre
stava raggiungendo Colfiorito, e sei militari sono rimasti feriti).
Ma il danno più grosso è quello morale. "Ora basta,
vogliamo la verità su quello che sta succedendo, un giorno dicono
che è finito e il giorno dopo arriva un altro terremoto", si
lamentava la scorsa notte una donna arrivata in vestaglia al Centro operativo
misto di Foligno. Anche i sismologi dell'Istituto nazionale di geofisica
di Roma sembrano arrendersi. "Non facciamo più previsioni.
Ci sono movimenti ogni minuto - osservano Francesco Mele e Luciano Giovani
- e sono ancora possibili scosse come quella di questa notte".
I centomila colpiti dal sisma vorrebbero sapere, senza bugie né
false promesse. E i contadini si affidano alla loro scienza. "Noi
lo sentiamo venire da sottoterra, fa ouhhh, ouhhh" raccontano, spostando
avanti l'aria con le mani, tre anziani a passeggio verso Annifo, un paese
che non c'è più. È la terra malata la causa del terremoto,
"è questo caldo che non va più via e queste albe gialle
di un colore mai visto".
Il terremoto dei nervi. Perché oltre i disagi, l'aver perso tutto
o quasi, l'arrivo del freddo e della pioggia che per fortuna ieri ha lasciato
ancora po sto al sole, quella della scossa è una sequenza che difficilmente
ti levi di dosso e di dentro. Sei come chiuso in una scatola e qualcuno
fuori ti muove tutto. "Noi ci diamo da fare - raccontano tre donne
che lavano i panni alla fontana di un campo a Nocera - ma non ci capezzamo
più con tutto questo diavolerio che ogni notte ci butta fuori dalle
brande".
(29 settembre 1997) |
La
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